Partinico, le associazioni che gestiranno beni confiscati alla mafia

beni partinico

Espletata questa graduatoria adesso si attendono i decreti di assegnazione, che dovrebbero prevedere anche gli anni in cui è data la concessione e gli obblighi delle associazioni di presentare bilanci e di svolgere le attività per le quali hanno ottenuto il bene. Con l’auspicio che quanto sequestrato ai mafiosi ritorni davvero ai cittadini e non diventi l’angolo e la bottega personale di qualcuno.

La “legalità” che viola i diritti umani

foto Mario Spada

La Procura della Repubblica il 17 luglio scorso ha notificato a un numero imprecisato di famiglie un’ordinanza di sgombero che prevede la liberazione dell’area di Cupa Perillo entro l’11 settembre, ha posto sotto sequestro le aree, in particolare sotto la linea dell’asse mediano, e il giorno seguente ha provveduto all’abbattimento di diverse baracche ritenute erroneamente disabitate. Tradotto: alcune famiglie che la mattina si erano allontanate per andare a lavorare, sono tornate e non hanno più trovato la casa.

“Nave nera? Prrr!”

foto Alessandro Romeo

E i nazi non sbarcarono a Catania Giorno di festa per la flottiglia antirazzista, la vittoria è giunta senza nemmeno dover incrociare i remi con i nazi-pirati della C-Star. La nave dei “difensori dell’Europa ariana”, dopo tante grida di “all’arrembaggio” […]

Operazione antimafia Beta a Messina

campetto sportivo a Fondo Fucile - fonte caritasdiocesanamessina.it

Silenzio, silenzio, silenzio. A Palazzo Zanca nessuno è disponibile a rilasciare una sola parola su uno degli stralci più controversi dell’ordinanza di custodia cautelare della DDA di Messina relativa all’operazione antimafia Beta che ha colpito i “presunti” uomini-guida della cellula criminale messinese strettamente legata alla famiglia di Cosa nostra dei Santapaola.

I nuovi senzacasa di Catania

Fazio Cono -01

Il 26 febbraio di quest’anno un’esplosione alle due notte in via Francesco Crispi 103 ha svegliato tutti. Un edificio sventrato dalla deflagrazione di una bombola del gas. I danni provocati sono stati tanti e a distanza di cinque mesi ancora non ci sono soluzioni per chi in quella notte ha perso tutto.

Comunicato della redazione

giardino di Scidà

Una busta contenente una copia dei Siciliani giovani e minacce di morte è stata recapitata nel pomeriggio del 19 luglio alla sede del giornale a Catania.

Le minacce erano specificamente destinate al responsabile della redazione catanese, Giovanni Caruso, che pochi giorni prima, presentando il giornale, aveva annunciato l’acquisizione di beni confiscati alle famiglie mafiose catanesi.

Sono in corso le indagini. Non si esclude la non casualità della data.

Napoli – Verità e giustizia per Ibrahim

ibrahim foto giulio piscitelli

Si dispongono dietro tre striscioni, prendendo a turno la parola al megafono e urlando la loro rabbia, per lo più in francese. “Basta razzismo”, è tuttavia il coro secco, più frequente, che parte dalla pancia del corteo. Un tizio un po’ agitato urla qualcosa riguardo Allah, ma viene allontanato bruscamente “Qui abbiamo un problema!”, gli grida uno dei rappresentanti della comunità senegalese. “Ci lasciano morire per strada come i cani, non c’entra niente, adesso, Allah!”.

Mafia a Messina: riprese le udienze del processo Torrente

Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, fonte web

È ripreso il 3 luglio davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, il processo Torrente che vede imputati il chirurgo Salvatore Lopes, ex sindaco del Comune di Furnari, Tindaro Calabrese, personaggio di spicco della famiglia mafiosa dei barcellonesi, il controverso collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, la sorella Vincenza, gli imprenditori Arcidiacono Leonardo, Sebastiano Geraci e Roberto Munafò. Sullo sfondo le elezioni amministrative del 2007

La Marcia per la giustizia. Un nuovo inizio per la Turchia?

foto Delizia Flaccavento

Kılıçdaroğlu non si è fatto intimidire e ha continuato. Se all’inizio lo scetticismo sull’efficacia della marcia era diffuso, chilometro dopo chilometro, in un caldo torrido, il Gandhi turco, come è sovente chiamato in patria per via della somiglianza fisica con il mahatma, ha finito per essere accompagnato da migliaia di persone dalle idee politiche molto diverse ma determinate a chiedere giustizia per tutti.

Bavaglio sul processo a Telejato

foto Pietro Marino

Il 19 luglio, nell’anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, il tribunale di Palermo terrà la prima udienza relativa ai rinviati a giudizio dell’operazione Kelevra, cioè Maniaci e altri nove imputati. Questi nove sono sotto processo essenzialmente per estorsione mafiosa, l’intenzione di chi dirige le operazioni della procura è chiara: Maniaci va trattato come mafioso e omologato ai mafiosi sotto processo. A questo si aggiunge all’emittente Radio Radicale non è stato dato il consenso di registrare il pubblico dibattimento. Che cosa si vuole nascondere? Di che cosa ha paura il tribunale di Palermo?