Emergenza case: sbandierato il buono ma le famiglie non sanno che farsene

Incontro in via Dusmet all’assessorato alle politiche (poco) sociali

Mentre a Palermo si assegnano i beni confiscati alla mafia alle famiglie senza casa e a Messina il sindaco ha requisito un albergo in disuso da anni per dare un alloggio provvisorio a chi non ne ha uno, a Catania assessori e compagnia bella continuano a fare orecchie da mercante.

Quando qualche settimana fa le famiglie che abitavano nel palazzo di via Furnari sono state sgomberate, l’assessore Villari, circondato dalla sua corte di assistenti e impiegati, aveva garantito alle stesse una “sistemazione dignitosa” in un bed and breakfast per almeno due mesi. Senonché ieri i proprietari dei b&b hanno avvisato le famiglie che giorno 16 marzo avrebbero dovuto lasciare le camere.

Ieri mattina, al Palazzo degli elefanti, il Comitato casa per tutti insieme ad alcuni rappresentanti di via Furnari hanno chiesto ed ottenuto un incontro con il vicesindaco Consoli e l’assessore al futuro Villari per avere una proroga di un mese della sistemazione temporanea nei b&b.

Ma che fine faranno queste famiglie tra un mese, quando dovranno lasciare queste strutture? A questa domanda il vicesindaco e l’assessore non hanno saputo rispondere ma hanno prontamente demandato la questione alla dottoressa Campione, responsabile dell’ufficio agli affari sociali in via Dusmet. E stamattina proprio di fronte agli archi della marina ecco l’ennesimo tentativo (inutile) di dialogo, per cercare di capire come uscire da questo vicolo cieco. Anche con la Campione la sensazione è stata quella di parlare in arabo “Cercatevi i proprietari delle case e se li trovate vi firmiamo il buono case!” ha insistito la dottoressa. Una delle rappresentanti di via Furnari: “E se tra un mese non avremo trovato alcuna casa? Glielo abbiamo chiesto tre volte e non ci ha mai dato nessuna risposta”.

Fabrizio del Comitato casa per tutti aggiunge che “sui b&b ci è stato assicurato che ci sarà il rinnovo per un altro mese, ma anche questa situazione la stanno gestendo male. Il comune ha fatto un contratto per un mese con le strutture e quindi queste nel frattempo hanno preso altre prenotazioni. Questo vuol dire che le famiglie dovrebbero spostarsi altrove alla scadenza della mensilità.” Come se fossero degli oggetti insomma. Sarebbe il caso di cambiare il nome a questo assessorato? Antisociale sino all’inverosimile.

“Io lavoro facendo i turni di notte per cinquecento euro al mese. Mio marito è disoccupato e ho due figlie, di cui una con una bambina piccola. Come faccio a cercarmi una casa? Se pago la casa cosa mi resta per sopravvivere?” la signora Marina, con le lacrime agli occhi, pare che non riesca a credere che da un momento all’altro si è ritrovata in strada senza una casa. Anzi, in strada ancora no: in un b&b. E poi? Facendo due conti, una casa per cinque persone a meno di quattrocento euro al mese difficilmente si trova: duecentocinquanta te li dà il comune, centocinquanta li metti tu, e poi hai il tetto ma devi campare con trecentocinquanta euro per un mese intero. Come si può chiedere a una famiglia di cinque persone, con una bambina piccola e un’altra che sta per nascere, di campare con duecentocinquanta euro? Quando finirà l’assessorato alle politiche antisociali di sbandierare il buono casa? Senza considerare di striscio che queste famiglie del buono casa non sanno che farsene visto che non possono permettersi di pagare un affitto.

La nipote della signora Marina, due anni circa, fa i capricci e all’improvviso le spunta una lacrima sul faccino: ancora non sa tutte quelle che le istituzioni sorde e incompetenti fanno versare alla povera gente. Forse è per questo che, ignara, ricomincia a sorridere…

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