“Stiamo lavorando per un’altra Primavera”

I Cantieri Culturali della Zisa di Palermo non si toccano, ovvero: partire dai Cantieri per cambiare Palermo

A riprova del carattere carsico che tradizionalmente caratterizza la protesta sociale nella città di Palermo, da mesi si è attivato un interessante movimento plurale costituito da associazioni, gruppi spontanei, istituzioni culturali e cittadini. Tali soggetti risultano accomunati da un’idea abbastanza condivisa circa la nozione di difesa dei beni comuni che si è concretizzata nella volontà di dire basta ad un’intollerabile “situazione-simbolo” della decadenza della città di Palermo al tempo di Cammarata Sindaco.
Una decadenza progressiva del capoluogo siciliano che, insieme alla evanescenza  amministrativa, è stato il tratto dominante dell’immagine e della sostanza  del degrado di una città che non ha risparmiato nemmeno I Cantieri Culturali della Zisa, da anni del tutto abbandonati alla distruzione.
I Cantieri sono uno dei più vasti e suggestivi spazi di archeologia industriale in Italia, un tempo votati a luogo di elaborazione e produzione culturale e di fruizione aperta a istanze sociali dei cittadini, nel contesto del quartiere di appartenenza e, più in generale, della città.
Ma questa ex fabbrica dei celebri mobili Ducrot, disegnati dai Basile e da altri celebri architetti, è stata anche uno dei simboli di una stagione di eccezionale mobilitazione politica, sociale e antimafiosa che, andata ben oltre i confini regionali e nazionali, è passata alla storia recente del nostro Paese come la “Primavera di Palermo”. Una “Primavera” sociale e amministrativa che in una realtà assai complessa come quella palermitana non poteva non presentare limiti ed anche qualche contraddizione, ma che ha comunque cambiato in positivo la città suscitando un interesse nazionale ed internazionale, anche sul piano artistico – culturale. Un notevole rilievo che ha portato i Cantieri su livelli di assoluta eccellenza, ma anche diffusione di pratiche innovative.
Quello che si è verificato adesso, in modo imprevedibile dopo anni di mancata reazione ad una situazione intollerabile, è stata una risposta corale concretizzatasi in una mobilitazione straordinaria di una parte significativa della società palermitana, in risposta alla sollecitazione di un gruppo numeroso di soggetti – circa 70 –  che, prima che richiedere, ha preteso e realizzato l’apertura dei Cantieri Culturali della Zisa.
Il 6, 7 e 8 gennaio scorso sono stati tre giorni di dibattiti, assemblee, proiezioni cinematografiche, laboratori teatrali, concerti, spazi per l’infanzia, installazioni artistiche e tanto altro che hanno riempito di senso e di profilo politico una protesta che voleva diventare una proposta ancora più evoluta sul piano della partecipazione diffusa, anche oltre la pur importantissima stagione di nascita dei Cantieri.
Una proposta non certo rivolta ad un’Amministrazione Comunale, imbelle e irresponsabile, che, dopo anni di abbandono totale e a fine mandato, ha pensato di emettere un bando per l’assegnazione dei Cantieri a privati.
La reazione non si è fatta attendere e un gruppo numeroso di cittadini ha dato mandato a dei Legali di recapitare al Sindaco una diffida amministrativa per un atto che, al di là dell’evidente ambiguità politica della scelta, presenta evidenti profili di illegittimità.
Sono già in preparazione altre iniziative legali, ma il movimento, pur non sottovalutando gli aspetti giuridici della vicenda, vuole andare oltre la doverosa resistenza e, infatti, ha immaginato la “tre giorni” con una prospettiva politica e d’intervento sociale così sintetizzata nel documento finale: “La riflessione sull’abbandono degli spazi pubblici ( e con essi sull’abbandono della città) è stata l’occasione per ripensare la possibilità della riapertura di uno spazio politico, di discussione e iniziative condivise, su questioni che ci riguardano in prima persona ma che uniscono in modo inestricabile il locale con il globale”.
Ma forse l’aspetto più significativo emerso dalla “tre giorni”è la volontà di riaffermare il valore irrinunciabile del bene comune attraverso la sperimentazione di una gestione alternativa di spazi e strutture che sia riproducibile oltre i Cantieri nei tanti luoghi sottratti alla fruizione pubblica attraverso usi impropri o abbandoni talvolta funzionali ad attività di malaffare.
Con questa finalità il “popolo” dei Cantieri si è diviso in diversi gruppi di progettazione partecipata il cui lavoro, insieme alla definizione di un programma di attività socio-culturali con il quale riportare presto la città dentro la fabbrica, proseguiranno l’innesco virtuoso della “tre giorni”. E’ questo il segno tangibile della volontà di non delegare a nessuno la salvaguardia del bene comune, superando logiche di mero profitto o di padrinati politici attraverso la creazione di un modello alternativo di gestione democratica e partecipata.
D’altra parte lo ha insegnato la Primavera di Palermo: la protesta senza il progetto non produce reale cambiamento e, forse, partendo dai Cantieri Culturali della Zisa si può riprovare a cambiare Palermo e, com’è giusto che sia, anche oltre positive esperienze del passato.

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