La rabbia, l’orgoglio e la rappresaglia.

“Puttanaaaaaaa tanto morirai” “a brutta zoccola figlia di zoccola infettata dall’AIDS” “meglio che non resti incinta perché dovrai vedere i tuoi figli gravemente malati e incurabili”. Queste frasi orribili, che riportiamo per la loro gravità inaudita, scusandoci della volgarità, non sono state rivolte da mafiosi o da fascisti. Sono state rivolte all’attivista filo palestinese Rosa Schiano da parte di filo-israeliani. Frasi come “Troia….tanto prima o poi capiti a Roma” e altre informazioni recuperabili su facebook lasciano pochi dubbi sulla provenienza delle minacce: appartenenti a certi ambienti sionisti di Roma, da sempre al centro di azioni discutibili che la stampa spesso passa sottobanco.

 

Perché Rosa Schiano merita tanta violenza? Primo perché è filo palestinese e non aderisce alla continua celebrazione mediatica e ideologica del sionismo, secondo perché si è permessa di “violare” il lutto israeliano sui tre ragazzini coloni, sequestrati e trovati morti lunedì sera. Senza offendere la memoria, ma semplicemente raccontando della terribile rappresaglia che il popolo palestinese sta subendo da quando i tre coloni sono stati sequestrati. Quindi occorre rettificare: è stata minacciata non per aver violato il lutto, ma per aver diffuso liberamente notizie che non trovano spazio perché danno fastidio a Israele, perché confliggono con l’immagine che l’entità sionista vuole dare di sé al mondo.

 

Non possiamo non unirci al cordoglio delle famiglie dei tre giovani ammazzati, ma occorre fare delle considerazioni. I ragazzini erano tre coloni. Colono, un termine che in sé racchiude il furto di terra, la violenza della sopraffazione, racchiude un crimine, un’ingiustizia e una colpa storica. Il termine colono indica un carnefice, non una vittima. Per gli aggressori e per i loro figli solidarietà di stampa, politici, istituzioni democratiche e società civile. Per le vittime della colonizzazione, per i palestinesi cacciati dalle loro terre, bombardati, rastrellati il silenzio assoluto. Lo status di colono si svuota del suo significato sociale per il principio che i diritti umani sono universali e la violenza e l’omicidio contro le persone sono sempre da condannare. Si vede che per chi tace sulle vittime palestinesi mentre si cosparge il capo di cenere per le vittime israeliane, i palestinesi non sono neanche persone.

 

Nessuna condanna, ad esempio, è provenuta dalle stesse istituzioni democratiche davanti all’aggressione di un gruppo di palestinesi avvenuta lunedì pomeriggio a piazza Venezia, da parte dei partecipanti alla manifestazione in segno di lutto indetta dalla comunità ebraica. Nessuna condanna per l’aggressione avvenuta sempre lunedì nello stesso posto, nei riguardi di un ragazzo italiano, picchiato selvaggemente per il solo fatto di indossare una kefiah, da parte di un gruppo di ragazzi che proveniva dal “ghetto”. Che possiamo presumere appartengano alla led, il servizio d’ordine del quartiere ebraico, che si è fatto conoscere per una aggressione a un gruppo di palestinesi, impegnati in una fiaccolata per i prigionieri palestinesi ,il 24 giugno 2010, e per una aggressione ad un gruppo di studenti durante la manifestazione del 14 novembre 2012, avvenuta nei pressi del lungo Tevere.

 

Si può definire lutto un volgare sfogo di violenza fisica e verbale? O si tratta piuttosto di una scusa per continuare a denigrare, intimidire e minacciare chi informa sulla violenza di Israele, chi manifesta in solidatietà al popolo palestinese, chi, in definitva, è considerato un nemico? O si tratta di una scusa per riprendere le ostilità in palestina, per dare il via ad una escaletion di violenza?

