Operazione Beta

La zona grigia della borghesia messinese. Né bianca né nera ma un’infinita area “grigia” dove convivono, ignorandosi ipocritamente o facendo affari comuni, imprenditori di successo, bancari, commercialisti, avvocati, instancabili factotum e le vecchie e nuove leve della criminalità organizzata.

Operazione Beta

Giovedì 7 giugno, il Tribunale di Messina deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio dei cinquanta imputati del procedimento denominato “Beta”, scaturito a seguito dell’omonima operazione antimafia del luglio dello scorso anno, un vero e proprio terremoto giudiziario con tanto di arresti eccellenti di noti imprenditori, professionisti e legali e delle vecchie e nuove leve della criminalità peloritana.

“A San Cristoforo la mafia non esiste!”

Famiglie mafiose che hanno sostituito lo Stato nel controllo del territorio. Fino a togliere al quartiere il diritto al lavoro, il diritto di andare a scuola o il diritto di avere spazi sociali, come piazza Don Puglisi o piazza Don Bonomo, controllate dallo spaccio gestito dalla manovalanza mafiosa. Insomma, noi poniamo un problema morale, sociale e politico, e lo facciamo con delle domande al consigliere Pellegrino.

La roba dei mafiosi

Se ci fosse una società civile – fatta da associazioni, comitati e movimenti sociali – davvero unita in quell’utopico (per certuni) fronte comune, pronto a cacciare via mafia, malapolitica e comitati d’affari collusi, tutto questo sarebbe accaduto? Un quesito che non è di oggi, ma che risale a tanti anni fa, dalla morte di Giuseppe Fava ai tanti episodi di intimidazione che tanti uomini e donne hanno subito. Chi ha una risposta a questa domanda, risponda senza retorica e carità di facciata, e soprattutto senza finta indignazione.

La storia del sequestro “Rappa”

È stato più volte disposto il dissequestro dei beni, reiterato il sequestro, sino ad arrivare all’ultima accusa, quella della pericolosità sociale di Vincenzo Corrado Rappa, il quale, invece che essere un soggetto pericoloso, collaborava con i carabinieri (…)

La Geotrans, sequestrata agli Ercolano, dà lavoro lo stesso

Attraverso Banca Etica, UniFidi e il Fondo Garanzia PMI, la Geotrans ha ottenuto il finanziamento per acquistare otto rimorchi. “Quando siamo venuti a contatto con la Geotrans ci ha colpito il fatto che fosse un’azienda seria, in regola, che funzionava e faceva bene il proprio lavoro” così Michele Gravina presenta l’azienda di trasporti sequestrata al clan degli Ercolano – tra gli esecutori materiali dell’assassinio Fava – e affidata al dottor Modica.

Uno spettro si aggira sul vulcano

La stampa ha individuato l’origine del fatto nell’attività di pericolosi elementi anarco-insurrezionalisti, attivi da tempo nell’area vesuviana. Si tratta, in effetti, di individualità della zona che da qualche tempo hanno avviato un’attività composita intorno al circolo, costruendo una biblioteca tematica, organizzando doposcuola per bambini e adolescenti della zona, dando vita a iniziative, concerti, presentazioni di libri. Attività che, fin dal principio, hanno riscosso un interesse da parte dei carabinieri locali, dal momento che gli stessi hanno esercitato pressioni sul proprietario dei locali per rifiutare gli affittuari

Il porto delle promesse

Il 22 ottobre, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Anas, sono state emesse dieci ordinanze di custodia cautelare tra cui quelle per Concetto Bosco Lo Giudice e Mimmo Costanzo, due dirigenti della Tecnis Spa, accusati di corruzione e sottoposti agli arresti domiciliari per aver versato una tangente di centocinquantamila euro ad una dirigente dell’Anas per ottenere la cessione dell’appalto di centoquarantacinque milioni di euro per la realizzazione della variante di Morbegno, in Lombardia.

Il porto delle promesse

“Il porto deve essere ridato alla città. Se questo accadesse, potrebbero essere creati oltre trentamila posti di lavoro per i nostri giovani, solo nell’indotto”

Minacce mafiose a Claudio Fava

Il clan catanese degli Ercolano ha minacciato di uccidere il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava, per questo motivo il comitato per l’ordine e la sicurezza, in seguito a una segnalazione giunta dalle forze dell’ordine di Catania, ha assegnato la scorta al deputato siciliano di Sel.