Pietraperzia, un paese al centro geografico e mafioso della Sicilia

Nel pieno silenzio e buio della notte, i lampeggianti delle auto dei Carabinieri ed il rumore di un elicottero svegliano un paese addormentato, economicamente e culturalmente. Poche ore dopo, oltre il canale della Manica, un messaggio sveglia anche me: “21 persone stanotte in paese”. Non mi servono altri dettagli per capire: l’ennesimo blitz antimafia nel mio paese di origine, Pietraperzia; un comune di circa 7.000 abitanti nella provincia di Enna e con una posizione strategica fra quest’ultima e quella di Caltanissetta.

L’antimafia fasulla e quella vera

C’è una manifestazione antimafia: che migliore occasione? E subito si fionda in prima fila, appena dopo lo striscione. Ma purtroppo per lui, non è una delle manifestazioni “antimafia” del Gran maestro, ma antimafia vera, i Siciliani giovani addirittura. Una signora lo riconosce e garbatamente gli chiede che faccia là. Lui dà in escandescenze. La gente comincia a voltarsi, don Ciotti lo guarda perplesso, qualche ragazzo comincia a fare “Razzista! Via di qua!”. Lui imbestialisce, si lancia, arrivano i poliziotti e, urlante e scalciante, se lo portano via.

Totò bacia ancora

In alcuni quartieri di Catania e Palermo la condanna penale e l’esecuzione della pena non è motivo di vergogna ma di orgoglio, una spilla al petto, una cicatrice che fa guadagnare rispetto.

Cuffaro è tornato all’ARS tra gli applausi e qualche coro di dissenso. Non è il primo criminale che vi fa ingresso, non è l’unico, non sarà l’ultimo.

La falsa antimafia

La direzione investigativa antimafia della Procura di Catania ha arrestato questa mattina il noto massone Corrado Labisi, titolare dell’istituto Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati che svolge attività di riabilitazione e integrazione di soggetti disabili. Nel premio di sua invenzione, intitolato ai magistrati uccisi dalla mafia, ogni anno premiati giudici, esponenti delle forze dell’ordine e delle istituzioni.

Il Giardino di Scidà, bene confiscato alla mafia. Come sono stati spesi tutti i soldi raccolti.

Il dettaglio di tutte le spese effettuate per mettere in sicurezza e ripulire il Giardino di Scidà, bene confiscato alla mafia e affidato a I Siciliani Giovani, Arci, Gapa e Fondazione Fava.  Ogni singolo centesimo donato può essere visto, toccato con mano, entrando al Giardino di Scidà. Come promesso, abbiamo speso con estrema attenzione tutti i soldi donati. Adesso che devono iniziare le attività, in locali finalmente sicuri e accoglienti, abbiamo bisogno ancora di tutto il vostro sostegno.

9 maggio 2018

Come ogni anno si ripropone l’eterna questione di non ridurre Peppino a un santino, a una icona da inserire nel pantheon degli eroi antimafia. Come ogni anno si ripropone il problema di una identità di Peppino negata dall’immagine che ne hanno dato i mass media o i film su di lui e su Felicia.

Quei beni confiscati che nessuno toglie alla mafia

A Catania le Istituzioni non riescono a gestire il patrimonio confiscato alla mafia, che rimane spesso nella disponibilità dei mafiosi. Ci sono gli appartamenti al pian terreno confiscati, assegnati al Comune, e utilizzati dalle sentinelle dello spaccio, c’è un bar confiscato irrevocabilmente nel 2016, affidato al Comune di Catania e ancora in mano a chi lo gestiva prima del sequestro.

“Eppur si muove”

Gli studenti del Galilei. A Catania un gruppo di studenti che voleva restare a scuola per fare assemblee (fra l’altro, sulla criminalità mafiosa) è stato bloccato dalla preside, che ha chiamato la polizia.

Quale antimafia?

“Contro l’antimafia”, non può che piacere ai mafiosi, ai quali alcune forme d’antimafia hanno dato fastidio, hanno arrecato danni d’immagine, hanno fatto cambiare modi di pensare che sembravano immutabili, hanno rovinato alleanze politiche e gestione dell’economia, mai messe in discussione in passato. Certamente piacerà a tutta l’altra massa di siciliani spettatori, che, in fondo all’anima sperano che tutto si sistemi e che torni come prima, quando la mafia era onnipotente.