La città senza asili nido

Nel resto d’Italia si parla di gratuità degli asili nido, di investimenti straordinari sulla prima infanzia, di diritto all’istruzione sin dai primi mesi di vita. A Catania invece gli asili nido pubblici quest’anno non aprono. Nemmeno uno. Bambini a casa, lavoratrici sul lastrico, licenziate da un giorno all’altro e famiglie nel panico per conciliare lavoro e figli.

Comune di Catania sul lastrico

La crisi finanziaria del Comune di Catania ha toccato il punto critico. Non è più questione di dissesto, non c’entrano più i creditori buoni o cattivi, non c’è tempo per misure di privatizzazione o svendita del patrimonio. Il Comune è rimasto senza soldi in cassa e non può più pagare. Niente e nessuno.

Il fallimento delle città povere

La Corte dei Conti dichiara il dissesto finanziario di Catania. L’inevitabile conseguenza dell’austerità. Sarebbe facile e comodo per chi negli ultimi anni a Catania ha contestato le Giunte di centrodestra e centrosinistra agitare la delibera di dissesto della Corte dei Conti come una bandiera alla ragione. Ma non sarebbe giusto. Chi difende i diritti delle cittadine e dei cittadini, chi chiede interventi per rafforzare i servizi sociali, chi reclama risorse per assicurare il diritto alla casa, alla scuola, alla felicità anche di chi è più vulnerabile e in difficoltà economica, non può tifare per la Corte dei Conti, per il rispetto dei vincoli di bilancio, per l’austerità economica. Perché a farne le spese non sono i potenti spendaccioni, i corrotti faccendieri ma la città intera e soprattutto chi sta peggio.

La farsa del buono casa

In una città come Catania, soltanto ottanta proprietari si sono accollati la croce del bonus casa e i ritardi del Comune. “Non siamo e non potremo mai essere puntuali nei pagamenti” a Gina glielo hanno detto subito in via Dusmet.

Studentato 95100 in azione

Catania. Occupato lo stabile in via Gallo 13. Siamo vicini al quartiere Antico Corso, a due passi da quello che fu il centro sociale occupato Experia, chiuso con la forza e i manganelli nove anni fa per fare il terzo auditorium (inutilizzato) della zona.

Abusato l’ufficio? Abusata la città!

Un comunicato anonimo dell’ufficio stampa del Comune annuncia che l’accusa di abuso d’ufficio a Enzo Bianco in merito alla vicenda della comunicazione istituzionale dell’ente è stata archiviata. I lombardiani non possono curare la comunicazione istituzionale ma possono fare i vicesindaci, gli assessori e i sostegni di Bianco.

 

Case, e tavoli zoppi

È possibile continuare ad affrontare l’emergenza soffermandosi soltanto sull’accoglienza di primo livello, cioè ricoveri che dovrebbero essere temporanei per le famiglie (massimo 15 giorni, per legge) e che invece diventano una specie di limbo senza tempo – e si spendono centinaia di mila euro? È possibile continuare a contravvenire alla legge? Oppure contare solo sugli immobili dei privati, con tutti gli edifici comunali che versano nell’abbandono a Catania? Quando si passerà a un’accoglienza di secondo livello, cioè alle case vere e proprie?

Le panchine da diecimila euro

Sul mercato elettronico della pubblica amministrazione per una panchina ci vogliono circa quattrocento euro e per un cestino circa cento , totale del costo di fornitura mille euro più il posizionamento, l’amministrazione comunale di Catania ha deciso di spendere per due panchine e due cestini della spazzatura, più di diecimila euro.

Democrazia partecipata?

Il Comune di Catania ha scelto un servizio come Facebook gestito da una azienda privata  per un istituto importante come la Democrazia Partecipativa. Scelta che riteniamo inappropriata, a maggior ragione in assenza di un accordo di servizio che fornisca garanzie sul corretto svolgimento della votazione.