 

Chi ha ucciso i tre ragazzini vuole la guerra. Ma chi li ha uccisi davvero? Il sequestro non è stato rivendicato da alcuna fazione palestinese. I tre ragazzini sono scomparsi dopo aver preso un passaggio in autostop. Potrebbe essere stata Hamas, un maniaco, chiunque. Senza indagini, senza prove e senza processo, Israele ha deciso che il colpevole è Hamas e che i palestinesi devono essere puniti. Il popolo israeliano non vuole giustizia per i suoi figli, vuole solo vendetta.

 

Abu Mohamed Khudair 16 anni, rapito martedì mattina a Jerusalem est mentre era in preghiera con altri bambini. Secondo le testimonianze raccolte da Pchr, una Ong per i diritti umani, il giovane è stato costretto a salire su una macchina da 5 coloni israeliani, seviziato e bruciato vivo.

 

Jusef Abu Zaga 20 anni, ucciso a Jenin da spari dell’esercito israeliano, durante un’irruzione in una casa del campo profughi.

 

Nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio l’esercito israeliano scatena l’inferno su Gaza. Ufficialmente in risposta a dei razzi artigianali qassam sparati da Hamas. Di fatto colpisce la popolazione innocente che è sottoposta al governo di Hamas e racchiusa in un carcere a cielo aperto senza possibilità di fuga.

 

Altre vittime, almeno sei, si contano dall’inizio delle operazioni di ricerca dei tre coloni rapiti, che hanno visto veri e propri rastrellamenti, anche di minori, case buttate a terra o messe a soqquadro. Un dramma vissuto da persone innocenti che non trova alcuna solidarietà e alcuno spazio sulla nostra democratica e libera stampa.

 

Circa 700, secondo il rapporto dell’Unicef “Children in military detention” del marzo 2013, sono i minori dai 12 ai 17 anni che ogni anno vengono arrestati, interrogati e detenuti dall’esercito israeliano. Circa 7000 negli ultimi dieci anni. Minori che venivano rastrellati, prelevati in veri e propri raid durante la notte dalle loro case e che, in carcere, subivano maltrattamenti, torture e abusi di ogni tipo. Per loro nessuna foto è mai stata esposta sul Campidoglio.

 

La manifestazione più emblematica di questo lutto è una vera e propria campagna di propaganda di odio su facebook dal titolo poco equivocabile ““The People of Israel Demand Vengeance!” , in cui giovani israeliani si fanno fotografare con cartelli che portano scritte del tipo “odiare un arabo non è razzismo, è moralità”. Nessun rispetto per i morti palestinesi ma neanche alcun rispetto per le vite dei tre ragazzini israeliani trucidati da non si sa chi.

 

La rabbia e l’orgoglio di un popolo che davanti alla tragedia di tre bambini uccisi non chiede giustizia, ma vuole altro sangue e altro odio non è lutto. E’ rappresaglia.

4 pensieri riguardo “La rabbia, l’orgoglio e la rappresaglia.

  • 05/07/2014 in 07:02
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    L’odio, da entrambe le parti, ha raggiunto livelli disumani. I ragazzini ebrei (coloni o meno, qui non ha la minima importanza) uccisi dai palestinesi, i ragazzini palestinesi uccisi dagli ebrei: in entrambi i casi, agli esecutori materiali si affianca l’orrenda solidarietà di masse ben più numerose.
    I palestinesi hanno subito, e subiscono, un’ingiustizia feroce. Gli ebrei sono stati tranquillamente sterminati, nella civile Europa, senza che nessuno muovesse un dito per salvarli. Questi due fatti non giustificano però in alcun modo l’assassinio di adolescenti. Che non si bilanciano affatto a vicenda ma al contrario si sommano, gravano insieme sulle coscienze degli uni e degli altri.

