Merida – Culebra e Feliz

Lo spaccio in Spagna

“Io la vendevo”. La faccia mezza calata di Feliz lo fa assomigliare a Hemingway nelle copertine Mondadori, la barba bianca e il colletto del pail alto gli dànno l’aria di scrittore, se solo nella mano destra tenesse gin-tonic e non birra del supermercato.

“Vuoi una birra?”

“Non devi bere per forza se non vuoi”

“Ecco, una senza alcool”

“C’e l’acqua”

“C’è pure gassata”

“Ognuno beve quel che vuole”

Feliz apre una lattina in piedi e beve, mentre Culebra continua a fare avanti e indietro dalla cucina finchè il tavolo del soggiorno è pieno di bottiglie e tre bicchieri. Sono due ex eroinomani ben affiatati, si conoscono da una vita, uno dieci anni piu dell’altro. Una volta Manuel aveva provato a vendergli una dose fasulla, da tre mila pesetas, e mentre Feliz apriva la bustina quello gia correva dalla parte opposta. Due ex randagi dell’Extremadura.

“Si puo dire che siamo una coppia” riflette Culebra un minuto dopo sulla poltrona e guarda l’altro come si guarda una compagna rimbambita, Feliz, che seduto di fronte all’amico apre il dosatore di medicine e prende veloce una pasticca dal riquadro del martedi. Glu glu glu. “Soffro di depressione” dice, ma in compenso non si fanno piu, hanno smesso, “e poi la roba non è piu la stessa – lo interrompe Culebra – è difficile trovarla buona, è tagliata male, puoi far credere che è qualsiasi cosa. Oh Feliz!”. Culebra butta in avanti la testa, ha le mani occupate mentre rulla e chiama il compagno.

“Dimmi” risponde l’altro.

“Ti ricordi quando vendevi speed per coca?”

Feliz cala la testa e sorseggia.

“Ecco e in giro trovi metadone” continua Culebra. “Oppure ci sono i gitanos che ti vendono il mezsclado, una cartina arrotolata con pasta di coca e eroina. La piu economica e della peggiore. Negli anni settanta era ventimila pesetas alla volta. Ma era un’altra cosa”.

“Io la vendevo”. La faccia mezza calata di Feliz lo fa assomigliare a Hemingway nelle copertine Mondadori, la barba bianca e il colletto del pail alto gli danno l’aria di scrittore, se solo nella mano destra tenesse gin-tonic e non birra del supermercato. “Era dicembre – racconta Feliz – prima delle feste di Natale tutti volevano un pacchetto per passarla bene, era una giornata come questa” Fuori era pomeriggio ancora chiaro ma nuvoloso e freddo. “Facevo avanti e indietro, non mi fermavo che la roba era gia finita. In quattro ore mi ero fatto mezzo milione di pesetas. In un mese normale me ne facevo uno e mezzo. Tipo tre mila euro di adesso”

“E ai tempi nessuno se li faceva lavorando” chiude Culebra ciccando sul posacenere. Ha appena acceso uno spinello e lo gira a Feliz. “Marijuana?”.

“Hashih” risponde Culebra.

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