minori Archivi - I Siciliani Giovani

“Operazione bivio” a San Cristoforo

Ventisette arresti. Più di cinquanta perquisizioni. Così si è risvegliato San Cristoforo, con l’elicottero che già da ieri volava sulle case basse e incrostate. Scorrendo la lista degli arrestati, molti sono nati negli anni Novanta. Ventenni o poco più. C’erano anche tre minori. Qual è il collegamento organico tra la loro vita e quella dei clan?

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Un giardino per Titta Scidà

Stiamo lavorando per regalare a Catania un altro pezzo di Titta Scidà, non libri ma fiori e piante questa volta. Si chiama “Il giardino di Scidà”, sta in via Randazzo 27: fiorirà nel quartiere Borgo , ci si costruiranno aquiloni, feste di compleanno, discussioni, azioni per conquistare una migliore vita. Non siamo noi soli a farlo, è una faccenda che deve coinvolgere tutte quante le associazioni catanesi e tutti i catanesi che credono nelle cose belle.

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C’era una volta la scuola…

La scuola era un presidio stabile per formare e insegnare ai bambini come diventare cittadini e cittadine. Molte volte ci riusciva con l’appoggio di quelle coraggiose donne madri. Adesso a San Cristoforo ogni quattro adolescenti, due non vanno a scuola e non lavorano. Allora cosa fanno? Scorrazzano in motorino o in bici, mentre le ragazze in casa badano ai fratellini o fanno le “casalinghe”. Tanti altri invece cadono nella rete di chi li usa per lo spaccio nelle piazze e per le vie del quartiere.

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Togliere i figli ai mafiosi è giusto?

Non è un problema semplice e ogni caso va trattato con la dovuta delicatezza, senza disposizioni autoritarie che qualche volta si sono rivelate più nocive del male che si voleva combattere. Ci sono anche stati dei casi in cui i figli dei mafiosi si sono resi conto di quello che erano i genitori e, nel momento in cui hanno cominciato a pensare con la propria testa hanno preso le distanze. Non sono molti, ma l’esempio più eclatante è quello di Peppino Impastato, cui sono seguiti altri che hanno scelto la via del rispetto delle regole della società in cui vivono.

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Fuori di casa

“È na picciridduzza di sei misi cchi si cucca fora, ‘nterra o Garibaldi, lei u sapi chi vol diri? Abbiamo bisogno di una casa, basta chiacchiere! Finemula!” dice uno dei padri di famiglia presenti. Stamattina, prima davanti al Palazzo degli Elefanti e dopo all’Assessorato ai servizi sociali, erano tante le famiglie e le persone esasperate nel non avere una casa. Tante mamme e papà con al seguito i loro piccoli, hanno avuto un colloquio prima con l’avvocato Spampinato, subito dopo con la dottoressa Campione, responsabile ai servizi sociali.

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“Ciao, da dove scappi?”

Dal Gambia, dalla Guinea e dal Senegal: un lungo viaggio di terra e di mare.

Incontriamo un gruppetto di ragazzi dell’ Africa occidentale. Ci sediamo con loro sul prato attorno alla fontana della stazione di Catania. I vestiti estivi mostrano del corpo alcune ferite e uno di loro porta una brutta cicatrice sul volto.

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La fuga di Kibret

Kibret è un ragazzo eritreo fermo alla stazione di Catania, in attesa che arrivi l’autobus per Roma.

Con sé ha soltanto un biglietto, due panini vuoti e una bottiglietta d’acqua infilati in una busta di plastica. Stamattina è scappato dalla comunità per minori in cui era ospitato.

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Chiedilo ad un bambino

Siamo andate a trovare la presidente del Tribunale per i Minori, Maria Francesca Pricoco, consapevoli che nonostante il percorso tracciato da Titta Scidà ci sia ancora tanta strada da percorrere. Scopriamo che tra le ultime proposte, c’è quella di far sparire il Tribunale per i Minori, accorpandolo a quello ordinario e abbassando l’età punibile. Inevitabilmente fanno eco le parole di Scidà.

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