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  • 05/07/2014 in 07:03
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    Si sono svolte in realtà in questi cinquant’anni non una, ma due guerre parallele. Una per il possesso di un territorio a cui entrambe le parti avevano qualche diritto, se non giuridico, umano; e questa è stata la guerra dei fucili; l’altra per l’affermazione di un’identità tribale ricavata da testi antichissimi e feroci; e questa è stata la guerra delle atrocità, in cui ciascuno accusava l’altro delle cose più inumane, e ciascuno dei due aveva ragione. Gli uomini della prima guerra – gli Arafat, i Nasser, i Rabin, i Ben Gurion – oramai sono morti o sono vecchi. I giovani, quelli che si riproducono ora, appartengono tutti alla seconda guerra, quella atroce. e non poteva essere diversamente perchè l’odio a un certo punto diventa un valore in sè, non ha più bisogno di alcuna – men che mai razionale – giustificazione.
    È impossibile, adesso, augurare di vincere a qualcuno, perchè chi vincerà vincerà per uccidere, non per restare vivo. L’innovazione tecnica, in questa fase, sono stati i bambini: col grembiule di scuola, coi capelli sporchi, con le gambe nude. Hanno invaso prepotentemente le statistiche dei morti sparati (a quanto pare non è difficile far collimare nel mirino, tenendo fermo il fucile, il corpo lontano di un bambino) e torneranno a farlo, da questa volta in poi, perchè dalle atrocità nuove, in tempo di bestie, non si torna mai indietro. Ma neanche i bambini sopravvissuti cresceranno umani, perchè forse nessuno può più essere umano laggiù. Nelle dichiarazioni ragionatrici dei capi politici, esattamente come nei visi di manifestanti e coloni, si scorge infatti qualcosa non di sbagliato o di malvagio, ma di mutante. Come se parlassero e agissero sotto l’influsso di radiazioni.
    E questo è toccato a due popoli che erano l’uno il fiore civile e laico del mondo arabo, l’altro il cuore pulsante dell’Europa. Avevamo bisogno – noi bianchi ricchi dell’ovest e, quando c’era un est, dell’est – di qualcuno che tenesse le nostre trincee laggiù, che piantasse su quella sabbia le bandiere dei nostri assurdi antropofagi imperi. Abbiamo trovato israeliani e palestinesi, e li abbiamo messi lì a puntellare. Alla fine gli imperi sono crollati o vanno marcendo dentro. Ma i nostri androidi sono ancora lì (essi, che prima di noi erano esseri umani) e si uccidono a vicenda, come gli abbiamo insegnato.

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  • 11/07/2014 in 18:42
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    Quanto commentato nell’articolo lascia l’amaro in bocca ma,chi crede veramente nella pace e nella convivenza civile non può smettere di cercare la verità,anche se sono pochi a cercarla ed a parlarne.Quando si dice,tout court,che i due popoli si odiano,non si dice la verità tutta intera;sui media spesso si evita di parlare(anzi non se ne parla per nulla) di tutti i casi di convivenza pacifica,di collaborazione,di assistenza sanitaria,di rispetto tra le due popolazioni,costrette a vivere gomito a gomito.Per tutti,basti l’esempio del maestro Barenboim,il quale sta cercando di trasmettere,tramite la musica,la cultura della pace e della convivenza.Non bisogna stancarsi mai di lavorare per la pace,bisogna “restare umani”,come diceva il volontario italiano ucciso qualche tempo fa(perdonate,ma non ricordo il nome) in Palestina : è da persone come questa,che dobbiamo ripartire,PERCHE’ NON CI SONO ALTRE STRADE!

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  • 21/11/2014 in 21:36
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    Cos’è Nena News ? chi la organizza, chi ci scrive, se non la stessa Rosa Schiano ?. Cosa c’ha di tanto forte questa persona, che si è fatta un periodo a Gaza, dove era ospite, forse in qualche hotel di lusso? (ce ne sono, credimi) comunque stava lì scattare fotografie su cui ci stanno organizzando mostre in giro per l’Italia patrocinate dagli assessorati. Un poco di obiettività ! se la Schiano avesse fatto le stesse cose in Iran o Afghanistan, probabilmente non se la sarebbe filata nessuno

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