Giulia e gli altri: quelli che alla fine pagano per tutti

Catania, San Cristoforo. Una ragazzina abbandonata alla strada, gli spacciatori-bambini, il quartiere abbandonato alla miseria.
E i piccolissimi giornalisti che cercano di raccontarlo.

Porti le dosi da un punto all’altro e quei quattro soldi ti fanno sentire uomo, le ragazze vengono facilmente sui motorini e facilmente amano persentirsi vive

Giulia è una ragazza di quindici anni con qualche disagio mentale, vive nel quartiere di San Cristoforo in un basso: pochi metri quadri, un soppalco che fa da stanza da letto, anonimo, freddo o caldo a seconda della stagione, senza nessun “colore”. E’ la “casa” di Giulia e delle sue tre sorelle vive, con un unico bagno per tutti senza porta. La mamma di Giulia è l’unico punto di riferimento naturale per le quattro bambine, combattuta fra l’essere madre e il legame con un uomo che vive il degrado della povertà, dell’alcool e della violenza.

Giulia era una bella bambina, e già mostrava i primi problemi, parlava poco e aveva difficoltà a scuola, ma riusciva sempre ad essere simpatica ed allegra, scoprì che le piaceva recitare e questo le fu utile perché acquistò una certa proprietà nel linguaggio. Con le sorelle e la madre viveva una vita di stenti e degrado nel quartiere di San Cristoforo. La madre era una delle tante donne che portano la famiglia avanti da sole, vivendo in case dove prima o poi vengono sfrattate.

La mamma di Giulia incontra un uomo, e nel quartiere per una donna avere un uomo accanto è importante anche se la maltratta, perché il maltrattamento potrebbe essere motivo di “amore”. Ma un giorno il compagno esagera, lei fugge e abbandona le figlie. Giorni di angoscia per le ragazze che credevano di aver perso la madre, di essere state abbandonate.

Per fortuna dura poco, la famiglia si riunisce e viene ricoverata in un istituto. Paradossalmente, in quel luogo hanno una vita tranquilla, mangiano, vanno a scuola, fanno i compiti, sono più serene. Ma il compagno della madre ritorna, si “riappacificano”. Una nuova casa, un lavoro come uomo di fatica, precario e malpagato, unica fonte di sostegno per tutti.

Giulia cresce e un giorno si manifesta il disagio mentale. Viene ricoverata in un reparto di neuro psichiatria infantile, viene curata, e assistita in un istituto per minorenni che necessitano di cure psichiatriche e sostegno psicologico. Poi viene dimessa, ritorna a casa, da questo momento avrebbe dovuto essere seguita da una neuropsichiatra e dalle assistenti sociali del comune di Catania. Di fatto ciò non accade o accade in modo saltuario o inadeguato.

Giulia tornando a casa, in quella casa senza luce, vive il cortile e la strada, come un prolungamento della casa.

Vive la strada facendo nuove amicizie, “giocando”, crescendo con radiosa bellezza, civettando e diventando preda di adolescenti che vivono il disagio giovanile e si credono già uomini. L’amore è facile in strada ma anche pericoloso, il maschio a cavallo del suo motorino si sente forte, non va a scuola perché la scuola è dei fessi e non ti fa guadagnare, mentre lo spaccio, quello sì che fati guadagnare!

Porti le dosi da un punto all’altro e quei quattro soldi ti fanno sentire uomo, le ragazze vengono facilmente sui motorini e facilmente amano persentirsi vive. Come i personaggi delle telenovele o della musica neomelodica con storie di carcere, d’amore e di quartiere.

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