La farsa del buono casa

In una città come Catania, soltanto ottanta proprietari si sono accollati la croce del bonus casa e i ritardi del Comune. “Non siamo e non potremo mai essere puntuali nei pagamenti” a Gina glielo hanno detto subito in via Dusmet.

La tarantella di affitti e sfratti

All’inizio dei semestri accademici il centro storico di Napoli si popola di volantini e foglietti con appartamenti e posti letto in affitto. Pare un trasloco collettivo, coi fuorisede che trascinano valige e scatoloni nei portoni dei vecchi palazzi.

Case, e tavoli zoppi

È possibile continuare ad affrontare l’emergenza soffermandosi soltanto sull’accoglienza di primo livello, cioè ricoveri che dovrebbero essere temporanei per le famiglie (massimo 15 giorni, per legge) e che invece diventano una specie di limbo senza tempo – e si spendono centinaia di mila euro? È possibile continuare a contravvenire alla legge? Oppure contare solo sugli immobili dei privati, con tutti gli edifici comunali che versano nell’abbandono a Catania? Quando si passerà a un’accoglienza di secondo livello, cioè alle case vere e proprie?

“E ora parliamo noi”

“Siamo una ventina di famiglie, con quindici bambini, e occupiamo la Cattedrale…”. Disperazione, rabbia, titolano i giornali. Ma non è così. Con lucidità, ragionando, i senzacasa descrivono i meccanismi e le radici della loro emarginazione. Chi ne è responsabile. E cosa si può fare subito per rendere meno inumana la vita in questa città.

La festa nella piazza dei senza casa

Striderà la protesta con la festa ma nessuno di coloro che ne prenderà parte, lo farà per sgarbo verso chi da un mese dorme in cattedrale perché senza casa. La piazza sarà piena di preoccupazioni, di precarietà, di miseria, che verrà dimenticata giusto il tempo dello spettacolo e degli auguri.

“Quel giorno che occupammo…”

“Quando siamo arrivati di fronte alla palazzina che doveva essere la nostra nuova casa, provammo ebrezza, tensione e paura, tutto insieme. Non sapevamo come sarebbe finita, ma c’era un motivo per essere lì: volevamo essere aiutati. Qualcuno si sarebbe accorto di noi?”.

Il terremoto infinito a Marigliano

Tre nuclei possiedono ancora il provvedimento di assegnazione provvisoria dell’’84. Ci sono poi le nuove occupazioni, come quella di Luisa, giovane mamma con due bambini; oppure Adele, poco più di trent’anni, sola con un bimbo, che non ha alternative: “Posso anche finire in mezzo alla strada, ma mio figlio no!”, dice con convinzione.

La Catania che non c’è

In piazza Santa Maria di Gesù si avvicinano le prime persone, alcuni dei senzatetto catanesi. I volontari, spesso, sono il loro unico punto di riferimento. Riconosco Camillo, un signore anziano con una gamba ingessata e la stampella. Chiacchieriamo con lui mentre sul bordo della fontana sorseggia una cioccolata calda. Arrivano altri due amici, poi un altro ancora.

Invece delle case, pezzi di tavola calda

I senza case si sono ritrovati venerdì sera davanti al liotru, con striscioni scritti da loro stessi, e tanti cartoni messi a terra come brandine immaginarie, su cui hanno passato la notte. “Enzo Bianco prima di farti votare dimostra quanto vali: rispetta le promesse” c’è scritto su uno, mentre sull’altro troneggia “Abbiamo rispettato le vostre condizioni, ora rispettate le nostre: dateci le case”.