Il mafioso Orioles e il candido Bianco - I Siciliani Giovani

Il mafioso Orioles e il candido Bianco

Allora: a Catania la mafia c’è, avevano ragione quei pazzi di Scidà e Fava. E chi sono i capi mafia? Io, Matteo, Giovanni e qualcun altro. Ma allora perché organizziamo manifestazioni contro la mafia? Eh: per dar fastidio all’antimafioso vero, il grande Sindaco degli Elefanti. Fa cerimonie contro la mafia, fa promesse sui beni mafiosi, si fa parte civile – tranne che contro imputati importanti – nei processi: volete che la mafia non ne abbia paura? (Del resto, si chiama “bianco”: se fosse stato colluso, si chiamerebbe Maròn). Perciò la mafia comanda: “Caruso, Ianniti, Orioles, andate e organizzatemi una bella manifestazione contro di lui”.

Tutte queste belle cose le dice un seguace di Bianco, di cui non faremo il nome acciocché tutte le banche e consigli d’amministrazine della Mancha se lo contendano a vicenda. “Oggi chi si è sentito danneggiato da questa opera di legalità sta facendo di tutto per bloccarla. C’è chi la vuole indebolire con attacchi ingiustificati, con strumentalizzazioni o con manifestazioni pubbliche eterogenee e fuorvianti. C’è chi lo fa per miseri tornaconti politici…”.

Beh, confesso di avere qualche tornaconto politico pure io. La mia carriera elettorale s’è infatti bruscamente interrotta quasi sessant’anni fa, quando mi presentai alle elezioni per capoclasse (avevamo una maestra democratica) in quarta elementare e, grazie alle mie arti politiche, risultai eletto. “Orioles! – comandò la maestra dopo un paio di giorni – Debbo assentarmi un momento. Va’ tu alla lavagna e segna i buoni e i cattivi”.

Io segnare i buoni? Io segnare i cattivi? Mafiosi fra i miei compagni non ce n’erano, e neanche sindaci chiacchierati. Perciò disattesi l’incarico, e al ritorno della signora maestra rassegnai le mie dimissioni.

Da allora non mi sono candidato più a niente, perdendo così molte buone occasioni di inaugurare discoteche mafiose, mettermi d’accordo con imprenditori indagati, devastare le spiagge e i porti del mio paese, e in genere prendere in giro i miei concittadini.

Che cosa pensa di tutto ciò il signor sindaco Bianco? Non pensa niente. Lui non pensa, non parla, non si degna di scendere a parlare coi suoi concittadini. È là da qualche parte dietro qualche finestra del palazzo, immobile e severo, mentre – “Catania città aperta” – nell’attiguo salone i suoi seguaci ridono e ballano dimentichi di tutto e in un angolo un tedesco imbriago strimpella disperatamente su un pianino.

Riccardo Orioles

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Caro Sindaco…

Caro sindaco Bianco, siamo stupiti che Lei non sappia più scrivere e debba delegare degli scudieri per stilare la difesa del Suo operato, come Sindaco e come uomo. Ci scusi, ma quel documento pare scritto sotto Sua dettatura!

Il testo non fa una grinza, peccato che contenga solo verità di facciata. Perché chi vive la città, chi vive i quartieri popolari, chi vive il disagio della miseria, chi vive sotto il tallone della mafia, vive una verità molto diversa dalla Sua.

Certo, lo capiamo che Lei preferisce presenziare le manifestazioni che Le danno lustro e una bella patente di “sindaco antimafia”. Ma ci risponda!

Quante volte l’abbiamo invitata a venire a vedere come si vive a San Cristoforo?

Quante volte le abbiamo chiesto di togliere agli spacciatori, manovalanza della mafia, le piazze dello spaccio per restituirle agli abitanti dei quartieri?

Quante volte le abbiamo chiesto di mettere più scuole nei quartieri, per arginare il potere della “mafia sociale” che sostituisce l’assenza dello stato e che delega la criminalità organizzata il lavoro sporco destinato ai poveri cristi?

Ma Lei è troppo occupato a parlare con chi conta, con chi monopolizza l’informazione. Troppo occupato a presenziare nei salotti eleganti della città, a ricevere i delegazioni Nato, a guidare le feste di Sant’Agata rese blasfeme dall’illegalità e dalla mafia.

Infine, vorremmo dire ai Suoi scudieri nonché scribi di esser più dignitosi e meno servili: non si può scendere così in basso per ottenere un favore o un appalto o una cattedra, o una parte di primadonna in una commedia ormai diventata una tragica farsa.

