Ancora i ragazzi del Galilei

The Green Catania Movement nasce “da una semplice assemblea tra compagni di classe, l’oggetto della discussione era il Friday for Future, movimento studentesco in risposta all’attivismo ambientale di Greta Thumberg” racconta Gaia, studentessa del liceo scientifico Galileo Galilei.

Diversi sono stati gli appuntamenti previsti dal calendario internazionale del movimento ambientalista, i risultati sono strabilianti: il ventisette settembre a Catania in piazza c’erano dieci mila persone. Una ragazzina di sedici anni è riuscita a rendere attiva un’intera generazione di giovanissimi. Infatti la maggior parte dei manifestanti si aggira intorno ai sedici, diciotto anni.

 

 

Da questa forte tendenza nasce l’idea di Gaia e dei suoi compagni: “Chi partecipa ad un corteo ambientalista non dovrebbe lasciare cartacce a terra, ci si aspetta che se il cestino è pieno, si preferisca conservare il rifiuto nella borsa o nello zaino per poi gettarlo nell’apposito cassonetto, soprattutto se si tratta di lattine o di involucri di plastica. Viste le condizioni delle strade dopo il corteo dello scorso settembre, abbiamo pensato di pulirle noi stessi il prossimo ventinove novembre, per essere concreti e dare valore a quello che facciamo” spiega Gaia, leader del nuovissimo Green Movement Catania.

“L’iniziativa la stiamo pubblicizzando al massimo sui social, si tratta di un progetto- speriamo a lungo termine- senza “bandiera di partito”. Io faccio parte del Collettivo Galilei, ma abbiamo deciso di lanciare la proposta libera da ogni forma di propaganda studentesca. È un tema che riguarda tutti. Spesso noto che vige ancora la regola dell’apparenza tra i miei coetanei: è meglio apparire che essere. Andare a pulire le strade quando nessuno ti vede o ti filma, non è abbastanza interessante per molti. La nostra generazione non è più sensibile ai cambiamenti climatici, è semplicemente più informata. I mezzi di informazione, però, sono tanti e forse anche troppi, spesso veniamo bombardati da una serie di fake news che non riusciamo a distinguere, anche riguardo i temi ambientali” racconta Gaia.

“A scuola, in piccola parte, si vive il plastic free: ultimamente ho notato che molti ragazzi invece che comprare la bottiglia di plastica alla macchinetta, preferiscono portarsi la borraccia da casa.”

La situazione è grave: in un clima di tensione, alimentato dagli accaduti di questi giorni, l’allarme raggiunge livelli altissimi. A Venezia il dodici novembre scorso sono stati raggiunti 187 centimetri d’acqua, così è iniziata la polemica sul mancato adempimento del Mose, opera ingegneristica che prevede la costruzione di una schiera di paratoie mobili, a scomparsa, poste alle bocche di porto, cioè i varchi che collegano la laguna con il mare aperto, attraverso i quali si verifica il flusso della marea. I lavori, sulla carta, sono iniziati nel lontano 2003, ma ancora niente: nessun sistema di difesa per la laguna di Venezia.

Pisa la notte del diciassette novembre, invece, è stata scossa dalla piena dell’Arno che ha raggiunto i quattro metri e ottanta, per fortuna è stata contenuta dalle spallette del fiume rinforzate con panconcelli e sacchi di sabbia.

Courmayer rischia di essere travolta da un immenso fronte di ghiaccio di duecentocinquanta mila metri cubi perché minaccia di staccarsi dal Monte Bianco.

Si legge sui giornali che l’Italia è il primo paese in Europa e undicesimo al mondo, per morte prematura dovuta a polveri sottili.

Bisogna prendere una decisione: o agire o vivere passivamente questa crisi climatica.

I ragazzi del Galilei si stanno impegnando parecchio per dare il buon esempio a questa città e giorno ventinove ce lo dimostreranno.

 

 

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