La scala dei grigi

di Emanuele Liotta

Corre sulle storie di Instagram la paura di Meloni e Salvini.

«Sono donna, atea, universitaria e queer, tutte cose che la destra vuole attaccare e contro cui fomenta odio»; Roberta ha vent’anni e ha le idee chiare: la destra sovranista di Meloni e Salvini preoccupa «perché i malati di intolleranza si sentiranno legittimati dal Governo ad odiare e ad aggredire».

Alla domanda sul perché spaventi l’idea, la sola idea, che la corrente più retrograda del Paese possa vincere le elezioni del 25 settembre, le risposte sono molteplici, e bruciano tutte come lame di coltello: «economicamente non sto bene e temo che le poche risposte che già ci sono verranno eliminate, visto che parlano di togliere il reddito di cittadinanza» e « ho paura che misure come la flat tax aumenteranno lo stato di necessità di molti a favori di pochi»; così rispondono in un video un gruppo di ragazzi su Instagram; «sono una lavoratrice, e tremo per le loro politiche, perché non saranno a favore dei giovani e non eviteranno il solito circolo vizioso di sfruttamento; se pensiamo che qualcuno di loro urla inferocito di voler reintrodurre la leva obbligatoria, e di non volere abbassare l’età pensionabile di adesso, fatto che ricadrà tutto su noi delle nuove generazioni». Una giovane donna aggiunge: «oltretutto non ci vogliono neanche garantire un futuro lavorativo, figuriamoci poi concedere un salario minimo». Dalla piazza del Pride lo stato d’inquietudine che incendia gli animi lancia un allarme diverso. «Noi persone LGBT+ stiamo vivendo in un’attesa oscura, perché sappiamo che non avremo nessun diritto in più, oltre alla sicurezza che molti di loro metterebbero in discussione anche quei pochi acquisiti; e poi, sento la stessa paura anche come donna, perché hanno palesato la volontà di “difendere la vita” togliendo di fatto la possibilità di abortire», sostiene una ragazza a seguito del carro del Catania Pride. «Il futuro delle minoranze scenderà nella scala dei grigi», aggiunge uno degli attivisti «e argomenti come clima, diritti umani, e povertà finiranno inesorabilmente nel dimenticatoio; se salissero al potere sarebbe un disastro sociale».

«Se sei meridionale non puoi certamente votare a destra», sostiene Lorenzo, ventun anni e all’orizzonte una Sicilia che si allontana dopo la laurea, «perché voteresti per quelli che ti volevano morto, quando non volevano la secessione. Lo stesso principio vale se sei di origini straniere, perché vediamo tutti i giorni la loro considerazione per “gli immigrati”».

Eppure, l’ombra nera avanza e sembrano pochi gli spazi rimasti per contrastare la pericolosa deriva che potrebbe prendere la democrazia. Ne resta uno, un importante centimetro, il più piccolo e il più caro di tutti: il nostro voto. «Ci ricorda, ogni volta che esercitiamo il nostro diritto ad esprimerlo, che siamo noi a eleggere» dice Martina, una delle ragazze che si prepara a tornare al Sud per votare; ci ricorda che è nostro dovere civile e morale resistere, contrastare un’azione di forza condotta da altri, « ed è nostro dovere opporci all’odio e all’ingiustizia».

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