Operazione Beta

La zona grigia della borghesia messinese

Né bianca né nera ma un’infinita area “grigia” dove convivono, ignorandosi ipocritamente o facendo affari comuni, imprenditori di successo, bancari, commercialisti, avvocati, instancabili factotum e le vecchie e nuove leve della criminalità organizzata.

immagine piovra

È la Messina di Mezzo descritta e investigata dalla Direzione Distrettuale Antimafia nella monumentale ordinanza di custodia cautelare emessa nel luglio dello scorso anno contro i “presunti” appartenenti alla consorteria mafiosa peloritana, con stretti legami operativi e familiari con il potente e feroce clan Santapaola-Ercolano che domina la Sicilia orientale. Una “famiglia”, quella con a capo Francesco “Ciccio” Romeo e il figlio Vincenzo Romeo, capace di tessere fitte trame con noti professionisti e facoltosi esponenti della borghesia locale. Il prossimo appuntamento di quella che è stata definita Operazione antimafia Beta è previsto per il 7 giugno, giorno in cui il Tribunale di Messina si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio dei 50 imputati, tra cui spiccano, oltre a un gran numero di componenti della famiglia Romeo, alcuni personaggi eccellenti della Messina bene e da bere, uno fra tutti il costruttore Biagio Grasso, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e divenuto collaboratore di giustizia negli scorsi mesi. Le sue dichiarazioni, in buona parte ancora omissate, potrebbero essere determinanti per provare il quadro accusatorio, ma soprattutto potrebbero aprire nuovi scenari d’indagine sulle capacità di penetrazione delle organizzazioni di mafia nel tessuto politico, sociale ed economico della città capoluogo dello Stretto.

Alveari abitativi ad altissimo rischio idrogeologico

“Il mio ruolo all’interno dell’organizzazione era quello della gestione delle società, nella parte edile e nel rapporto con le istituzioni”, ha verbalizzato Grasso nell’interrogatorio del 12 dicembre 2017, quando fu formalizzata la sua collaborazione con la DDA di Messina e avviato il programma di protezione del Ministero dell’Interno. “Io ho conosciuto Vincenzo Romeo grazie ad un rapporto con Ivan Soraci, rapporto iniziato attraverso una operazione immobiliare della Edil Raciti Srl di Santa Margherita avvenuta nel febbraio 2010. In tale operazione il Romeo investì circa 50 mila euro”.

Il costruttore ha poi descritto con dovizia di particolari un secondo programma immobiliare che lo ha visto protagonista insieme al pregiudicato Vincenzo Romeo, e che ha contribuito alla cementificazione di una delle zone a più altro rischio idrogeologico della città di Messina. “Nel Torrente Trapani il costruttore Oscar Cassiano cedette il 50% dell’operazione, per un corrispettivo di 60 mila o 100 mila euro”, ha verbalizzato Grasso. “In questa operazione era presente un secondo prestanome, Fabio Lo Turco, e venne creata la società Solea. Nell’aprile 2010 la Solea acquista, presso il notaio Bruni, il 100% della Se.Gi Srl. In quell’operazione, Cassiano, nel cedermi l’operazione, mi disse che l’imprenditore Pettina doveva riservare una quota del terzo lotto per compensare quanti avevano favorito l’approvazione del piano costruttivo. Non ricordo i nomi di questi pubblici amministratori, ma erano all’interno del Comune di Messina, comunque nel periodo in cui venne varato il programma costruttivo”.

Sempre secondo il collaboratore, gli appartamenti destinati ai pubblici amministratori sarebbero stati ben 14, posti nel terzo lotto del programma insediativo e tutti nella disponibilità dell’impresa Pet Srl della famiglia Pettina, attualmente IBG Srl. “Per motivi di risparmio economico, in quella edificazione sono state realizzate palificazioni in numero inferiore a quello previsto”, ha aggiunto. “Io entro nell’operazione perché Cassiano non aveva più le risorse per portare a termine i lavori. Mi contattò Antonino Giuffrida, dettobluff, avvocato di fiducia dell’ingegnere Cassiano, e mi propose di entrare nell’affare. Soraci, saputo che ero entrato in questa operazione, mi dice di coinvolgere anche il Romeo in questi termini: 25% io, 25% il Soraci e il resto Romeo. In verità i fondi li conferimmo io e Vincenzo Romeo, metà ciascuno. Analoga situazione si verificò con la Carmel Srl”.

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