Il geometra e l’elefante

Di Giovanni Caruso

Il temporale di agosto aveva pulito l’area e rinfrescato la città.

Piazza Duomo si asciugava al sole.

Come ogni mattina il geometra Russo, impiegato comunale oramai in pensione, si prendeva il caffè e poi si accomodava sugli scalini del piedistallo del nostro elefante.

E qui il geometra Russo parlava – si dice – con quel monumento di pietra nera con le zanne bianche.

L’elefante, con la proboscide per aria come a odorare l’aria che tira, con un occhio al palazzo comunale e l’altro alla piazza, con quello sguardo attento e indifferente, sembrava informato di tutto ciò che accadeva nella città. D’altronde era il suo mestiere, e lo faceva già da diversi secoli.

Chi l’avesse osservato bene si sarebbe accorto che sotto la proboscide c’era sempre un sorriso ironico, come a dire, “Catanesi, siete un po’ strani. A volte siete ribelli, volte subite tytto da pecorooni. Ma che fa, ci svegliamo?”

Una volta accomodato, il geometra Russo, salutava l’elefante, che rispondeva.

“Liotru, comu va stamatina?” disse il geometra.

“Ieri mi lavai bonu – rispose il pachiderma – sugnu frescu come una rosa”.

“Ma ‘u liggisti u iurnali? – continuò il geometra – Si dimittiu ‘a junta comunali. U’ sinnico Pugliese era stato sospeso in quanto sotto processo processuale. E per sappare ai giudici che fici? Si candidò senaturi! Accussi, si l’eleggiunu, nenti condanna. E chiamalo fissa!”.

Liotru: “E già! ma ‘u journu che la ‘a giunta si si dimittiu, i viisti l’assessori chi niscivanu d’u palazzu? uscivano dal palazzo. Erano tutti contenti erano, allegri r ridanciani. E picchi?”. Poi visti u comunicatu stampa del Dottori Assessori Con Delega Ai Beni Confiscati, e compresi picchi’ tanta cuntintizza!”,

COMUNICATO (sintesi)

La giunta Pogliese prima di sciogliersi ha adottato il nuovo regolamento per la gestione e assegnazione dei beni confiscati alla mafia nella città di Catania, tale regolamento dovrà essere approvato dal consiglio comunale.

Per modificare il regolamento la giunta si è avvalsa della consulenza di esperti dell’università di Napoli e dell’istituto IMCA Italia”.

“Ma comu – sbotta il geometra Russo – che ci mancava gente esperta su ‘sti faccende? Mi ricordo, non tanto tempo fa, i carusi… come si chiamano… ah, sì, i Siciliani, i Siciliani giovani anzi, quelli che fanno i giornalisti e parranu sempri di Pippo Fava…”.

Puru iu mi ricordu – fa Liotru” – passarunu dda piazza col camper con scrittu “Scarpe dell’antimafia” e poi, beddu grossu, “I soldi dei mafiosi a chi lavora”.

Iddi sunu! e ne capiscono di beni confiscati! Con quel camper furrianu.tutta la Sicilia, fanno conoscere i beni confiscati, quelli assegnati e quelli abbandonati a comu voli Diu”.

E, Liotru, col suo sorriso fine e catanese: “Aspetta! ‘U nuovo regolamentu, precisò u Dottori Assessori, sarà di trenta articoli, il più spertu dei quali dici che se il bene confiscato nessuno se lo prende, si affitta per fare soldi e questi si possono usare per, diciamo così, fini sociali”.

Il geometra Russo si ferma per riflettere. “Ma allura – pondera – u ponu affittari a qualche amicu? Qualche amicu di amici? Che magari su pigghia. per conto di qualche,,,”.

Mutu! – interrompi Liotru – Pachidermico sugnu, ma no babbu! Qualcuno… di quelli che sai tu e so pure io, di quelli di cui non si parla sui giornali, o almeno questi giornali, e quando qualcuno ne parra megghio che si stava mutu…”.

“Mah – fece il geometra al fanzo le spalle – Capaci chi è accussì. Eppoi viremu comu va a finiri”.

* * *

14 settembre.

Arriva alle redazioni dei giornali catanesi il comunicato stampa del comune di Catania:

Nominato, dalla Regione Sicilia il commissario facenti funzioni al posto del sindaco.

E il dottor Federico Portoghese, già direttore amministrativo dell’università di Catania, che dovrà amministrare la città fino a quando saranno indette nuove elezioni per eleggere un nuovo sindaco e la sua giunta. A questo punto la partita sui beni confiscati è aperta e si potrà discutere per risolvere i molti nodi per l’assegnazione e gestione dei beni confiscati alla mafia”.

Noi dei Siciliani giovani, dell’Arci Catania e dell’antimafia (antimafia sociale, però, quella con le periferie e coi quartieri), rispondiamo così:

Chiediamo con forza e determinazione, di poter incontrare il commissario Portoghese per far sentire la voce della comunità civile catanese e per discutere su quello, che secondo noi, non va bene nel nuovo regolamento che determina la gestione e assegnazione dei beni confiscati e da assegnare nella nostra città”.

Con l’ex assessore abbiamo discusso in passato. Adesso vogliamo farlo col commissario Portoghese. Abbiamo diritto o no di discutere, noi cittadini? O tutto le devono decidere quattro signori?Abbiamo qualcosa da dire, noi che da trent’anni giriamo su e giù dei quartieri, noi che i padroni mafiosi li stiamo combattiamo da quando sono arrivati a Catania, da quando ci ha fatto scuola Pippo Fava?

I beni confiscati, le ricchezze mafiose, non sono un giocattolo dei politici. Sono

la risorsa per salvare coloro che da Catania vengono cacciati via ogni anno dalla disoccupazione e dalla miseria. Le ragazze e i ragazzi cui hanno rubato tutto; la loro giovinezza, loro vita, il futuro.

Noi non ci stiamo, non ci staremo mai e – altro che allegra politica di lor signori – lottiamo e lotteremo sempre per riprenderci ciò che è nostro, ciò che deve tornare a tutte e tutti noi.

“I SOLDI DEI MAFIOSI A CHI LAVORA!”

Non è un modo di dire, è i il programma preciso del “partito” più vero, quello che non ha un nome nè gliene serve, perché è semplicemente la vita che vogliamo.

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