Comune di Catania sul lastrico

Conti correnti vuoti e nessuna possibilità di spesa. A settembre nessuno ha ricevuto stipendi.

La crisi finanziaria del Comune di Catania ha toccato il punto critico. Non è più questione di dissesto, non c’entrano più i creditori buoni o cattivi, non c’è tempo per misure di privatizzazione o svendita del patrimonio. Il Comune è rimasto senza soldi in cassa e non può più pagare. Niente e nessuno.

Il 27 settembre sarebbero dovuti essere pagati gli stipendi ai dipendenti comunali. Ma niente. La Ragioneria comunale non può inviare i mandati di pagamento perché sarebbero scoperti. Stessa situazione per le partecipate e per le cooperative.

Dal Palazzo assicurano che è solo questione di giorni. La prima, massimo la seconda settimana di ottobre, tutti avranno i loro stipendi ma in verità la situazione finanziaria non è mai stata così grave e anche chi ricopre cariche istituzionale non riesce più a rassicurare la cittadinanza.

L’anticipazione di cassa e di tesoreria per il 2018, ovvero il mutuo annuale concesso da Unicredit per far fronte alla spesa corrente, è esaurita. Consumata negli ultimi mesi di amministrazione Bianco. Il gettito della tassa sui rifiuti in concomitanza della scadenza della terza rata è stato di gran lunga inferiore del previsto. Le entrate da contributo statale sono previste per marzo.

Una situazione disperata rappresentata dallo stesso Sindaco, Salvo Pogliese: “le necessità del Comune sono urgentissime. Non si possono rinviare ancora pagamenti a dipendenti delle partecipate, dei servizi sociali, dei fornitori”.

Il Governo ha mandato il suo ambasciatore a Catania. Il Sottosegretario al Ministero dell’Interno Stefano Candiani, leghista di Varese, fedelissimo di Matteo Salvini. Ma nulla di fatto.

Solo la promessa di uno stanziamento di due miliardi per i comuni a rischio dissesto nella prossima finanziaria, che chissà se sarà approvato dal Governo e poi dal parlamento, e nessuna risposta alla supplica del Sindaco di avere un’anticipazione della quota di finanziamento statale per la quale la città non può attendere marzo.

I dipendenti comunali ai quali la banca toglie direttamente la quota del mutuo dal conto corrente sono terrorizzati e già in rosso, i dipendenti delle società partecipate sono pronti a incrociare le braccia qualora si protraesse il ritardo nei pagamenti, i lavoratori delle cooperative con sette, otto, dieci stipendi ancora non pagati sono sul lastrico e alcuni non stanno lavorando più. Il servizio di assistenza e trasporto degli studenti diversamente abili non è ancora partito e per centinaia di bambini e ragazzi la scuola ancora non è potuta cominciare. La società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti appena non si vedrà pagata la prossima fattura dovrà fare i conti con dipendenti incazzati e in sciopero.

Hanno speso ogni euro che le banche avevano concesso, hanno falsificato le carte perché i conti sembrassero in ordine, hanno ottenuto l’inserimento di cavilli nelle leggi di bilancio perché nessuno potesse procedere al dissesto, hanno pagato gli amici, le consulenze e lasciato senza soldi i lavoratori, nell’assoluta consapevolezza che prima o poi qualcuno se ne sarebbe accorto, che la bomba sarebbe scoppiata. Ma sono riusciti a fuggire perdendo le elezioni. Adesso non c’è più un euro. Né il Comune, né la famiglia del dipendente comunale questo mese, e i prossimi, potranno pagare le bollette, l’affitto, i libri di scuola dei bambini.

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