“Lasciamoli giocare, poveri bambini”

Il ceto medio si sta liquefacendo. Ben pochi, nelle famiglie borghesi, avranno il tenore di vita dei loro padri. C’è un’aria di Weimar sempre più insistente. Ma i politici non lo sanno

La casa, ancora bella, era stata un tempo bellissima. Ora, però, risentiva degli anni, se non dei secoli, e della penuria di restauri e manutenzioni. Qualche traccia di umido, l’intonaco qua e là sbrecciato, graffi su porte e infissi. In cucina, i pensili da tempo non formavano più una linea dritta e dal tavolo, nonostante bruciature e anelli di bicchieri, non era scomparsa la passata bellezza e solidità, nonostante il disordine di fogli e cartelline che lo ingombravano.

«Il problema sono le rate del mutuo».

«Quando scadono?»,

«A marzo».

Dalla stanza accanto, dalla quale, per tutta la durata della discussione, era provenuto un brusio di sottofondo, si levò un urlo di trionfo che li costrinse ad interrompere l’esame dei conti. Trovarono la forza di sorridere «Beati loro, che riescono a divertirsi…».

«Beati loro, che non si pongono questi problemi».

Sguardi benevoli e comprensivi.

E poi, scuotendo la testa per non farsi distrarre da pensieri troppo lievi, «Entro marzo bisogna trovare quei soldi, quindi. E dove?».

«Potremmo vendere qualcosa. La macchina, i libri.».

«I libri?» e gli occhi preoccupati e tristi andarono alla libreria carica e affollata grazie a decenni di amorosi acquisti.

«In fondo – le disse prendendole la mano – ormai se ne trovano tanti in rete. Non è più necessario averli di carta».

«Lo so. Ma sono ricordi, i nostri ricordi…».

Un barrito di trionfo si levò dalla vicina stanza. Per scaricare la tensione abbatté il pugno sugli estratti conto appoggiati sul tavolo, scostò fragorosamente la sedia dal tavolo, si alzò facendo volare altri estratti conto che teneva sulle ginocchia e, aperta la porta, «Volete piantarla, ragazzi?!».

Si levarono deboli e poco convinte proteste che interruppe con voce ancora alterata «Con la mamma stiamo parlando di cose importanti! Cercate di stare buoni, una volta tanto».

Si risedette sospirando, si chinò per prendere le carte atterrate sotto il tavolo. «In fondo dobbiamo solo stringere la cinghia per un paio d’anni. Magari se rinunciamo alle vacanze e tagliamo ancora un po’ le spese ce la possiamo fare, e senza dar via i libri».

«Tagliare le spese? Ancora? Quali?».

La domanda si perse nel silenzio. Un silenzio breve, di lì a poco interrotto da nuova grida dalla stanza vicina. Ancora una volta stava per alzarsi, ma lei lo prevenne, poggiandogli una mano sul braccio.

«Lasciali fare, lasciamoli giocare».

«Ma non si rendono conto di quello che stiamo passando?».

«Forse no, ma è meglio così, lasciamoli sfogare.»

«Lo facciamo, tutti i giorni, con le leggi elettorali, con l’Art18, con le riforme costituzionali. Li assecondiamo, passiamo ore con loro quando vogliono fare i sindacati o i politici. Ma in certi momenti dovrebbero capire.».

«Forse è meglio che non capiscano, forse è meglio che non si rendano conto. Sarà più facile per loro sopportare questi anni.».

«Hai ragione, Elsa. Ma poi ogni giorno si svegliano e chiedono un nuovo emendamento, altri fondi, ulteriori spese mentre noi, invece, siamo qui seduti a chiederci se sia il caso di vendere i libri.».

«Devi aver pazienza, Mario. Sono solo dei ragazzi, lasciamoli giocare.».

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