Il tuo profilo è di tutti e il profilo di tutti è il tuo

Non impigliarti nella rete.

Il tuo profilo è di tutti e il profilo di tutti è il tuo, forse i Beatles avrebbero pensato così il verso iniziale di I Am the Walrus, se avessero fatto musica ai giorni nostri. Siamo tutti in contatto: ci piace pensare di essere sagaci, spiritosi ed originali e speriamo che gli altri se ne accorgano. Postiamo video divertenti, pubblichiamo selfie, condividiamo gli articoli che ci piacciono e recensiamo persino le pizze che mangiamo, sempre però con una finestra aperta sulle vite degli altri, che si comportano proprio come noi. Per questo fermare la diffusione dei contenuti non è impresa semplice: “Se io ho quattrocento numeri di telefono su WhatsApp e invio a tutti anche solo una foto, questa verrà ricondivisa a sua volta.” spiega Alessandro Curioni, imprenditore e giornalista specializzato nella sicurezza informatica.

Sembra un effetto domino, non crede?

“Ma c’è anche chi fa di peggio! Creano dei google drive, cioè caricano su un sistema di memorizzazione online tutto il materiale a loro disposizione. Quindi tutti possono avere e ripubblicare tutto subito: dobbiamo capire che pubblicare su internet o sulle app di messagistica significa perdere il controllo dei nostri contenuti.”

Ma davvero non c’è modo di rimuoverli?

 “Parliamo di mille/cinquemila gruppi o siti con gli stessi materiali, è impossibile! Per uno chiuso, ce ne sono già altri a migliaia pronti. E poi alcuni diligenti “volontari” recuperano il peggio che gira nella rete, sempre aggiornato, e lo conservano.”

C’è un modo per non finire nella rete di questi “eroi” silenziosi, risolvendo il problema del revenge porn?

“Purtroppo è un fenomeno inarrestabile: il vero problema è uscirne, perché è estremamente difficile. L’errore più frequente è sottovalutare e noi sminuiamo la potenza dello strumento che abbiamo in mano. Basta un click per raggiungere tutto il mondo istantaneamente, ma facciamo fatica a comprenderlo.”

Se è difficile, cosa si può fare per evitarlo?

 “Si deve avere consapevolezza digitale e capire che anche postare un selfie può diventare una minaccia. Per questo ho scritto un libro gratuito per le scuole “L’utilizzo consapevole del web”. Sono andato in giro per tutta l’Italia, spiegando proprio che internet è lo strumento più potente in possesso dell’uomo. Ora, ad esempio, col coronavirus la situazione è peggiorata perché durante le lezioni online c’è chi posta immagini pornografiche, chi bestemmia, chi si infiltra nei gruppi delle lezioni. Succede di tutto, perché per usare degli strumenti molto potenti, ci vuole un grado di competenza sì, ma anche di consapevolezza.”

Eppure, detto tra noi, lei pensa che siano sufficienti competenza e consapevolezza?

 “Se devo dire la mia, rafforzare la capacità delle forze di polizia non guasterebbe. Il livello di impunità, dal cyberbullismo fino ai furti d’identità e delle banche, è altissimo; quindi ognuno si sente libero di fare ciò che vuole, come aprire gruppi Telegram, scambiandosi foto provocanti delle loro ex per vendicarsi. Se alcuni sono stati puniti, è perché chi ha postato era talmente fuori di sé, in quel momento, da non rendersi conto di essersi esposto senza proteggersi.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si informano i lettori che i commenti troppo lunghi potrebbero essere considerati SPAM e cestinati in automatico.
Vi preghiamo pertanto di essere concisi nei vostri commenti.