Passeggiando al buio

Una città civile si vede dalla partecipazione democratica dei suoi cittadini che soffrono per una disabilità.

Io sono un cieco e vivo a Catania, una città poco generosa anzi matrigna verso noi cittadini disabili. Quando diventai cieco capii subito che la mia vita doveva subire un cambiamento esistenziale e concreto.

Avevo due alternative: chiudermi in casa e dipendere da qualcuno per vivere una situazione più o meno normale o cercare una totale autonomia che mi facesse vivere la vita. Scelsi la seconda opzione per continuare a mantenere i miei impegni lavorativi e sociali.

Non feci i conti con gli altri e con una città che non dà, né strumenti né solidarietà ai disabili.

Infatti, trovai del cinismo nel luogo di lavoro, dove mi fecero pesare la mia nuova condizione.

Probabilmente, ciò accadeva per una mancanza di cultura e diffidenza verso il disabile, considerato un peso per la società, inutile e poco produttivo nonostante i nuovi mezzi tecnici. Il disabile è una ricchezza lavorativa e umana.

Le difficoltà più forti, erano e sono, la libertà di movimento nelle strade e nei luoghi che tutti e tutte hanno il diritto di frequentare per socializzare e non sentire il peso della condizione di disabile. Mi avventuro per le strade di Catania, dove mi rendo conto di come sia difficile muoversi, marciapiedi sconnessi, motorini e auto su questi, strisce pedonali invase dagli automezzi, paletti di segnalazione stradale sul marciapiede stretto, dove a stento ci passo io, figuriamoci una carrozzella per disabili, che infatti è difficile incontrare. I pochi scivoli che dovrebbero facilitare spesso sono occupati da auto, e io mi ritengo fortunato avendo un cane guida, che fa gimcana per trovare lo spazio necessario.

Sicuramente, c’è una responsabilità dovuta alla mancata sensibilità e solidarietà, che i cittadini catanesi non hanno verso quei cittadini che considerano di serie z.

La responsabilità è sicuramente di chi governa la città, che non fa nulla per sensibilizzare. Non fa nulla per rimuovere le barriere architettoniche nelle strade, nei luoghi pubblici e privati. Non è difficile passeggiare nel centro storico e trovare marciapiedi invasi da tavolini, sedie e gazebo per accogliere la movida catanese.

E non mi stupisco se oggi, Giornata internazionale delle persone con disabilità 2015 dedicata all’inclusione, i nostri amministratori si lanceranno in dichiarazioni retoriche e ipocrite.

Non credo a questi eventi che si consumano in una sola giornata, perché già domani tutto finirà nel dimenticatoio. Credo che costringere in casa ogni tipo di disabile significhi non rispettare i diritti di questi, vuol dire non far partecipare alla vita sociale e pubblica chi può dare ancora qualcosa in termini umani e lavorativi alla società “normale”.

È di qualche giorno fa la notizia che il comune di Catania ha sospeso il trasporto pubblico per i disabili, concedendo tale servizio a cooperative private. Forse il solito giochetto per favorire gli amici degli amici? Il servizio sarà efficiente più o meno come quello pubblico?

Sarebbe bello vivere in una città a dimensione umana che mi dia la possibilità di una passeggiata al buio che si illumini di civiltà.

Infine il mio pensiero va ai vigliacchi assassini che proprio ieri 2 dicembre, a San Bernardino in California, hanno ucciso e distrutto le vite di quei disabili che abitavano in un istituto che li curava e riabilitava per offrire loro una vita inclusiva.

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