Antimafia sociale: trent’anni di GAPA

Catania, San Cristoforo. Agire per la vita

È domenica, abbiamo appena finito di pranzare al GAPA e siamo nel cortile a fumarci una sigaretta. Si affaccia un signore “Ciao Toti, ti ricordi di me? Venivo da voi quando eravate in via delle Calcare…”.

“Certo che mi ricordo di te, spero che qualcosa è servito venire da noi…”.

Tiramu avanti! Ma tu lotti ancora?”.

Toti sorride con gli occhi.

Campeggio GAPA 1983, foto Maurizio Parisi

Poi invece è un lunedì qualsiasi e insieme a Giovanni e Riccardo ci ritroviamo seduti in Piazza Don Bonomo con gli studenti che fanno domande sul quartiere. E in quella piazza ci sono già tante risposte.

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Un altro sabato. Un corteo contro la mafia nella città buona, un’occasione per oltrepassare i muri. Per arrivare alla villa Bellini, attraversiamo le stradine di San Cristoforo. In piazza Università scorgiamo Paolo e Marcella. Saretto aveva quattro-cinque anni quando lo abbiamo conosciuto, adesso ne ha dieci. Quando  li scorge, fa una corsa velocissima per andare ad abbracciarli.

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E poi Andrea, Giulia, Claudio, Maria Elena, siamo tanti coloro a cui i bambini donano abbracci, rivelano segreti, sofferenze come macigni che impediscono di sbocciare. Ma anche tante gioie, scoperte, conquiste.

Quando trent’anni fa Toti, Giovanni e gli altri volontari decisero di occupare la scuola Andrea Doria lo fecero sognando qualcosa di grande che è sopravvissuto a tutto. Ai clan mafiosi, alle destre e sinistre che se ne sono fottuti, agli speculatori che si sono divorati sino all’ultima briciola.

Al GAPA però la voglia di scalfire è rimasta intatta. Scalfire come Michelangeli impazziti un muro di pietra (di indifferenza e abbandono) per tirare fuori la bellezza che a San Cristoforo c’è, anche se viene quotidianamente oppressa, negata, mortificata.

Chi si è aggiunto in questo cammino, lo sa che siamo nel quartiere dei Santapaola, dei Mazzei, e di coloro che comandano con uno sguardo, o una parola. Col terrore. Ma chi si è aggiunto in questo cammino lo ha fatto perché sa che le cose si possono cambiare solo insieme.

C’era uno striscione bellissimo qualche anno fa sulla porta della foresteria del GAPA che recitava “No alla mafia, sì alla vita”. Semplice, come chi alla vita continua ad aggrapparsi. C’era, e c’è ancora.

 

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