La fine della scuola

Oggi inizia il nuovo anno scolastico. Ed è subito caos. I problemi storici si sommano all’emergenza sanitaria e c’è da affrontare la gestione del personale non vaccinato. “Si rischia il far west, specialmente al sud, specialmente in Sicilia”. Le parole dell’insegnante e della studentessa.

Vittorio Turco è un insegnante in prima linea nella difesa dell’istruzione pubblica e fa parte del direttivo regionale della FLC Cgil:la didattica a distanza è stata la morte della scuola pubblica, della scuola inclusiva, della scuola della Costituzione. Lo si è capito purtroppo sulla pelle dei ragazzi. Ora fortunatamente sono tutti convinti della necessità di tornare in presenza, ma per farlo serve sicurezza, ed è un grosso problema”.

In Sicilia la metà delle scuole non sono a norma. Dal punto di vista strutturale, antincendio, antisismico. Mancano gli spazi e vi è sovraffollamento. Questa mancanza di sicurezza si è ingigantita enormemente a causa della pandemia”. Alla mancanza di sicurezza degli edifici si è sommato il rischio del contagio. Se per risolvere i problemi strutturali servono ingenti investimenti, per contrastare l’avanzata del virus serve il vaccino. “Almeno dal punto di vista sanitario si era convinti che lo strumento medico del vaccino avrebbe risolto una parte dei problemi, consentendoci di tornare a scuola con maggiore sicurezza. E così sembrava che stesse andando: il personale scolastico è stato tra le categorie che per prime hanno avuto accesso al vaccino con altissime adesioni”. Ma in parte è stata un’illusione. “Si è svelato un deficit di cultura scientifica che ha determinato da parte del personale scolastico un’adesione alla vaccinazione inferiore alle altre regioni italiane. Si stima che in Sicilia ci siano circa 16mila lavoratori della scuola che non si sono ancora vaccinati”.

E il rischio adesso è che il green pass obbligatorio per l’ingresso a scuola del personale scolastico non basti. “Si rischia un far west. Ci saranno dirigenti scolastici estremamente rigidi ma ci saranno anche dirigenti che chiuderanno un occhio. Ci saranno quelli che applicheranno le regole per alcuni e non per altri, quelli che si lasceranno intimidire da reazioni più o meno violente al diniego di entrare a scuola. E sarà un pericolo. Io appena entrato a scuola, se non mi verrà chiesto il green pass, chiederò conto e ragione al dirigente di questa mancanza di controllo. Abbiamo il dovere di difendere noi e le nostre famiglie dal contagio ma ancora di più abbiamo il dovere di difendere la salute della collettività, anche di quelli che si ostinano a non vaccinarsi. È anche e soprattutto nel loro interesse chiedere rigore: sono i non vaccinati a prendersi la malattia più grave in caso di contagio”.

Dovrebbe essere anche questo il ruolo del sindacato: fare capire che è di gran lunga più importante tutelare la salute pubblica che difendere la libertà individuale a non vaccinarsi”. “Si sta discutendo di tamponi gratuiti per chi non è vaccinato: un dibattito surreale. Il Sindacato avrebbe dovuto contattare tutti gli iscritti medici e trasformare le camere del lavoro, le fabbriche, i luoghi di lavoro in centri per la vaccinazione. Si sarebbe dovuto schierare con nettezza anche a costo di perdere qualche iscritto”.

Alice Quattrocchi è una studentessa di un Liceo di Catania: “non vogliamo più didattica a distanza. Abbiamo visto il danno che ha fatto. Pretendiamo che siano assicurate le misure di sicurezza: mascherine e distanziamento. Ma siamo pronti ad accettare i sacrifici, se saranno necessari. Se si dovranno adottare misure drastiche per ridurre il numero di contagiati ed evitare morti e sofferenze non ci opporremo”. “Io mi sono vaccinata. L’ho fatto perché in questo momento storico credo sia la cosa giusta fa fare, non solo per la mia salute ma per il bene della comunità. Ciascuno deve assumersi la sua parte di responsabilità nel contribuire al superamento della pandemia, anche se ci può essere un po’ di paura, un po’ di diffidenza. Bisogna fidarsi della scienza”. “Se uno dei miei insegnanti non fosse vaccinato ci rimarrei molto male. Non solo perché avendo a che fare con decine di alunni e girando tante classi metterebbe in pericolo tanti ma soprattutto perché un educatore ha il dovere di trasmettere il senso civico. Ha la responsabilità di insegnare il valore del bene collettivo”.

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