Quelli da non votare

Una vecchia tradizione dei “Siciliani” è quella di indicare, alla vigilia di ogni elezioni, i candidati meno candidabili. Ecco qua

Per mesi se ne è parlato come di una certezza, un punto fermo, il primo mattone da cui cominciare la ricostruzione della Regione Sicilia. “Rivoluzione” l’hanno chiamata cinque o sei aspiranti governatori dell’isola, che il prossimo 28 ottobre proveranno a prendere il posto e la poltrona di Raffaele Lombardo. Una rivoluzione che non poteva, anzi doveva, partire da due magiche paroline: liste pulite.

All’Assemblea regionale siciliana si era toccato il fondo: nell’ultima legislatura sono stati ben ventisette i deputati con qualche conto aperto con la giustizia: il trenta per cento tondo, come dire che passeggiando tra i corridoi di Palazzo d’Orleans tre deputati su dieci di quelli che si incontrano sono indagati, imputati o addirittura condannati.

La rivoluzione però non ammette deroghe. Ed ecco quindi che tutti o quasi i candidati alla presidenza della Regione hanno cominciato la campagna elettorale battendo sui tamburi della pulizia. Un leit-motiv che è rimasto appunto soltanto un motivetto di fondo. Perché alla prova dei fatti gli aspiranti deputati con un curriculum vitae non proprio da chierichetti sono più di uno.

Qualcuno è sfuggito perfino all’antimafioso doc Rosario Crocetta che tenta la scalata a palazzo dei Normanni, dopo aver incassato l’appoggio del Pd, dell’Udc e dell’Api. “L’Udc è cambiata rispetto ai tempi di Cuffaro” ha detto più volte l’ex sindaco di Gela. Nell’Udc però, dopo la fuga di Saverio Romano e l’arresto di Cuffaro, è rimasto Marco Forzese, deputato ricandidato all’Ars, indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al comune di Catania dopo essere già stato condannato dalla corte dei conti a risarcire il comune etneo con 4 mila e 850 euro.

Forzese era assessore ai servizi di Umberto Scapagnini, la cui giunta avrebbe creato un danno di oltre un miliardo di euro alla città di Catania. Candidato in sostegno di Crocetta c’è anche Giacomo Scala, presidente dell’Anci Sicilia ed ex sindaco di Alcamo con il Pd. Scala è attualmente imputato per abuso d’ufficio e falso per alcune consulenze elargite quand’era primo cittadino della città trapanese. Negli scorsi giorni è stata diffusa la notizia di una nuova indagine per truffa che vedrebbe coinvolto l’aspirante deputato del Pd. “E‘ una notizia ad orologeria” ha tuonato lui.

Sempre in sostegno di Crocetta si è candidato Nino Dina, già indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, e ora in lizza per un posto d’assessore. Candidato nell’Udc c’è anche Raffaele Nicotra, chiamato da tutti semplicemente Pippo, già indagato per voto di scambio e poi archiviato. Il suo slogan è “il nuovo si costruisce con l’esperienza”.

Nel suo curriculum Raffaele “Pippo” Nicotra Pippo ha un’esperienza come primo cittadino di Aci Catena, comune poi sciolto per infiltrazioni mafiose. Nel 1993 il questore negò i funerali di tale Maurizio Farace, parente di Sebastiano Sciuto, luogotenente di Nitto Santapaola. L’allora Nicotra non solo si oppose a tale decisione, ma si recò platealmente al cimitero per abbracciare la famiglia del giovanotto defunto in odor di mafia. Ironia della sorte, Nicotra ha all’attivo un’esperienza come membro della commissione antimafia regionale. Come dire che in Sicilia può succedere tutto e il contrario di tutto.

Anche che un partito come il Pdl – che detiene il record storico per indagati e inquisiti – vari un codice di autoregolamentazione per mantenere illibate le proprie liste. Solo che proprio durante la presentazione del nuovo “codice pulizia” del partito di Berlusconi, è stata confermata la candidatura di Roberto Corona.

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