Sindaco di Giammarinaro, alla faccia dei siciliani

Mafioso e pentito come Melchiorre Allegra è l’alcamese Vincenzo Ferro, figlio di Giuseppe che con la sanità ha avuto un altro genere di legame, riuscì per anni a fingersi pazzo, poi scoperto decise di seguire il figlio nella strada della collaborazione. Altro medico-mafioso ad Alcamo è Ignazio Melodia, altro camice bianco famoso è stato il partannese Vincenzo Pandolfo, seguì il «patriarca» della mafia belicina, don Ciccio Messina Denaro nella latitanza per garantirgli assistenza medica, si consegnò in carcere nel 2006, due anni addietro ancora giovane è morto in cella.

Insomma la mafia i «colletti bianchi» li ha sempre avuti, e non solo come affiliati ma addirittura fra i capi. Non a caso si parla di «borghesia mafiosa» perchè qui a comandare non sono stati mai i «viddani» alla corleonese, ma persone istruite, di un certo «lignaggio». Allegra parlò della mafia trapanese come di una organizzazione dove l’onore aveva un senso «cavalleresco».

Nobili e borghesi all’ombra delle cosche

Una situazione che non è cambiata, ricalca quella odierna dove a comandare le cosche restano i “borghesi” forti della loro in sospettabilità, quelli che pretendono rispetto e lo ottengono ancora meglio di un vero mafioso, quelli che proteggono la latitanza di Matteo Messina. Una atmosfera di grandi connivenze dove tutto spesso si palesa alla luce del sole in un territorio dove si dice che la mafia non c’è più solo perché non si ammazza più.

Vittorio Sgarbi, arrivato da ultimo in provincia di Trapani, è stato eletto plebiscitariamente sindaco di Salemi, senza fare una sola ora di campagna elettorale. E’ bastato che sindaco lo volesse Pinuzzu Giammarinaro. E ha cominciato a recitare una parte che lo aveva già visto protagonista, l’attacco frontale ai soggetti più esposti nella lotta alla mafia.

Ha detto subito che la mafia non esiste esistono i mafiosi sparsi, divisi, che non contano più nulla. La mafia è nell’eolico ha continuato, sfondando una porta investigativamente già aperta. Il mandato di sindaco l’ha trascorso attaccando, un giorno si e l’altro pure, l’attivismo (per la verità mai molto acceso, per mancanza di forze) dell’antimafia.

Con l’arrivo di Sgarbi, sindaco a Salemi, scoppiò l’apocalisse. La prima ad insediarsi fu una squadra di “dandy”, assessori chiamati da Sgarbi, come Oliviero Toscani. Salemi diventa il palcoscenico di una sorta di reality show. Non c’è fine settimana che non arrivino a Salemi troupe tv, Sgarbi  riempie la scena, il resto lo fanno i suoi assessori, mostre, musei, anche quello della mafia (“la mafia non esiste più”, roba da museo secondo lui, ma una diffida gli fa presto togliere tutto ciò che riguarda l’esattore Nino Salvo, morto senza essere stato mai condannato), iniziativa pubblica è quella della vendita ad un euro delle case abbandonate e diroccate del centro storico. Sulla carta vengono vendute tutte, ma in realtà la magistratura di Marsala le ha sequestrate perché la vendita non ha eliminato i pericoli di crollo. Crescono le iniziative propagandistiche di Sgarbi e con esse i debiti fuori bilancio, ma lui al solito con gli scritti al vetriolo del suo addetto stampa, smentisce e minaccia querele.

Tutto questo regge finchè non arriva il sequestro di beni contro l’on. Giammarinaro e non saltano fuori le intercettazioni che svelano come l’ex deputato fuori dal Comune di fatto era e restava il deus ex machina. Dal maggio scorso ad ora è storia contemporanea.

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