“Operazione bivio” a San Cristoforo

Catania. Spaccio e vite comprate dai clan

San Cristoforo. “Ti sevvi quacchicosa? Quantu ni voi?” al bivio che collega via Alogna con via Trovatelli e dopo con via Trovato erano queste le domande ricorrenti. Operazione bivio l’ha chiamata la Dda di Catania. Al bivio si spacciava, si sceglieva cosa acquistare. Se restare puliti o intraprendere la “carriera” a colpi di stecchette.

Cartuzze-SanCristoforo

I due gruppi, a cento metri l’uno dall’altro, collaboravano nel controllo del territorio. “Lo spaccio è l’attività che assicura i maggiori proventi. Probabilmente soltanto il gioco d’azzardo può tenere il confronto assicurando dei rischi minori per chi lo pratica” ha detto il Procuratore Zuccaro durante la conferenza stampa di stamattina “In particolare la crisi economica che attanaglia in questo momento il Paese fa sì che queste manovalanze siano in continuo aumento”.

Alla domanda su quali famiglie mafiose sono state coinvolte invece “Non abbiamo contestato l’aggravante del metodo mafioso o dell’inserimento in organizzazioni mafiose. Tuttavia effettivamente queste piazze di spaccio si collegavano rispettivamente una alla famiglia Santapaola e l’altra al clan Cappello per rifornirsi di sostanze stupefacenti ma non vi erano collegamenti organici tra i sodalizi mafiosi e i componenti di queste associazioni”.

Un’organizzazione aziendale tra i due clan che non riguardava i rifornimenti ma “la possibilità di avvisarsi reciprocamente dell’arrivo di soggetti che potessero disturbare la loro attività. Forze di polizia o comunque soggetti non identificati da parte dei trafficanti. L’organizzazione prevedeva immediati ricambi dei soggetti che venivano messi in condizione di non poter svolgere la propria attività. Dietro la panchina piuttosto ampia da cui si attingeva per rimpiazzarli. E vi erano dei turni che coprivano l’intero arco della giornata e che si protraevano per lunghe ore della giornata”.

Al primo incrocio trovavi solo cocaina, al secondo c’era anche l’erba. Un guadagno di circa 15 mila euro al giorno. Non solo stecchette, ma anche tre pistole sono state sequestrate durante il blitz. Il copione sempre lo stesso. La povertà, il lavoro che non c’è. Le scuole e i servizi sociali che sprofondano ogni giorno di più. Un quartiere scordato, dove i Santapaola e i Cappello continuano a regnare. Continuano a “dare lavoro” in cambio della gioventù, della vita. Ragazzini, o poco più, comprati a pochi euro. Intere famiglie abbandonate che campano così. Le istituzioni che parlano di decoro, di riqualificazione, o di sicurezza. Quale sicurezza, di chi?

Santo ha sedici anni. Poteva capitare in questa retata, o in una rissa o in qualsiasi altra cosa ma era già dentro. “U attaccaru allura?” il tipo più grande chiede spiegazioni. Un’adolescenza di stenti, noia e schiavitù. Alla mercé della gerarchia. Vuoti incolmabili. “Me patri ci accattau u motorinu ppi quannu nesci” dice il fratello.

La crisi economica che attanaglia. Panchina piuttosto ampia da cui si attinge. Per rimpiazzarli. Attività che si protraggono in lunghe ore della giornata.

Ventisette arresti. Più di cinquanta perquisizioni. Così si è risvegliato San Cristoforo, con l’elicottero che già da ieri volava sulle case basse e incrostate. Scorrendo la lista degli arrestati, molti sono nati negli anni Novanta. Ventenni o poco più. C’erano anche tre minori. Qual è il collegamento organico tra la loro vita e quella dei clan?

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