Un paese normale

Barbari, nord e sud, sardine e tutto quanto

Nord e Sud. Al nord il decennio è finito a Sondrio, ridente cittadina alpestre, dove al locale ospedale i medici non sono riusciti a salvare una bimba di cinque mesi ricoverata d’urgenza. La madre si mette a urlare e a piangere disperatamente. E gli altri ricoverati la scherniscono: “Ma fatela stare zitta!”, “Basta con ‘sti riti tribali!”, “Silenzio, scimmia!”. La povera donna è nigeriana, e quindi insultarla è normale.

Al sud è finito a Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria; anzi in una località ignota dove un’adolescente violentata segretamente vive, protetta dalla polizia, per salvarsi dalle minacce e dagli scherni dei compaesani. “Si sono messi tutti con gli stupratori – sussurra il padre – Loro liberi in giro per le strade e noi qui, nascosti”. Il capo degli stupratori è il figlio del boss del paese e questo, nella normalità di Melito, spiega tutto.

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Ehi, ma non siamo a febbraio? Che c’entrano ‘ste storie dell’anno scorso? Perché non pensi ai cantanti, al festival e alle dichiarazioni, alle cose di ora? Il fatto è che le cose di ora, nel Paese Felice, durano molto poco. Nel giro di pochi giorni son digerite, entrano nell’abitudine e restano a farne parte tranquillamente, senza che ci si pensi più. Sono “normali”.

La cosa più importante di tutte, nei medioevi – e questo evidentemente è un medioevo – è di segnare pazientemente i confini della “normalità”. Nei paesi civili – ad esempio – gli abitanti si chiamano cittadini, hanno dei diritti, son chiamati col “lei”, votano addirittura ogni tanti anni. Qui, uno su dieci, no: vota solo chi è chiaro di pelle eppure questa elezione – chiaramente incivile – vale lo stesso.

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L’elezione appassiona moltissimo questo paese, quasi quanto Sanremo o il campionato. L’ultima volta, guarda un po’, ha messo interesse persino a me; il che è strano, perché io so benissimo che i veri governanti (i Cianci, i Benettoni, i Messina i Denari, e compagnia bella) non li vota nessuno. Però in questo caso si trattava di Bologna, la capitale civile, su cui le colonne fasciste si concentravano ferocemente sghignazzando e urlando. Io – ora posso dirlo – lì a votare ci sarei andato, e avrei votato per chiunque, buono o cattivo, fosse contro l’invasor. L’idea è venuta in mente pure a tanti ragazzi di lassù, che si sono riuniti, si sono scelti un nome (buffo) per distinguersi e hanno cacciato i barbari dalla loro terra. Bello. Il passo successivo è stato di allargarsi fuori, di trovare altre imprese e cose utili da fare e di chiamare gli altri a dare una mano.

Ed è sempre così: si comincia a Torino e si fa il Sessantotto, si comincia a Palermo ed eccoti la Pantera, si comincia a… Basta, queste cose nascono sempre in posti piccoli e per poco e si allargano svelte a tutto e per tutto quanto; la fata Cambiamo-tutto svolazza allegramente sopra di loro e ciò che era normale appare fulmineamente stupido e infelice, e ciò che era strano possibile e normale.

Purtroppo, oltre che le fatine simpatiche e ridenti, nel cielo s’affaccia ben presto anche un puntino nero: s’avvicina, s’abbassa, fa cerchi sempre più stretti sopra la folla dei ragazzi che, intenti alla loro allegria, neanche ci fanno caso.

E’ la Brutta Strega Cattiva, il cui nome è Politikè Politikànt. “Sei un vip! Un lìder! – sussurra alle fanciulle e ai giovinetti – Sei una persona importante! Parla con gli altri vip e lìder! Che aspetti?”. E ahimè gli ingenui (noi speriamo che siano ingenui) giovinetti e fanciulle non cacciano la fattucchiera ma per un istante le danno ascolto.

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Questa vita “normale” non è normale affatto. Catania non è più Catania, nè Roma e Milano sono Milano e Roma: sono città diverse da quelle che abbiamo vissuto prima. Sono Berlino Est, sono Johannesburg o Norimberga, sono luoghi di Weimar in procinto di farsi Reich. Non per forza così: è ancora possibile uscire da questo film orribile e tornare nel nostro mondo; ma bisogna svegliarsi, stropicciarsi gli occhi, scuotersi dalla “normalità” fasulla, tornare persone reali. “Normalità”, in un posto come San Cristoforo o Verona o Scampia, significa radunare i giovani e gettarli alle fauci dell’autodistruzione e dell’orrore. Chi questa “normalità” non la denuncia, ogni giorno e ogni volta e a gran voce, tradisce quei giovani e aiuta la loro distruzione.

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