Amici miei

Bandiere e panni sporchi: tutto in piazza. C’è molto da camminare, quest’anno. Per cui, allacciamoci bene le scarpe, e andiamo avanti

Viva le sardine

L’unica cosa che oggi importa è che alle piazze di Salvini e dei suoi compari, ai rigurgiti di odio e razzismo, ai signori delle cosche che si infiltrano dove tira il vento, ai violenti che negano i crimini nazifascisti, si stia finalmente contrapponendo un movimento di massa, spontaneo e variegato. Senza se, senza ma.

Il pugno duro della famiglia Romeo-Santapaola

Repentine costituzioni di società ad hoc; sospetti trasferimenti di capitali da una ditta all’altra; piccoli imprenditori disposti a fare da prestanome per pochi soldi; presunte dazioni di denaro a un funzionario comunale per favorire l’iter concorsuale; l’intimidazione come extrema ratio per dirimere controversie varie e convincere qualche titubante costruttore a farsi da parte.

Il vento è cambiato

Salvini cacciato via dai catanesi. I cittadini che un anno fa in migliaia avevano manifestato al porto per liberare gli ostaggi di Salvini a bordo della nave Diciotti, le cittadine che non possono accettare l’ipocrisia di un politicante che ha sempre insultato il sud e i siciliani, i tanti che avevano confidato in alcune misure sociali del Governo Conte e che ora vedono Salvini far cascare quel governo, i tantissimi che non sopportano gli oltraggi alla democrazia e alle istituzioni del capo della Lega spontaneamente hanno riempito le strade intorno al Municipio, talmente tanti che Salvini è dovuto scappare, annullando passeggiate e comizi in piazza.

E la fabbrica? La portiamo in tasca.

“Ma sei libero, puoi scegliere tu quando lavorare”. Immaginate una fila di persone che aspettano davanti un cancello, tante mani alzate la mattina presto e uno col cappello che fa entrare i primi lì davanti: questo si chiama caporalato! “E il padrone?”, il padrone è quello che possiede l’applicazione.