Il cielo è più grande qui a Librino

Ghetti dove i bambini giocano al buio, fra i rifiuti, fra carcasse d’automobili e odore di liquami… Non è il Terzo mondo, ma la faccia nascosta delle nostre città

Sei della televisione?’ Con questa domanda mi sorprendono dei ragazzini alti poco più di un metro. Devo proprio dare l’impressione di un corpo estraneo al contesto. Il palazzo visto da giù appare una massa inerte, sventrata. Un cadavere con gli occhi cavi. I liquami fognari occupano interamente la superficie del piano terra, colano giù dal soffitto, per i gradini delle scale, rendono il passaggio impraticabile, l’aria insalubre.

Rispondo che… no, non sono della televisione. Mi infilo dentro un buco praticato nel muro e mi fanno da guida nel buio di questo mondo sotterraneo, che è per loro un grande parco giochi. I garage sono pieni di rifiuti di ogni genere. Brandelli di materassi, carcasse di elettrodomestici, di automobili bruciate. Ogni oggetto sembra essere stato catapultato qui all’interno con l’unico scopo di depositarsi al suolo e iniziare lentamente a decomporsi. Natura morta con caos. No, loro non vivono qui, ci giocano e basta. Non lo puoi dire a nessuno che abiti dentro al palazzo. E’ un’onta che persino un bambino capisce fin troppo bene.

Sarà passata un’ora, due, ho perso ogni riferimento con l’esterno, nemmeno i rumori trapassano più il cemento. Fino a quando sono di nuovo fuori, alla luce. Da Librino il cielo sembra più grande.

 

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