Scomparsi i soldi destinati al contrasto della violenza sulle donne

A Catania dei 247mila euro stanziati nel 2012 sono stati spesi solo 13mila euro. E il Centro Antiviolenza Thamaia che doveva ricevere quelle somme ora rischia di chiudere.

È andata così, carte alla mano. Ai sensi della legge regionale 3/2012, il 21 dicembre 2012 la Regione Sicilia ha stanziato per il distretto socio sanitario D16 di Catania 247mila 500 euro per progetti pilota in materia di contrasto alla violenza di genere. Gli unici due distretti siciliani a ricevere le risorse sono stati Palermo e Catania, in quanto territori dove agiscono dei centri antiviolenza. Quello di Catania è il Centro Thamaia.

La Regione tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 ha inviato al Comune di Catania il 40% dei fondi stanziati, 98mila euro. Il 16 aprile 2015 con provvedimento 11/573 la Direzione politiche sociali e per la famiglia del Comune di Catania ha stanziato questi primi 98mila euro e dato il via al bando per selezionare gli attuatori del progetto Violenza di Genere.

Il bando è stato pubblicato dal Comune l’1 luglio 2015, con scadenza il 25 agosto. Il 13 novembre 2015 il progetto è stato affidato all’Associazione Thamaia Onlus per un importo complessivo di 163mila 244,16 euro. L’associazione ha proposto un ribasso del 31,64%. Era l’unica offerta presentata.

Il 16 settembre 2016 il Comune di Catania determina l’aggiudicazione in via definitiva del Progetto all’associazione Thamaia.

Il 26 gennaio 2017 viene stipulato il contratto tra l’associazione e il Comune per lo svolgimento del Progetto.

Solo il primo giugno 2017, cinque anni dopo lo stanziamento dei fondi da parte della Regione e due anni dopo la pubblicazione del bando da parte del Comune, finalmente ha avvio il progetto, che avrà durata un anno.

L’associazione Thamaia da il via alle attività previste e inizia la rendicontazione delle spese effettuate. L’associazione presenta al Comune una ricevuta e sei fatture, per un totale di circa 82mila euro.

Il Comune emana a distanza di qualche mese altrettanti provvedimenti di liquidazione delle somme, firmati dalla funzionaria competente, la Dottoressa Giuseppa Delfa e dal Direttore della Direzione Servizi Sociali, l’avvocato Francesco Gullotta.

Tuttavia l’ufficio ragioneria del Comune emette un solo pagamento all’associazione Thamaia, solo per la prima ricevuta, inviata il 7 settembre 2017, di 13mila 661,16 euro. Tutte le altre fatture inviate l’1 agosto 2018 non vengono pagate nonostante i provvedimenti di liquidazione. Non viene pagata nemmeno l’ultima fattura del 16 gennaio 2019, il cui provvedimento di liquidazione risale al 2 luglio 2019.

Thamaia accumula 70mila euro di crediti, la direzione servizi sociali emana i provvedimenti per pagare l’associazione ma qualcosa si inceppa negli uffici di ragioneria. Un blocco inspiegabile anche alla luce della formula che il direttore Gullotta utilizza nelle determine di liquidazione. In esse il Direttore chiarisce la possibilità di pagare immediatamente Thamaia nonostante la crisi del bilancio comunale, “in quanto trattasi di impegni di spesa da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi” e di “competenza del Distretto sociosanitario 16”. Infatti l’impegno di spesa è quello del 2015 e incide sui fondi già stanziati e trasferiti al Comune dalla Regione.

Quei 70mila euro, anticipati da Thamaia, ora sovraindebitata, rischiano di portare alla chiusura del centro antiviolenza. Un paradossale dramma. Quei fondi che il Comune ha intascato solo grazie al lavoro ventennale delle volontarie dell’unico centro antiviolenza del territorio, non correttamente e puntualmente trasferiti a chi ne aveva diritto, stanno portato alla bancarotta proprio il centro antiviolenza.

Adesso non resta che una possibilità per salvare il centro antiviolenza: pagare Thamaia per i servizi resi alla comunità da giugno 2017 a giugno 2018.

Gli attori in campo sono molti. C’è l’assessore ai servizi sociali, c’è l’assessore al bilancio, c’è l’ufficio ragioneria ma soprattutto c’è l’organo straordinario di liquidazione: quegli alti funzionari nominati dal Presidente della Repubblica che non possono ignorare il dramma che comporterebbe la chiusura dell’unico centro antiviolenza sulle donne del territorio. Commissari che rischiano di diventare l’alibi per tutto ciò che non funziona nel Comune di Catania.

Ma c’è anche la Prefettura di Catania che non può continuare a guardare in silenzio. C’è la Procura di Catania, che dovrebbe approfondire il motivo per cui sono scomparsi fondi pubblici destinati al contrasto della violenza maschile sulle donne.

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