A un compagno della mia città

“Capisco che il tuo “Teniamoci Catania com’è” è una salutare provocazione, ma, predicarlo a me significherebbe aver sbagliato indirizzo… Se muore la speranza allora è morta anche ogni possibilità di Vita umana (Vita che, però, lo riconosco con dolore, in Catania non sta tanto bene…)”

Infatti non lo dico a te! Dico solo che dobbiamo muoverci, perché la città è quasi morta. Togliatti torna in Italia dopo vent’anni di fascismo. Ha circa 6000 iscritti, le città sono in macerie e i giovani sono distorti da vent’anni di propaganda. Che cosa fa? Si mette a predicare “Viva il comunismo”? Riunisce i (pochi) compagni e gli dice “Adesso, noi che siamo i bravi, cacciamo da soli i tedeschi”? No: fa politica, mette in piedi delle cose molto più grandi del suo partito, parla con tutti e porta a lottare più gente che può.

A me Togliatti, umanamente, non è affatto simpatico (mi ricordo benissimo la Spagna) ma credo che allora abbia avuto ragione, e che sia tuttora, nel nostro piccolo, un esempio da studiare e imitare. Organizzare liste del 5 per cento (come stanno facendo quasi tutti i compagni, con varie etichette e con varie ambizioni) non solo non serve più, ma nella situazione attuale è quasi un delitto.

Chi possiamo convincere a schierarsi, ora, subito, contro Bianco? Questo è il mio problema, e siccome non sono certo Togliatti non sono ancora capace di risolverlo. Ma almeno mi sto facendo le domande giuste. “Comunista” può significare farsi sei anni di galera, e può significare anche cercare un ufficiale del regio esercito per farsi aiutare a gestire una brigata partigiana. E non sto facendo un esempio astratto: quand’ero ragazzo, uno che l’ha fatto mi ha raccontato come.

Allora: il mio candidato sindaco, ovviamente, è Matteo Iannitti. Sostenendolo bene, facendo una buona campagna e parlando per una volta in italiano e non in latino, lo portiamo al dodici per cento. Mi dispiace, ma non è il mio obiettivo.

D’altronde, se prendiamo un “moderato” (un altro Bianco, per esempio) facciamo l’errore che fece Resca trent’anni fa: vincere magari vinciamo, ma poi la vittoria se la gestiscono i padroni.

Oppure possiamo cercare un salvapopolo, un “carismatico” come si dice ora, tanto il popolo è rozzo e capisce solo questo. Bene. Abbiamo provato anche questa, qui a Catania, e stavolta non voglio fare nomi. Umanamente, è stata una storia bella. Ma politicamente, civilmente, non ha funzionato.

Ecco. Adesso mettiti a ragionare anche tu. Però con la testa, non col cuore.

 

 

Un pensiero su “A un compagno della mia città

  • 11/12/2015 in 17:45
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    A Catania ci vuole una persona o un gruppo esterno che prende il potere e governi con il solo scopo del bene pubblico senza guardare in faccia nessuno.Tutto questo per almeno vent’anni fino a quando il popolo prenda le buone abitudini.

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