Nel paese di Pippo Fava

A Palazzolo Acreide il 28 dicembre un cantante catanese, Vincenzo Pandetta, meglio conosciuto come Niko, avrebbe dovuto allietare la serata della cittadina iblea.

Il primo compleanno del Giardino di Scidà

È passato un anno dall’affidamento a I Siciliani del bene confiscato alla mafia di via Randazzo 27 a Catania. Un anno di attività, spettacoli, partecipazione per dare vita al Giardino di Scidà. Domenica mattina, 18 novembre, dalle ore dieci festeggeremo il compleanno del Giardino. E siamo contenti, Giambattista Scidà e Pippo Fava sarebbero contenti anche loro. Siete tutte e tutti invitati.

I complici e i vili, e chi si lascia usare

Pippo Fava è morto per Catania, e i suoi ex colleghi de La Sicilia l’hanno tradito per opportunismo, per complicità o semplicemente per viltà. Hanno supportato per anni il giornale di un mafioso, che ha fatto campagna redazionale per la mafia in più di un’occasione (non lo dico io: i giudici l’hanno scritto). Per anni hanno scritto o tollerato calunnie e menzogne, senza mai ribellarsi, prendendo tranquillamente il ventisette, mentre il loro padrone portava in Svizzera centinaia di milioni rubati ai poveri della città.

I Siciliani perché?

E dietro la mafia, quel lampo sanguinoso ha fatto intravedere altri problemi immensi che per decenni sono stati considerati soltanto tragedie meridionali, cioè lontane, secolari, inamovibili, distaccate dal corpo vivo della Nazione e di cui semmai il Paese pagava il prezzo di una convivenza, e che invece appartengono drammaticamente a tutti gli italiani, costretti a sopportarne il danno, spesso il dolore, talvolta la disperazione. 

Il 5 gennaio con Pippo Fava

Il 5 gennaio in corteo. Oggi come ieri continuiamo a dire no a qualsiasi forma di oppressione mafiosa. Oggi come ieri, continuiamo a lottare per la verità.

OMERTA’

Non sappiamo chi sia il giovane quasi-assassino del cinquantenne, se un rampollo di mafia  (e dunque ricco) o un ragazzo sbandato che ancora qualche anno fa avrebbe potuto essere salvato. Sappiamo chi sono i vigliacchi che hanno fatto corona, in silenzio colpevole, al suo delitto e, nel cerchio più esterno, coloro – numerosissimi e perbene – che fanno corona oggi, illudendosi di essere assolti da questa o quella parola di fuggevole e pelosa “solidarietà”.

La paura la vergogna la stupidità

[…] e dovunque la mafia è padrona di ciò  che ha comunque valore economico e politico, assassina chiunque sgarra o gli dà soltanto fastidio, e dopo quindici anni duemila terremotati del Belice vivono ancora dentro le baracche di lamiera, e i centomila abitanti del golfo di Augusta vivono in media cinque o sei anni di meno che in qualsiasi altro luogo d’Europa, e a Priolo ogni cento bambini cinque nascono con mezzo cervello, cioè deficienti. Non ti lagnare amico mio se tutto questo accade, non ne hai il diritto. Il primo lazzarone sei tu e la storia ti paga per quello che merita la tua maniera di concepire la politica e quindi la tua stessa dignità!

Le bugie del giornale di Ciancio

Nella realtà, Zermo fu l’ “amico” che, il giorno dopo l’assassinio, cercò di far passare Giuseppe Fava per un personaggio ambiguo e oscuro. E quello che, una volta che un mafioso sembrava disposto a raccontare qualcosa sull’agguato, lo intimidì pubblicandone nome cognome indirizzo e paternità, e inventandosi false storie per screditare la credibilità di costui.

La roba dei mafiosi

Se ci fosse una società civile – fatta da associazioni, comitati e movimenti sociali – davvero unita in quell’utopico (per certuni) fronte comune, pronto a cacciare via mafia, malapolitica e comitati d’affari collusi, tutto questo sarebbe accaduto? Un quesito che non è di oggi, ma che risale a tanti anni fa, dalla morte di Giuseppe Fava ai tanti episodi di intimidazione che tanti uomini e donne hanno subito. Chi ha una risposta a questa domanda, risponda senza retorica e carità di facciata, e soprattutto senza finta indignazione.

Cybermafiosi – Minacce su Facebook a Pino Maniaci

Post su Facebook che inneggiano a Nitto Santapaola, e ad altri boss mafiosi. Dopo la segnalazione di Telejato per fare chiudere la pagina, ecco la minaccia plateale “Giornalista di merda la fine al posto di Fava dovevi farla tu”. È indirizzata a Pino Maniaci.

Nell’attesa che le indagini della magistratura individuino i responsabili di questi atti intimidatori, noi dei Siciliani Giovani ci stringiamo ancora una volta attorno a Pino e ai compagni di Telejato continuando quel giornalismo etico che abbiamo ereditato, con orgoglio, da Pippo Fava.