La Regione alla scoperta del lavoro 

Da ciò emerge che gli errori della Regione Sicilia siano stati tre: “Non è un segreto che qui la burocrazia sia lenta anche se si tratta di un male che affligge tutto il paese”- vedi il caso Lombardia durante il corona virus- “ È entrata in gioco anche la scarsa organizzazione forse dovuta al carico di lavoro considerevole rispetto alla normalità. Inoltre la trattativa sugli incentivi non è stata gestita al meglio, bisognava fare il punto della situazione sul personale addetto ai lavori senza creare disagi come lavorare al di fuori dell’orario d’ufficio.”

Non siamo invisibili e abbiamo fame

“Sono senza garanzie o tutele: chi è tirocinante non ha un vero e proprio rapporto di lavoro e questo significa non avere la possibilità di richiedere sussidi straordinari.” spiega Giulio amareggiato. “L’una tantum di seicento euro, prevista per lavoratori co.co.co e partite IVA, escludeva gli stagisti e finché non si avranno nuove disposizioni dal governo, i tirocinanti continueranno ad essere trattati come degli invisibili, ma anche gli invisibili hanno bisogno di mangiare.”

Effetto Karoshi

Il lavoro in Giappone è valutato secondo la quantità e non secondo la qualità. Le promozioni non dipendono dai meriti, ma dall’età e dagli anni di servizio. In media si lavora dodici ore al giorno, di solito tutte di seguito. Un mare di sacrificio e di conformismo. La morte per troppo lavoro in Giappone ha un nome preciso: “karoshi”.

E la fabbrica? La portiamo in tasca.

“Ma sei libero, puoi scegliere tu quando lavorare”. Immaginate una fila di persone che aspettano davanti un cancello, tante mani alzate la mattina presto e uno col cappello che fa entrare i primi lì davanti: questo si chiama caporalato! “E il padrone?”, il padrone è quello che possiede l’applicazione.

Cowboys metropolitani

Secondo Elisa Pagliarani il rider è un cow boy che porta il bestiame al pascolo in una terra senza legge. “In Italia la normativa in merito alle tutele dei collaboratori presenta alcune lacune”, diceva in groppa al suo cavallo il capo di Glovo Italia alla Stampa, a fine aprile. Giulia Druetta risponde: “Non esiste un vuoto normativo, perché gli strumenti per inquadrare il lavoratore autonomo con delle tutele ci sono: c’è il contratto di lavoro intermittente, c’è l’articolo 2 del Jobs Act sulla eterorganizzazione. I contratti a collaborazione occasionale sono applicati per mera volontà padronale per sfruttare la manodopera e risparmiare”.

La poesia per continuare a lottare

Grazia, ex-educatrice dell’ODA (Opera diocesana assistenza) di Catania, è stata licenziata dalla fondazione nell’estate del 2018 dopo aver rilasciato un’intervista in cui denunciava l’ennesimo ritardo negli stipendi. Oggi riparte dalla poesia, raccogliendo tutto ciò che in questi anni ha scritto e che ha deciso adesso di rendere pubblico.

La paura di lavorare

“ODA è la chiesa vicina a chi soffre” recita il sito internet della fondazione diocesana catanese. Tra le persone che soffrono anche i lavoratori: tra licenziamenti, provvedimenti disciplinari e chiusure di interi settori.

Attenti all’O.D.A.

L’ODA, “Opera Diocesana Assistenza Catania”, gestita attualmente dall’avvocato Adolfo Landi, è in crisi da diversi anni. Oggi si parla di risanamento, ma i lavoratori continuano a soffrire un clima difficile. Le armi sono il provvedimento disciplinare, il licenziamento o, per i più fortunati, il trasferimento.