Ti crolla la casa? Fatti tuoi!

“Nessuna proroga, non vogliono sentire ragioni. Anzi la Campione è stata aggressiva. Dovevamo darvi solo un ricovero per quindici giorni, anzi vi abbiamo dato assai ci ha detto. Non interessa niente a nessuno, come se a noi facesse piacere avere la casa crollata. Per la casa in via Crispi, il magistrato non dà la relazione che ha fatto l’ingegnere strutturista. L’avvocato ha chiamato e dice che gliela daranno la prossima settimana, non sappiamo niente, non sappiamo di quale morte morire”.

I soldi dei mafiosi

L’emergenza abitativa a Palermo, nel 2000, raggiungeva picchi altissimi, mentre non si riusciva nemmeno a fare un elenco dettagliato dei tanti appartamenti sottratti ai mafiosi. “Quello dell’utilizzo sociale delle case confiscate alla mafia fu un percorso molto difficile ma anche esaltante. Si diede vita a un Comitato di associazioni per l’emergenza abitativa, innescando il protagonismo dei senzacasa, ma si impose anche un tavolo permanente in Prefettura. E poi cortei e assemblee nei quartieri roccaforte delle cosche in cui le persone senza un tetto innalzavano cartelli con su scritto ‘Vogliamo le case dei mafiosi’.

SCHEDE – COS’E’ SUCCESSO A ROMA

Il 24 agosto la polizia arriva all’alba e aziona gli idranti contro le persone ancora infagottate nelle proprie coperte, al primo segno di resistenza le carica fin dentro a stazione Termini. Un funzionario di polizia, ripreso a sua insaputa da una telecamera, incita i suoi uomini: “Devono sparire peggio per loro, se tirano qualcosa spaccategli un braccio”.

Case per la Camorra, non per la gente

Un giorno, per caso, passai per il Rione Traiano. Vidi questo palazzo, fuori tutto costruito, dentro completamente vuoto. Ci guardammo in faccia, eravamo in tre: ok, entriamo. Ed entrammo. Non c’era niente: né le ringhiere, né i pavimenti, niente, era stato gettato solo il cemento. Così cominciammo a costruire, trovammo nelle cantine le finestre e le montammo. Una volta dentro, la voce si sparse e cominciò a venire gente che voleva la casa da noi. Così mettemmo delle regole, cominciammo a controllare i certificati di inagibilità, dovevano entrare solo quelli che avevano perso le case col terremoto.

Catania – Uniti per la casa

Il palazzo di Via Calatabiano a Catania da due anni è occupato da famiglie come quella di Mauro, che lottano per avere una casa. Un signore di mezza età e un ragazzo colorano di verde il portone di ingresso del palazzo scherzando con i pennelli in mano. Si cerca di abbellire l’edificio, e di tenere pulito il quartiere e il parco dove giocano i bambini. Antonella, sua sorella e la loro amica Debora, puliscono le panchine del parco e poi le pitturano, con l’aiuto di altri volontari. Un segno di gratitudine verso un quartiere che li ha accolti. 

I nuovi senzacasa di Catania

Il 26 febbraio di quest’anno un’esplosione alle due notte in via Francesco Crispi 103 ha svegliato tutti. Un edificio sventrato dalla deflagrazione di una bombola del gas. I danni provocati sono stati tanti e a distanza di cinque mesi ancora non ci sono soluzioni per chi in quella notte ha perso tutto.

AIUTIAMO GIACOMO!

Segnalateci case vivibili, in regola, con un affitto basso. Segnalateci ogni possibilità di lavoro per Giacomo che ha vent’anni ed è fortissimo coi suoi muscoli! Se avete giardini da sistemare, scantinati da ripulire, o qualcuno che vi vada a fare la spesa o qualcuno a cui lasciare il vostro cane, fatevi sentire! Abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno di tutti!

Emergenza abitativa: soluzioni astratte a problemi concreti

Stamattina, l’uno accanto all’altro, presidiano il palazzo del comune: “Niente elemosina, vogliamo le case” recita il loro striscione. Non sono molti, non sono tutti. Come mai? La signora Rosa dice che alcuni hanno preferito ultimare il trasloco in via Furnari “perché se non si fa entro oggi, da domani sarà a spese nostre”. La gente intorno alla piazza osserva annoiata, non si mischia a chi è nel bisogno, non chiede cosa sta succedendo