Amazon batte moneta

Annunciata una moneta elettronica per acquistare (nell’App-Shop) prodotti per Kindle Fire su Android. Dal 25 aprile negli Usa gli sviluppatori di applicazioni e giochi verranno pagati anche in Amazon Coin 

E’ una svolta epocale. Stiamo parlando di miliardi di dollari l’anno. Apple, per bocca del suo Ceo Tim Cook, alla conferenza di “Goldman Sachs’ Technology and Internet” del 12 febbraio, fra i numeri di cui ha fatto vanto dell’ultimo bilancio, ha citato gli 8 miliardi di dollari elargiti nell’ultimo anno agli sviluppatori delle 800 mila App del suo store. Un miliardo di dollari solo nell’ultimo mese. Amazon lascia agli sviluppatori il 70 per cento dei guadagni, che ora verranno parzialmente pagati in Amazon Coin.

“In termini macroeconomici, – scrive l’Economist – si può pensare a questo programma di aggressiva espansione monetaria per stimolare l’economia del Kindle Fire. Spedendo un elicottero a lanciare Amazon Coin ai possessori di Kindle, Amazon spera di incrementare il consumo di contenuti per Kindle Fire. Non per aumentare il consumo di per sé, ma perché la maggiore domanda di contenuti che ci si aspetta dovrebbe stimolare gli investimenti di aziende terze per sviluppare contenuti Kindle”.

Un colpo d’occhio all’ecosistema – viene chiamato così l’insieme di servizi e prodotti che una multinazionale hitech offre – Amazon mostra fin dove la multinazionale potrebbe spingersi senza alcuna fatica.

Qualche esempio? Programmi come Affiliate (percentuale di guadagni sui prodotti Amazon commercializzati attraverso il proprio sito), Marketplace (vendere prodotti nuovi o usati, tipo eBay, poggiandosi sulla logistica di Amazon), TradeIn (prodotti usati venduti ad Amazon stessa in cambio di buoni acquisto). In futuro Amazon potrebbe persino permettere – ne ha un brevetto – la vendita di prodotti usati digitali.

Amazon è anche casa editrice, con Kindle Direct Publishing. Fa parte – dice qualcuno – di un futuro con meno librai, meno editori e grandi quantità di “scarti”, facilmente disponibili sul nuovo Kindle.

“Se siete alla ricerca di una società che racchiude in sé la nausea dell’effimero di questa economia – prosegue l’Economist – non si potrebbe fare meglio di Amazon. Si tratta di una società il cui core business iniziale (che ancora vale un terzo del suo fatturato) è vendere “media” (supporti), cioè proprietà intellettuali (IP), che, come il denaro e le aziende stesse, non è altro che un’ utile finzione legale. In un primo momento Amazon ha venduto IP soprattutto spedendo fisicamente i supporti dove tale IP è ospitato (libri, cd), ma si può sempre più fare a meno della parte fisica. Il mercato ritiene Amazon incredibilmente importante, anche se non guadagna praticamente profitti. E Amazon ora vuole fornire l’IP che vende in parte in cambio di “moneta virtuale”, che è la mimesi più sconcertante di tutte, sia su Amazon o in qualsiasi altro gioco, mercato, piattaforma, società … qual è la differenza?”.

Il titolo – fin troppo significativo – dell’articolo è “Valore e mondo virtuale: Amazon Coin contro un trilione di dollari”. In effetti, l’Economist ci va giù pesante: Amazon “è come i conquistadores spagnoli nell’indifesa economia di oggi”.

Il Corriere, in Italia, dopo un articolo scettico si lascia andare nelle ultime righe a un desolato: “Col successo della nuova moneta i vantaggi sarebbero enormi e si verrebbe a creare un’economia proprietaria da cui sarebbe difficile uscire e da cui soprattutto non uscirebbero mai più i dollari immessi.”

Appena un anno fa il presidente di Google, Eric Schmidt, a una domanda precisa rispose che la sua compagnia stava per creare una propria moneta, che ne avevano già coniato il nome – “Google Bucks” – ma il progetto era stato momentaneamente accantonato per supposti problemi legali negli Usa.

Siamo alle prime schermaglie della battaglia o, come dice l’Economist, la guerra è già iniziata? 

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