Se fossi un architetto

I bambini del quartier Jungi reinventano la “piazzetta”

Se fossi un architetto - 01

Jungi, quartiere di periferia di Scicli (RG), sono le cinque del pomeriggio.

È già buio, ma in piazzetta ci sono ancora una decina di bambini, con la poca illuminazione che arriva dalla strada principale, che passa dietro il quartiere.

Stanno giocando a ”fare il telegiornale”. Monica, di otto anni, e Micael, di sei, sono i presentatori, hanno come microfono un ombrello nero e litigano per chi dei due deve tenerlo mentre parlano. Si rivolgono alla videocamera che Federica, nove anni, finge di avere, tenendo le mani incurvate in aria. “Buona sera signori e signore questo è il telegiornale delle cose belle”, inizia Micael, ma Monica subito lo riprende, sorridendo dove dovrebbe esserci la videocamera e lanciando al “collega” un’occhiataccia: “veramente siamo a Striscia la notizia”. Dopo un breve battibecco su quale sia il nome del telegiornale, Monica e Federica iniziano con le notizie “siamo a Jungi, in piazzetta, e stasera abbiamo con noi Simona e Carla, due architetti molto famosi”. Si avvicinano una ragazzina di quattordici anni e una bambina di sei, gli altri bambini rimangono a seguire la puntata aspettando di poter intervenire. “Loro hanno costruito questa piazzetta e oggi ci faranno fare un giro turistico”.

Adesso Monica, a voce bassa, ricorda a Federica di inquadrare bene il muretto. “Ecco, questo è il muretto!”. Da dietro Giorgio, dieci anni, grida: “architetto, perché il muretto non lo coloriamo di azzurro, così tutte le scritte si levano?”.

Così tutti bambini iniziano a girare per la piazzetta, ognuno indicando qualcosa e chiamando l’architetto, che corre dietro tutti. “Di qui ci sono dei vetri rotti, ci sono sempre in piazzetta, quest’estate mi sono tagliata perché avevo i sandali e li ho pestati” dice Federica. “E l’aiuola è tutta rovinata, ci sono le spine e ci sono i sacchi di plastica” grida Carla dall’altro lato della piazzetta, “invece le aiuole dovrebbero avere i fiori ed essere belle pulite”.

“Uno sulle panchine neanche si può sedere, mancano i pezzi, sono scomode e tutte schifiate”, fa notare Sara, di sei anni. Monica, invece, indica che nella ringhiera, tutta arrugginita, mancano dei paletti, proprio quelli che danno sulle scale. “Un sacco di volte i maschi si appendono qui (indica lo spazio tra un paletto e un altro, grande perché nel mezzo ne mancano due) e dondolano, e rischiano di cadere dall’altro lato, sulle scale”. “E poi è lurida, la piazzetta, qui non siamo a Striscia la notizia, cari telespettatori, ma a Striscia la sporcizia”.

Se fossi un architetto - 02Poi il gioco prende un’altra piega: l’architetto Simona con un foglio e una matita chiede a tutti che cosa vorrebbero nella piazzetta. Un momento di silenzio, poi ogni bambino inizia a esprimere un desiderio sulla piazzetta iniziando con ”sarebbe bello che…”. Le voci si sovrappongono, ognuno ha idee, desideri, bisogni. I bambini iniziano a spingersi tra loro per mettersi davanti alla videocamera e poter dire cosa loro vorrebbero.

Sarebbe bello che ci fossero dei giochi per noi bambini, uno scivolo, ad esempio. Anche perché quando Giorgio non vuole che usiamo il suo pallone, non so mai come giocare.

(Micael, sei anni)

Sarebbe bello che il parco giochi fosse più vicino, perché la mamma non vuole che ci andiamo, è troppo lontano, e dice che ci sono le siringhe per terra. E che non fosse tutto distrutto.

(Giorgio, dieci anni)

Sarebbe bello che la piazzetta fosse pulita, così quando voglio disegnare con i gessetti per terra,

non devo prima dare calci alla spazzatura per tirarla via.

(Sara, sei anni)

Sarebbe bello che ci fosse un recinto attorno alla piazzetta, così non entrano i cani randagi mentre siamo in piazzetta e non dobbiamo scappare, e i ragazzi con i motorini non entrano a farsi i giri dove noi vogliamo giocare.

(Monica, otto anni)

Io ci voglio una piscina, nella piazzetta, e un pratino verde con i fiori e le foglie sugli alberi.

(Carla, sei anni)

In un’altra piazzetta del quartiere Jungi, i bambini fanno il gioco del “sarebbe bello che…” attraverso i disegni. “Oggi abbiamo fatto finta di essere dei pittori”, racconta Germana, otto anni, “e abbiamo disegnato la piazzetta”.

Nei disegni dei bambini la piazzetta è colorata, c’è un sole che sorride e ci sono dei bambini che giocano. Non c’è la spazzatura che rotola ai lati, non ci sono i pezzi di vetro e le mattonelle rotte, non ci sono le erbacce che spuntano, e la ringhiera non è arrugginita e mancante di pezzi, è tutta intera e colorata.

“Io la ringhiera l’ho colorata di verde, nel mio disegno, perché è il mio colore preferito” spiega Gabriel, nove anni “e se io fossi un architetto nella piazzetta ci metterei uno scivolo, ci metterei un grande recinto con un cancello”.

Clara, invece, ha cinque anni, e nel suo quadro ha messo uno scivolo e delle panchine per le mamme, “perché così mentre noi giochiamo loro hanno un posto dove sedersi e stare con noi – poi alza la testa – a me la piazzetta piacerebbe così.

Fatto dai bambini sembra molto semplice: quello che manca viene aggiunto con il pennarello e su ogni persona c’è un sorriso largo. Ogni cosa ha una funzione: la panchina per le mamme, il cancello per non fare entrare i cani randagi, i giochi per i bambini, e ognuno è soddisfatto, ognuno ha ciò di cui ha bisogno. Semplicemente, le cose si fanno perché servono e c’è attenzione a tutti.

Riprendendo una citazione già usata: per sapere cosa serve in una città, chiedilo ad un bambino.

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