L’antimafia parte anche da Cermenate

Cermenate, paese di 9.000 abitanti a pochi chilometri da Como e Cantù, nel cuore della Brianza lombarda. Da qui, in particolare da una villetta confiscata in via Di Vittorio 10, è partito un progetto di “responsabilità sociale” contro le mafie. Si chiama “Progetto San Francesco”

Cermenate, paese di 9.000 abitanti a pochi chilometri da Como e Cantù, nel cuore della Brianza lombarda. Da qui, in particolare da una villetta confiscata in via Di Vittorio 10, è partito un progetto di “responsabilità sociale” contro le mafie. Si chiama “Progetto San Francesco” e coinvolge l’amministrazione di Cermenate, guidata dal sindaco Mauro Roncoroni, i sindacati Cisl, Filca (costruzioni e affini) ,Fiba (bancari e assicurativi) e Siulp (Polizia di Stato), fino a Banca Etica e all’associazione Jus Vitae. L’obiettivo è quello di realizzare nella casa confiscata alla ‘ndrangheta nel 2007 il primo centro europeo per l’alta formazione contro le mafie, dedicato a Giorgio Ambrosoli.
La presenza mafiosa a Cermenate e nei paesi limitrofi non è una novità: uno dei primi 16 “locali” scoperti in Lombardia, quello del clan ‘ndranghetista Mazzaferro, era proprio a Cermenate, e nello stesso paese a inizio anni Novanta furono arrestati alcuni componenti del clan camorrista dei Borzacchiello. Nel giugno del 1994, con l’operazione “I fiori della notte di san Vito” che portò in carcere 370 persone per reati collegati alla ‘ndrangheta, venne arrestato anche Giuseppe Costa, di Cermenate, oltre a centinaia di affiliati nel comasco.   Nel dicembre 1994, dopo una nuova operazione antimafia, il Corriere della sera scriveva: “Ormai a Cermenate la criminalità organizzata è arrivata ai massimi livelli, per questo la gente applaude per strada i carabinieri”. Ma anche oggi questi territori non si possono ritenere liberati dalla presenza mafiosa: dopo l’operazione “Infinito” del luglio 2010, il pentito Antonino Belnome ha confessato di essere stato tra gli esecutori dell’omicidio di Antonio Tedesco, avvenuto il 27 aprile 2009 nel maneggio “La masseria” di Bregnano, comune confinante con Cermenate.
Dopo la consegna, avvenuta il 7 maggio 2011, della villetta confiscata, nel novembre scorso è partita la raccolta fondi per la sistemazione dell’immobile. Il progetto prevede la realizzazione nel piano interrato di una sala riunioni con circa 80 posti a sedere, al piano terra una mostra permanente sulla legalità e al primo piano un archivio di documentazione. «L’iniziativa di riutilizzo del bene confiscato – spiega il sindaco di Cermenate Mauro Roncoroni – non è stata calata dall’alto, ma condivisa e progettata con una serie di incontri che hanno coinvolto le associazioni del paese e i residenti di via di Vittorio. Quello che noi stiamo provando a fare è un’esperienza amministrativa e cittadina di contrasto della criminalità organizzata, utilizzando l’opportunità del bene confiscato per intraprendere un’operazione di promozione culturale e di giustizia, per sviluppare degli anticorpi contro le mafie». L’idea di combattere l’illegalità ha portato l’amministrazione e il consiglio comunale di Cermenate a scegliere alcune linee di attuazione per limitare l’infiltrazione criminale negli appalti pubblici: sono state abolite le gare d’appalto con il principio del massimo ribasso, mantenendo come criterio di valutazione quello dell’offerta vantaggiosa, che tiene conto anche di fattori come la qualità dei materiali utilizzati e i rapporti con le maestranze. Gli uffici comunali sono stati invitati a rispettare in maniera estremamente rigorosa la tracciabilità dei pagamenti: «Queste scelte non rappresentano nulla di straordinario, sono quello che dovremmo fare tutti. Personalmente –  dice Roncoroni – ho sempre percepito il fenomeno come qualcosa di lontano, ma oggi ho capito l’importanza di sapere che da parte delle amministrazioni c’è un livello di guardia più alto».
Alessandro De Lisi, responsabile del “Progetto San Francesco”, spiega il significato di questo programma di partecipazione sociale: «L’obiettivo è quello di promuovere la cultura della legalità partendo dalle esperienze del territorio ed elaborando alcuni strumenti, tra cui quelli amministrativi, per prevenire il reato e accelerare il processo di partecipazione civica nel territorio. La ristrutturazione della casa di Cermenate è figlia del consenso popolare, con un vero passaggio del bene confiscato a bene comune. Il Comune si riserva per tre giorni a settimana l’utilizzo gratuito dello stabile, mettendolo a disposizione delle associazioni». Per coinvolgere i cittadini e le realtà locali in questo progetto, da qualche mese sono partite anche iniziative volte a conoscere la realtà mafiosa e condividere gli strumenti e le scelte attuabili per combatterla: «Lo scopo del programma di promozione civica, comunale e territoriale della cultura della giustizia – racconta De Lisi – è quello di impedire il radicamento della “mafiosità”, di quei comportamenti che favoriscono il consenso sociale delle organizzazioni mafiose». A Cermenate lo scorso 20 ottobre Michele Prestipino e il giornalista Mario Portanova hanno inaugurato i “Dialoghi di formazione popolare” sul tema dei beni comuni, continuati il 12 dicembre con la giornalista Marta Chiavari, autrice del libro “La quinta mafia”. Nel parco comunale di Cermenate, dal giugno 2011, sono stati installati dei pannelli che compongono un percorso antimafia, con i volti e le frasi di Paolo Borsellino, don Pino Puglisi, Piersanti Mattarella, Giorgio Ambrosoli, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone.
La speranza dei promotori del progetto San Francesco è quella di riuscire a coinvolgere tutto il territorio comasco in questo percorso di contrasto culturale e amministrativo ad ogni tipo di organizzazione mafiosa, partendo dalla consapevolezza e dal coinvolgimento dei singoli cittadini, dei lavoratori e delle associazioni. Forse proprio da Cermenate potrebbe partire un movimento di riscatto civico e sociale contro la mafia, che nel 2012 rimane ancora un problema largamente sottovalutato e poco considerato in tutte quelle zone della Lombardia che per troppo tempo non hanno reagito alla colonizzazione criminale.

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