L’editore ringrazia e i coccodrilli piangono!

“Grazie! Tante grazie! Grazie a tutti voi, governatori, sindaci, vescovi, generali, uomini di ogni affari e maestri di ogni professione. Ma grazie soprattutto al direttore di questo grande quotidiano, ai redattori, giornalisti e giornaliste, e perfino all’ultima ruota del carro, ai collaboratori.

Si, dico proprio a, voi miei valorosi e fedeli giornalisti.

Mi seguite da tanti anni con obbedienza assoluta e mai una ribellione.

Siete stati pazienti quando nella mia stanza decidevo, insieme ad altri imprenditori e politici, le sorti della città. Sapevate bene che la mia ricchezza era la vostra ricchezza, e siete stati in silenzio, anche quando ricevevo gli amici mafiosi.

Avete intinto le vostre penne nel vostro sangue per difendermi e per darmi la vostra solidarietà nei momenti più oscuri. Quando pubblicavamo le “lettere dal carcere” di brava gente ingiustamente condannata. O con un colpo di forbici eliminavamo le foto dei miei nemici. E infine, qualche giorno fa, quando se n’è andato il grande costruttore edile, citato nei libri su Cosa Nostra, che “tanto lustro e lavoro ha dato alla nostra Milano del sud”.

Un necrologio perfetto, con mai la parola mafia: bravi, bravi!

Ora il momento che attraversiamo è buio, ma io non abbandono i miei fedeli giornalisti.

Ho cercato di vendere il giornale, grazie ad un bravo avvocato e a degli industriali della netturba, ma purtroppo i soliti giudici si son messi in mezzo, hanno messo in galera i netturbini e addio affare”.

Sì, il momento è oscuro per l’unico quotidiano della città, che tanto ha fatto per la politica e gli affari dei soliti noti.

E i giornalisti che fanno?

Si son riuniti in assemblea sindacale.

“Sì, qualcuno lo aveva detto che eravamo troppo ossequiosi, sempre piegati in due col cappello in mano – è cominciata l’assemblea – Sarà anche vero, ma noi tenevamo famiglia”. Il giornalista famoso, quello degli editoriali, intanto mugugna fra sè: “Vabbè, tanto io un buon posto lo trovo lo stesso. Mi dispiace per voi, cari colleghi, ma famiglia la tengo pure io”.

E mentre i giornalisti pensano alle loro paghe a rischio, i vari governatori, sindaci, capibastone, e perfino sindacalisti di destra e di “sinistra”, strombazzano solidarietà ai poveri giornalisti, la stessa versata al padrone in altri tempi.

Perché le cose nella vita, amici miei, vanno così. “Io sono io e voi non siete…”.

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