venerdì, Marzo 20, 2026

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Branca, Branca, Branca…

Tra non molto Catania resterà senza squadra di calcio e pure senza giornale. La squadra, fondata nel 1946, è in fallimento. Il gruppo industriale e finanziario di Nino Pulvirenti, proprietario della società sportiva, è in bancarotta, col fiato sul collo di creditori, lavoratori e magistrati. Non se la passa meglio il giornale La Sicilia, che a causa delle spregiudicate amicizie dell’editore Mario Ciancio è riuscito a mantenere il monopolio della carta stampata in Sicilia orientale, ma non le vendite. Il gruppo Ciancio ha già annunciato la liquidazione dell’altro giornale di sua proprietà, la Gazzetta del Mezzogiorno. Nel frattempo nella città in fallimento, elegantissimo, con la medaglia di Cavaliere di Gran Croce al petto, rientra in scena l’avvocato Vito Branca.

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-rete-AperturaFotografiaInchiesteIntervistePeriferie

Prove napoletane di sommovimento

La quarantena e le misure di contenimento imposte ai cittadini sono elementi che vanno a sommarsi alle profonde diseguaglianza già esistenti, seppure generalmente ignorate ed occultate. Le iniziative solidali di città come Napoli hanno avuto questo come principale merito, restituire visibilità a coloro di cui questo paese colpevolmente si dimentica. Ora, che lentamente torniamo alla quotidianità, è tempo di chiederci cosa possiamo fare affinché chi vive ai margini della società non sia condannato all’invisibilità. Oltre ad offrire tutto il supporto materiale, è tempo di pianificare ma senza essere ingenui.

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Diario della fase uno

Questo volumetto è il contributo delle giovani redattrici dei Siciliani – la quinta generazione del giornale fondato da Giuseppe Fava – alla libera informazione in un momento difficile del nostro popolo. Difficile, ma affrontato in complesso con spirito di disciplina e di solidarietà. Certo, fra molti mugugni, che non vanno però confusi con l’irresponsabilità di coloro che, per carriera politica o per semplice vanità, di questo drammatico momento non hanno colto che l’occasione di mettersi in mostra o con un eccesso di critica o con un eccesso di autorità.

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Venticinque passi

Una targa di marmo, sui muri della casa natale, ricorda il sacrificio di Graziella Giuffrida. Sul lato opposto della piazza, una fila di case confiscate alla mafia. Abbandonate dopo anni dalla confisca. Il Comune non si decide ad assegnarle alle associazioni. Ancora troppo forte il potere del clan Santapaola. Tra l’eroico coraggio e la violenza mafiosa, a San Cosimo, ci sono appena venticinque passi.

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-rete-AperturaGiornalismo

Primo aprile in ritardo

Sostegni economici giornali indispensabili contro derive fake news” “Ora più che mai i sostegni economici all’editoria sono necessari perché quando l’informazione  è professionalizzata si rivela un presidio di garanzia contro ogni deriva, a cominciare dalle fake news che producono danni enormi nella vita sociale quotidiana e infestano il sistema di diffusione delle notizie.

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Caso Ciancio, parla Zuccaro

MARTEDI’ 31 MARZO ALLE ORE 16,00 DIBATTITO SUL CASO CIANCIO IN DIRETTA SU FACEBOOK E TWITCH

“Contiguo con Cosa Nostra”, ma questo non è reato. E’ la tesi del provvedimento con cui la Corte d’Appello ha restituito i beni sequestrati al discusso imprenditore catanese Mario Ciancio, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa: amico dei mafiosi, secondo la Corte, ma “non pericoloso”. Abbiamo chiesto un pensiero in merito al Procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro.

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Questa stagione

La stagione  del  “coronavirus”,  con il suo intreccio di vicende drammatiche entro  una stagnazione greve e  vischiosa, non aiuta le riflessioni  con distacco emotivo. Tanto più  se si hanno – come nel mio caso – più di 80 anni, cioè un’età che colloca “ di diritto” nel novero dei candidati  più esposti all’esito nefasto della malattia. Con il problema di conciliare la massima “memento homo qui pulvis es…” con la crescente sensazione  di  poter essere alla  fin fine considerati da qualcuno   come una zavorra a perdere senza rimpiangerla più di tanto…

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-rete-AperturaCronaca

“Evviva, il Gapa chiude!”. “Tié!”

Il Gapa, a Catania, non è una cosa “simpatica”, non lo è mai stato. Non è un circolo di dibattiti, non porta i ragazzini a fare i giri turistici, non è perbenino e “ragionevole, non fa finta che san Cristoforo sia un quartiere di Stoccolma. Conosce le tragedie, affronta la realtà e sa di chi è la colpa – politici mafiosi, milionari mafiosi, assassini mafiosi – e li combatte. Perciò non è simpatico a quelli che comandano la città.

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Ragazzi di Librino

Tre morti in dieci giorni, un bollettino di guerra. Ma per loro nessuno dichiarerà il lutto cittadino. Sono le ultime ruote del carro, indifendibili ladruncoli. Qualcuno penserà persino che se lo siano meritato. Dichiararli colpevoli delle loro terribili morti sarà per chi governa l’unico modo per autoassolversi. Ma nessuno potrà tacere la sofferenza di una parte di città costretta a vivere nel degrado sociale, culturale, economico.

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