Tempo e mafia: i nemici di Expo

Expo e organizzazioni criminali. Expo e cor­ruzione. Gli ultimi mesi, la fase finale. Le linee guida della prefet­tura per contrastare le ditte colluse

Manca poco. Ancora qualche mese e poi sarà Expo 2015. Siamo alla fase ac­celerativa. L’ultima. Quella che serve a operai e società edili a completare gli ultimi lavori in cantiere. Come il padi­glione Italia, alcuni dei padiglioni tema­tici e altre strutture interne al sito. Mentre si stanno, invece, avviando le consegne delle aree ai partecipanti este­ri, a cui seguirà ancor più intensa fase di costruzione, acquisizione di beni, ser­vizi e forniture, con un aumento espo­nenziale dei contratti.

A passo con quest’ultima fase di lavori, anche il controllo antimafia. La prefettura, la Direzione Investigativa Antimafia, il Gruppo Interforze Centrale per l’Expo (GICEX) e le altre forze di polizia territo­riale, si preparano ad intensificare le atti­vità di controllo per l’accesso ai cantieri.

L’infiltrazione mafiosa

Quest’ultima fase, però, richiederà mag­gior attenzione. Non solo perché l’incre­mento di lavoro e l’aumento dei contratti sono, senza dubbio, elementi fa­vorevoli all’infiltrazione mafiosa, ma an­che perché la rincorsa sfrenata degli ulti­mi mesi per il completamento dei lavori potrebbe porta­re a qualche svista. A qual­che errore di percorso.

Così il binomio Expo 2015 e organizza­zione criminale ritorna ed essere oggetto di discussione a Roma. In Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Fenomeno delle Mafie, infatti, lo scorso 15 maggio il prefetto di Milano Francesco Paolo Tron­ca ha voluto, fin da subito, ribadire il pro­prio impegno nell’antimafia.

“Priorità di Milano, ora più che mai, sarà quello di combattere le associazioni mafiose su più fronti, con un’efficace ag­gressione dei loro interessi economici, im­pedendo con­cretamente alle ditte colluse e infiltrate di poter accedere a fondi pubbli­ci attraverso l’affidamento di lavori, servi­zi e forniture. I controlli si devono intensi­ficare. E per farlo dobbiamo modificare alcune linee guida”.

Molti controlli avviati a lavori iniziati

In questi ultimi anni, infatti, si è avuta la sensazione che la creazione di presup­posti giuridici e di strumenti con­creti per lo svolgimento dei controlli mi­rati e spe­cifici abbia dovuto più inseguire che ge­stire gli eventi.

Infatti, come ripor­tato in Commissione, molte delle attività di controllo sono state avviate a lavori ini­ziati.

Ciò è spiegato dal fatto che la normati­va del Codice Antimafia consente l’obbli­go di stipula del contratto dell’azienda vincitrice della gara di appal­to, una volta decorso invano il termine or­dinario di 45 giorni oppure di 15 in caso di urgenza, permettendo, così, l’ingresso in cantiere senza che vi sia in molti casi un primo va­glio di controllo ai fini anti­mafia. Colpa, forse, delle longeve modali­tà procedurali e dalle troppe pratiche in corso. Tuttavia, non può la burocrazia sof­focare il control­lo antimafia e spalancare le porte dei can­tieri alla ‘ndrangheta.

Controlli e tempi di realizzazione

Come, quindi, coniugare al meglio l’esi­genza di garantire un controllo raffor­zato ed efficiente con i tempi di realizza­zione delle opere? Una risposta Milano ce l’ha. Si è proceduto, infatti, ad adottare fin dal­lo scorso ottobre 2013, per i controlli anti­mafia sulle opere Expo, la modalità così detta speditiva di rilascio delle infor­mazioni antimafia. Questa soluzione, se­condo la prefettura, oltre ad essere utile a smaltire un’ingente quantità di pratiche arretrate, è risultata funzionale a consenti­re l’ingresso nei cantieri alle sole imprese che avevano già superato un primo con­trollo rilasciando una liberatoria provviso­ria. Ciò ha consentito di emettere le libe­ratorie per 346 imprese, corrispondenti a circa il 35% delle pratiche arretrate.

Tuttavia, questa modalità speditiva non è stata sufficiente per la società Expo che, lo scorso mese, ha sollevato, ancora una volta, alcuni problemi legati princi­palmente al tempo di ingresso degli appal­tatori e dei subappaltatori.

Nuovo modello procedurale

È stato, quindi, delineato un nuovo mo­dello procedurale per l’applicazione dei controlli antimafia, che ha coniugato la ri­chiesta di semplificazione evidenziate dal­la società Expo con l’esigenza di non ab­bassare il livello dei controlli.

Un’innovazione così presentata in Commissione dal Prefetto Tronca: “Le so­luzioni intraprese consentono di centraliz­zare, ugualmente, l’attività di controllo speditivo presso la prefettura di Milano e la possibilità della DIA di concentrare la sua attenzione sull’attività di accesso ai cantieri. Il tutto in ottica degli impegni as­sunti dal Ministero degli Interni con la sottoscrizione del piano di azione Expo Milano 2015 mafia free.

E’ un piano che vuole favorire la neces­sità di integrazione tra i controlli soggetti­vi e quelli di carattere ambientale.

Così facendo verrà potenziato il con­trollo sui cantieri, possibile solo grazie al contributo di un aumento dei gruppi inter­forze e dell’utilizzo di piattaforme infor­matiche, ideate per assicurare la continui­tà del la­voro nell’attività di analisi dei dati”.

Fase finale

Oggi siamo alla fase finale, quindi. Quella accelerativa. Quella in cui non è più concesso cambiare linee giuda e intro­durre nuovi provvedimenti.

Ora le leggi ci sono. Sono chiare. Le idee pure.

Iniziare a fare i conti con la realtà

Sono state spiegate e revisionate in Commissione. Ora c’è solo il tempo di metterle in atto. E per farlo bisogna ripar­tire. Come?

Iniziando a fare i conti con la realtà. Quella che più volte ha dimostrato che la ‘ndrangheta c’è. Da anni ormai è osserva­trice speciale nei cantieri dell’Expo. La corruzione pure, inutile negarlo. Il tempo, invece, no. Di quello ne è rimasto poco.

C’è solo il tempo di limitare i danni e, per riuscirci, bisogna agire ora. C’è solo il tempo per correre una breve gara. Contro i lavori incompiuti e conto la mafia. A cui la prefettura e gli altri organi antimafia sono costretti a partecipare e a vincere. Le parole, oggi, non bastano più.

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