Giovanni Caruso

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La nostra terra e la nostra città hanno pagato, per colpa della mafia e della criminalità, un prezzo altissimo in termini di vite umane e di mancato sviluppo. Occorre una battaglia prima di tutto culturale che tutti dobbiamo continuare a portare avanti per il rilancio del nostro territorio. E che non va combattuta solo con le parole ma soprattutto con atti e comportamenti concreti.
Catania oggi sta voltando pagina, anche in termini di legalità e lotta al malaffare. Le demolizioni delle abitazioni abusive operate grazie all’azione congiunta di Procura e Comune; la costituzione di parte civile del Comune nei processi per mafia; le speculazioni edilizie bloccate dalla giunta Bianco alla scogliera e quella al Parcheggio Sanzio cancellando la nascita dell’ennesimo centro commerciale; il protocollo di legalità siglato tra Comune e Prefettura per verificare l’origine di tutte le risorse utilizzate nei progetti del Pua; l’emersione di centinaia di debiti fuori bilancio realizzati dalle precedenti amministrazioni e l’invio degli atti alla Corte dei Conti; l’istituzione, insieme alle associazioni per la legalità, della giornata comunale in ricordo delle vittime di mafia; il protocollo di legalità firmato in Municipio alla presenza del Commissario Anticorruzione Raffaele Cantone; il licenziamento in tronco di dirigenti e controllori corrotti nel settore della raccolta rifiuti prima ancora che andassero sotto processo. Questa è la legalità, la lotta alla mafia e alla corruzione che una città deve mettere in campo e che il sindaco Enzo Bianco e il comune di Catania hanno compiuto.
Chi vuole andare contro queste importanti iniziative? La domanda è d’obbligo. Molte di queste azioni, infatti, hanno colpito interessi particolari. Oggi chi si è sentito danneggiato da questa opera di legalità sta facendo di tutto per bloccarla. C’è chi la vuole indebolire con attacchi ingiustificati, con strumentalizzazioni o con manifestazioni pubbliche eterogenee e fuorvianti. C’è chi lo fa per miseri tornaconti politici, chi per visibilità personale, chi anche in buonafede in nome di uno slogan. In tutti i casi l’azione di legalità che oggi Catania vive va supportata con convinzione, non certo con iniziative estemporanee. L’indistinto è nemico della verità e dire che tutti sono mafiosi equivale a dire che non lo è nessuno: un errore clamoroso e drammatico.
Le accuse che in questi giorni dei politici rivolgono ad altri politici e le indiscrezioni sui giornali relative alla relazione di una commissione dell’Assemblea regionale siciliana hanno lanciato alcune ombre. La Magistratura, alla quale il Sindaco Bianco ha autorevolmente chiesto “con forza, in assoluta coerenza con una storia di impegno politico contro la criminalità e per la legalità, di fare al più presto piena luce”, farà le sue ulteriori valutazioni. Va colpito non solo chi avrebbe compiuto dei reati, ma anche chi ha commesso azioni moralmente sbagliate. E vanno invece tutelati le istituzioni, le persone perbene, gli amministratori attenti, chi svolge il proprio ruolo con impegno e passione.
“La mafia fuori da Catania” è uno slogan che tutti potremmo sottoscrivere, se non fosse strumentalizzato come spesso avviene. Noi quindi preferiamo praticarlo anziché dirlo. E soprattutto sostenere chi in questi anni, da Libera, ad Addio Pizzo, dalle forze dell’ordine alla Magistratura, combatte contro la mafia. E sostenere chi, come l’amministrazione comunale guidata da Enzo Bianco, ha messo in campo quegli atti concreti, non parole, a favore della legalità.
I rapporti eccellenti tra le istituzioni catanesi sono riconosciuti in maniera diffusa. La collaborazione tra Prefettura, Forze dell’Ordine, Magistratura e Comune ha portato a fare squadra e ottenere risultati concreti che tutti devono supportare.
Oggi che finalmente Catania ha voltato pagina superando gli anni bui ed alcune esperienze nefaste, i tempi in cui comandavano esponenti politici locali e regionali, alcuni dei quali poi condannati o in prigione, occorre dare una risposta a chi usa l’antimafia per fini politici o pubblicitari. Diciamo basta a chi vuole a tutti i costi il male della città e a chi vuole bloccare lo sviluppo della nostra terra che, finalmente, sta accelerando grazie ad un’aria nuova nel segno della legalità.

Pasquale Pistorio, già presidente ST Microelectronics

Bruno Caruso, docente universitario e già assessore regionale al Lavoro e al
Nellinà Laganà, attrice
Antonio Perdichizzi, imprenditore
Sarah Spampinato, libera professionista

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