L’Italia, Terra dei fuochi

Un sistema pluridecennale che coinvolge tutte le Regioni

Pino Ciocola, uno dei migliori giornalisti sulle ecomafie, lo scorso 22 febbraio su Facebook ha riportato un breve stralcio della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse della legislatura 1996-2011. Uno stralcio di ventuno anni fa “Sono ben tredici le regioni dove sono state avviate inchieste per traffici e smaltimento illegale di rifiuti: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Non è infondato ipotizzare che i trafficanti di rifiuti tossici possano ringraziare una sorta di diffusa tolleranza determinata anche da una fitta rete di collusioni, soprattutto in sede amministrativa”.

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Nelle ultime settimane, alla redazione di Fanpage.it – dopo aver pubblicato le prime puntate dell’inchiesta Bloody Money – ci sono stati due incendi “sospetti” contro familiari dei giornalisti, una minaccia di un esponente istituzionale, due giornalisti aggrediti, il segretario di un partito affermare “con voi non parlo perché siete indagati”. E in tutto questo, la quasi totalità dell’attenzione mediatica ha messo sotto processo la stessa Fanpage.

C’è un ramificato e consolidato sistema nel quale s’intrecciano pezzi delle istituzioni, imprenditori, camorra e tanto altro. L’inchiest Bloody Money ha focalizzato l’attenzione sulla Campania. Ma, come riporta lo stralcio di Cociola, la Terra dei Fuochi non è confinata solo alla Campania. Anzi, investe e coinvolge quasi tutta la Penisola. Antonio Musella anni fa descrisse in un libro d’inchiesta, scritto a quattro mani con Andreina Baccaro, “Il Paese dei veleni”. Era il 10 febbraio 2014 quando Presa Diretta portò in prima serata tv l’Italia dei Fuochi. Con il rapporto dell’11 Gennaio 2016 dell’Istituto Superiore di Sanità, in aggiornamento dello studio Sentieri, Sandro Ruotolo denunciò l’emersione del “più grande atto di accusa contro lo Stato, lo si aspettava da vent’anni, ora è arrivato: l’Italia è una terra dei fuochi”. Il coraggiosissimo Nello Trocchia, una delle più grandi firme di inchieste, ha scritto sei anni fa un libro (insieme a Manuele Bonaccorsi e Ylenia Sina) su quel che accadeva nella Capitale. Così come altre inchieste per Nemo e Tiscali Notizie si sono concentrate lontano dalla Campania.

La Direzione Investigativa Antimafia l’anno scorso ha fatto esplicito riferimento a una vocazione imprenditoriale delle cosche, a “deviazioni dal solco della legalità per puro e vile scopo utilitaristico”. Una storia – come ha scritto Nello Trocchia  – che “iniziò con le dazioni di denaro a politici e funzionari compiacenti, corrotti”. Non è più solo una questione di “infiltrazioni” ma di veri e propri “delitti d’impresa”. Un’impresa che coinvolge ad altissimi livelli politici, settori delle istituzioni, camorristi, imprenditori. Che manovrano e dominano i settori più disparati.

Lo stralcio di Ciocola cita anche l’Abruzzo – così come il Molise. Nessuna Regione è estranea al “modello di sviluppo criminale” della Terra dei Fuochi. Le “bombe ecologiche”, frutto avvelenato delle attività criminali, in larga parte sono ancora lì. O in alcuni casi, potrebbero ancora aspettare di essere scoperte.

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