Reportage Archivi - Pagina 2 di 8 - I Siciliani Giovani

Quantu è bedda a piscaria!

“Siamo chiusi dall’otto marzo. I turisti rappresentano la clientela principale della nostra attività, quindi ci aspettiamo una perdita di oltre il 70% per il 2020 e di un buon 50% per il 2021. Non riusciremo a recuperare neanche con la stagione estiva, perché è compromessa; difficilmente riapriranno gli aeroporti, ma è probabile che molti siciliani si spostino all’interno dell’isola e vengano a Catania, anche se sappiamo che molte famiglie sono in difficoltà economica pure al momento. La nostra rimane una speranza.” – continua Marco -: “I dipendenti sono tutti in cassa integrazione, però noi contiamo di riaprire l’attività a pieno regime quando finirà il blocco. Ci stiamo organizzando sulla consegna a domicilio per mantenere il posto di lavoro ai ragazzi. Alcuni di loro, infatti si occuperanno delle consegne.”

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Il virus non si scorda di Lesbo

Alla paura della guerra si somma quella del virus, c’è un bagno ogni centosessanta persone, una doccia ogni cinquecento e una fonte d’acqua ogni trecentoventicinque: “È impossibile mantenere il lavaggio frequente delle mani e la distanza di sicurezza. Ci si sta muovendo per fare evacuare i campi di Moria per prevenire la formazione di un focolaio vista la densità di popolazione. Già prima del virus a Moria la gente moriva di fame e la loro salute erano compromessa. In questo quadro quindi fa molta più paura l’arrivo del virus.”

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Abruzzo, storia di monnezza di provincia nell’isola (in)felice

Isola Felice, su questa etichetta l’Abruzzo si è cullato per tantissimi anni. E c’è chi prova ancora a spacciarla per vera. Ma di felice tra corruzioni, clientelismi, diritti negati agli ultimi e ai più deboli, mafie e cricche varie in questa Regione c’è ben poco, come abbiamo già raccontato negli anni su I Siciliani Giovani.

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Effetto Karoshi

Il lavoro in Giappone è valutato secondo la quantità e non secondo la qualità. Le promozioni non dipendono dai meriti, ma dall’età e dagli anni di servizio. In media si lavora dodici ore al giorno, di solito tutte di seguito. Un mare di sacrificio e di conformismo. La morte per troppo lavoro in Giappone ha un nome preciso: “karoshi”.

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