Ombra nera sul futuro

Dal 2007 l’Abruzzo si oppone ai progetti del­le multinazionali petro­lifere che vorrebbero farne terra di conqui­sta. Nel 2010 tra i progetti bloccati figura­va Ombrina Mare 2

In questi anni abbiamo visto dei veri e propri capolavori di marketing linguistico, fino ad arrivare a chiamare il tentativo di ripristino della schiavitù e di demolizione dei diritti di lavoratori e lavoratrici “ammodernamento del mercato del lavoro” o il regalo di un bene prezioso come l’acqua al business dei privati “obbligo europeo”.

Uno dei settori dove più questa tendenza è in auge è quello energetico: da ormai diversi anni i nostri Governi stanno cercando di riportare le lancette indietro di decenni per puntare su fonti di approvvigionamento vecchie e pericolose.

Ci hanno provato col nucleare, ma il referendum del Giugno 2011 li ha sonoramente bocciati. E’ rimasto l’altro grande pilastro: le fonti fossili.

La “moderna” strategia energetica nazionale (così l’hanno presentata, e qui sta il “gioco orwelliano” sulla lingua italiana) vogliono basarla su carbone e petrolio. Il Governo Monti, ormai dimissionario e con le valigie in mano, in questi mesi sta dando spinte forse decisive in tal senso.

Tra le regioni a rischio “petrolizzazione” c’è l’Abruzzo, che da alcuni anni resiste e combatte contro i progetti di varie multinazionali. Nel 2010 l’opposizione locale, insieme ad un decreto dell’allora Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo dopo il noto incidente del Golfo del Messico, aveva respinto uno dei maggiori progetti petroliferi: Ombrina Mare 2, un’enorme impianto a pochi chilometri dalla costa e che prevede anche una fitta rete di tubi che la collegano alla terraferma.

Secondo le stime della stessa MOG(la società proponente), è previsto che Ombrina Mare 2 ogni giorno immetta in atmosfera circa 200 tonnellate di fumi da combustione dai motori, dal termodistruttore e dalla torcia atmosferica; nei pochi mesi di perforazione e prove di produzione dovrebbe produrre 14mila tonnellate di rifiuti tra fanghi perforanti ed altro.

Nei mesi scorsi, nel suo furore di ammodernamento e salvataggio dell’economia italiana (non per altro, avvenne nel “Decreto Sviluppo”) il Governo Monti ha cancellato quanto previsto nel decreto Prestigiacomo e (con il voto positivo in Parlamento, nessuno escluso, neanche tra i parlamentari abruzzesi, dei 3 grandi partiti che lo sostenevano) e fatto ripartire il progetto di Ombrina Mare 2.

In pochi mesi si è completato il nuovo iter e la minaccia è incombente sulle coste abruzzesi.

La mobilitazione, che in questi anni sta difendendo la “Regione Verde d’Europa” e che già nel 2010 fu efficace, si è rimessa in moto.

Sarà una lotta lunghissima, senza tregua, che sta già coinvolgendo tutta la popolazione, le associazioni, i comitati.

Chi è stato in prima fila contro i progetti petroliferi (a partire da associazioni come WWF, Legambiente, Confcommercio, Nuovo Senso Civico, fino al centro sociale Zona22, all’Abruzzo Social Forum, ad alcuni comuni per arrivare a partiti come Rifondazione Comunista, PCL, Verdi, Mov.5 Stelle) si sta mobilitando in massa. Il 13 Aprile un’enorme massa di cittadini, migliaia e migliaia, attraversano Pescara in una manifestazione dalla risonanza nazionale.

Ma Ombrina è oggi soltanto il maggiore di tutta una serie di progetti che coinvolgono, in mare o a terra, quasi tutto il territorio regionale. La mobilitazione non si accontenterà di fermare nuovamente Ombrina ma punta alla fine dell’avventura petrolifera e alla scelta di un futuro più pulito e rispettoso del territorio.

A partire dall’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, di cui abbiamo già avuto modo di accennare nei numeri scorsi de I Siciliani, che continua ad essere bloccata dagli interessi e dagli appetiti speculativi ed egoistici di poche lobbies.

Come in Val Susa, a Vicenza, in Sicilia, in Liguria, sarà dura. Ma non si mollerà mai. E’ anche questa, nell’epoca della Crisi (diventata ormai da evento un vero e proprio sistema di potere economico-finanziario), Resistenza.

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