“Lo levo ai Briganti e lo do’ ai salesiani…”

Catania. Abbandonato dal Comune, occupato e restaurato dai cittadini, il campo San Teodoro di Librino, in periferia, rischia la fine. Il Comune non copre le spese. Non c’è un progetto. Affidarlo ai salesiani?La squadra di rugby del quartiere (che da aprile gestisce a sue spese il campo) non ci sta

«Il campo da rugby un oratorio? Non possiamo accettare che diventi un’altra cosa e che il lavoro svolto in questi mesi dai ragazzi del quartiere per renderlo nuovamente fruibile venga sminuito così». Piero Mancuso è il fondatore dei Briganti rugby di Librino, quartiere alla periferia sud di Catania dove non c’è niente. Un dormitorio dove però dallo scorso 25 aprile un comitato locale, con in testa gli amanti della palla ovale, ha deciso di sostituirsi alle istituzioni e riqualificare l’impianto San Teodoro. Una mega struttura costruita per le Universiadi del 1997 che comprende due palestre, spogliatori, campo da calcetto e campo da rugby, costata 10milioni di euro e consegnata solo in parte nel 2003. Adesso l’intenzione del Comune di affidare il campo ai salesiani fa infuriare i Briganti. «Sono stati i nostro ragazzi i primi a strappare l’erba e ripulire le palestre fino a renderle un luogo di incontro – racconta Mancuso – Da allora, qui, nessuno si è più permesso di sporcare o distruggere qualcosa».

«Da aprile abbiamo raccolto e presentato al Comune oltre settemila firme per farci affidare ufficialmente la gestione del campo, ma non abbiamo mai avuto risposte concrete», lamenta Mancuso. «Alla fine, circa un mese fa, siamo stati finalmente convocati. Dal confronto è emerso che i salesiani sarebbero diventati beneficiari di una parte del campo, assumendo un ruolo di presenza salvifica per la struttura», racconta Mancuso. «Una situazione per noi inaccettabile. Si tratta chiaramente di un modo della vecchia politica di gestire i beni comuni con interessi privati. Non si spiegherebbe altrimenti perché a noi, che abbiamo rimesso in sesto il campo, non possa essere affidata la gestione, mentre alla Chiesa sì».

Intanto dal Comune nessuno conferma né smentisce la voce. «Di scritto non c’è nulla», dice l’ingegnere Orazio Palmeri, alla direzione dell’ufficio Patrimonio, a cui fa riferimento la gestione del centro sportivo. «Di certo il Campo San Teodoro fa parte di quel terreno che dovrà essere ceduto alla società che costruirà il nuovo stadio del Calcio Catania», continua Palmeri, ricordando il progetto del sindaco Raffaele Stancanelli, espresso pubblicamente circa un anno fa. E che, se dovesse concretizzarsi, cancellerebbe definitivamente il sogno dei Briganti di poter utilizzare il campo.

Con la costruzione dello stadio, diventerebbe impossibile parlare di cessione del terreno. «Semmai di comodato d’uso gratuito per un paio d’anni ancora, in attesa che inizino i lavori», chiarisce Palmeri. D’altronde «per rimettere in sesto il centro sportivo, sarebbero necessari almeno 200 mila euro – continua – E considerato che tutti gli impianti sportivi della città sono in passivo, il Comune non può permettersi di investire in una struttura a scopo sociale senza averne un ricavo economico».

Eppure grazie al lavoro degli attivisti del Comitato campo San Teodoro – formato dai Briganti rugby, dal centro Iqbal Masih e da molte altre realtà del volontariato sociale catanese – dove prima c’era una struttura abbandonata all’incuria e al vandalismo, adesso c’è un luogo di incontro, usato periodicalmente per attività sportive. E non solo. Mentre la domenica i Briganti, a fine partita, sfruttano alcune delle strutture a bordo campo per accogliere gli avversari durante il cosiddetto terzo tempo, nel resto della settimana il San Teodoro ospita concerti, rappresentazioni teatrali e persino un progetto di orto sociale. Il vecchio centro sportivo di Librino è diventato a tutti gli effetti il centro sociale che mancava ai ragazzi del quartiere, oltre a essere il campo d’allenamento che i Briganti, attivi in tutte le serie giovanili a partire dall’under 14, aspettavano da anni.

A partire dal 25 aprile, giorno della Liberazione del campo i volontari hanno zappato la terra ed estirpato le erbacce, lavorando anche nei giorni di festa. Un incontro ormai fisso, quello della domenica al campo, per dare una mano, incontrarsi, progettare e costruire, insieme. Tanti in città hanno si sono uniti. Altri attivisti hanno appoggiato la brigata e aiutato i ragazzi a ripulire. Perfino i vertici della Federazione italiana rugby sono intervenuti. Il 19 marzo scorso, infatti, il presidente nazionale della federazione Giancarlo Dondi ha scritto una lettera all’allora assessore allo sport di Catania Ottavio Vaccaro, per sollecitare l’amministrazione nell’affidamento della struttura alla squadra di rugby.

L’ennesimo appello caduto nel vuoto. Da qui l’occupazione, il lavoro continuo e la nascita del Comitato, qualche mese dopo. Fino ad arrivare ad oggi, al rischio che tutto possa essere gestito da altri. «Evidentemente per una questione di scelte ideologiche», commenta Mancuso. Ecco perché «esigiamo che l’ter venga seguito regolarmente – continua l’attivista – Non vogliamo creare scontri, anzi, siamo disposti a collaborare con chiunque, anche con i salesiani. Purché si tratti di un dialogo in senso orizzontale – chiarisce – Vogliamo che la struttura resti un centro di aggregazione culturale e sportiva, quello per cui è nata e per cui stiamo lavorando. Non molleremo».

SCHEDA

BRIGANTE A CHI?

La storia del campo San Teodoro nasce nei progetti del piano di zona Librino a metà anni ’70 . La sua costruzione è iniziata però a metà anni ’90, per essere utilizzato nel corso delle Universiadi siciliane del 1997, ma la consegna dell’impianto incompleto è avvenuta solo nel 2003, senza il previsto stadio da trentamila posti , ma con due campi di calcio e palestre per gli sport al chiuso. Il San Teodoro è stato utilizzato per la prima volta nel 2006, l’anno della fondazione della squadra di rugby dei Briganti. Nata per iniziativa del centro sociale Iqbal Masih di Librino, che da quasi vent’anni opera in una delle zone più problematiche della popolosa città satellite etnea, quella del palazzo di cemento di viale Moncada. Proprio di fronte a uno dei simboli più potenti del malaffare si estende l’area del San Teodoro. L’unico campo in erba sintetica completo dell’impianto sportivo è stato utilizzato fino al 2009, quando l’amministrazione comunale lo ha concesso in comodato d’uso al Catania calcio per realizzare una scuola calcio, mai avviata. Dopo anni di esilio dal quartiere, i Briganti hanno deciso di ripristinare l’area dove era previsto il secondo campo di calcio, da convertire al rugby. Un’impresa riuscita con sei mesi di lavoro. Ma l’uso ufficiale della struttura è impedito da una promessa dell’amministrazione comunale: realizzare in project financing il nuovo stadio da affidare al Catania calcio.

 

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