lunedì, Giugno 24, 2024
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La fossa degli ultimi

Attento alle sue parole, il neoassessore regionale alle infrastrutture, come dire “il nuovo che avanza”, Andrea Vecchio, punta di diamante dell’imprenditoria si­ciliana, o meglio, della “nuova impren­ditoria antimafia”. Presenti anche i diri­genti dell’ANCE (Associazione Nazio­nale Costruttori Edili).

La superstar enuncia il suo progetto e promette solennemente che questa volta sarà tutto diverso, che progettazione e politica andranno d’accordo, che non ci sarà nessuna variante. Aree verdi, teatri, un “no” secco ai centri commerciali, edi­fici a misura d’uomo che vengono inte­grati con quel che rimane del vecchio San Berillo; divisi solo da quelle che adesso chiamano le ramblas, ovvero Cor­so Martiri della Libertà. I giornalisti, de “ La Repubblica” e de “La Sicilia” sono attenti, prendono appunti e il giorno dopo nelle pagine dei loro quotidiani ap­paiono articoli che elogiano il progetto, approvandolo.

Anche il partito democratico catanese si è espresso favorevolmente al progetto, e di massima ha dato il suo beneplacito, sappiamo bene per quali interessi e quali “comitati d’affari” e inciuci tra destra e sinistra: ma questa è un’altra storia.

Ma nessuno, proprio nessuno, ha detto o ha scritto una sola parola su quegli uo­mini e quelle donne di nazionalità bulga­ra che vivono in uno di quei vuoti urbani. Quell’area chiusa fra via Ventimiglia, via Archimede, Corso Martiri della Libertà e via Crispi non è solo un luogo malsano, un deposito di immondizia, ma è anche un luogo abitato. Tutti ci passano, pedoni automobilisti, e tutti fanno finta di nulla.

Tutti, compresi i bravi giornalisti, am­ministratori e imprenditori presenti all’incontro: perfino la superstar Cucinel­la, che non li menziona di certo nella sua intervista rilasciata a Ctzen.

* * *

Come concludere questa storia lunga cinquant’anni? Come legare l’otto luglio millenovecentosessanta e la morte di Sal­vatore Novembre con la comunità bulga­ra che oggi vive nella “fossa degli ultimi”? C’è un filo rosso che può legare le due storie e i due fermo immagine?

Io credo di si. Hanno in comune due morti: la morte fisica di Salvatore No­vembre, ucciso dalla polizia di Stato, operaio edile che sperava in una società moderna e democratica che smettesse di sfruttarlo, e la morte civile di questa pic­cola comunità bulgara, indesiderata da tutti e scomoda per tutti .

Cosa accadrà questo autunno, quando dovranno iniziare i lavori in Corso Marti­ri della Libertà? Nella migliore delle ipo­tesi l’amministrazione invierà un messo comunale, che notificherà lo sfratto alla comunità bulgara, con l’ingiunzione di sgomberare entro una certa data. Nella peggiore delle ipotesi potrebbe accadere ciò che tante volte abbiamo già visto: un’alba autunnale, due blindati della po­lizia o dei carabinieri, gli uomini in as­setto antisommossa scendono e si schie­rano Arrivano due ruspe, che si posizio­nano davanti l’area da sgomberare. Una voce che parla al megafono. Un funzio­nario delle forze dell’ordine che indica a quegli uomini e a quelle donne di sgom­berare entro un’ora.

Vorrei poter concludere in un modo di­verso questa storia, questa storia di po­vertà e prepotenza, ma non trovo di me­glio che le parole del direttore Giuseppe Fava: “La povertà definitiva, l’infelicità sconosciuta di quelle miglialia di bambi­ni che abitavano laggiù ed era come se vivessero sottoterra, e Catania cammi­nasse sopra le loro teste…”.

 

Scheda

LA SOCIETA’ CIVILE CATANESE SU CORSO MARTIRI

Le sottoscritte associazioni, nel pren­dere atto dell’avvenuta stipula dell’accordo operativo per il completa­mento del vecchio Piano di “risanamen­to” di San Berillo sulle aree intorno al Corso Martiri della Libertà, pur ricono­scendo che alcune importanti migliorie sono state apportate rispetto all’inaccet­tabile accordo iniziale (in particolare il mantenimento della scuola esistente e la riduzione della volumetria da edificare, a nostro avviso ancora eccessiva), ritengo­no di dovere sottolineare come l’Ammi­nistrazione Comunale non abbia voluto considerare le osservazioni formulate nei mesi scorsi, tendenti ad una più ampia partecipazione democratica, al punto da non dare nemmeno una risposta, sia pure negativa, portando invece avanti un pro­cedimento che non ci potrà dare i miglio­ri risultati auspicabili, perché:

1 – il Piano che si attuerà risale al 1973, e non può quindi certamente rite­nersi moderno, né rispondente alle esi­genze attuali della città

2 – la “qualità” del progetto non potrà essere garantita dal suo affidamento ad un “archistar”, che sarà inevitabilmente condizionato dalla vetustà del Piano ur­banistico e delle sue regole, che fissano i perimetri, le densità e le destinazioni dei singoli lotti

3 – il Piano urbanistico, essendo pale­semente obsoleto, non prevede aree libere con caratteristiche e dimensioni adeguate alle necessità della protezione civile in caso di grave evento sismico, fa­cendo perdere alla città l’unica occasione per mettere veramente in sicurezza il centro storico circostante

4 – il centro storico non ha bisogno della costruzione di altre strutture com­merciali, ma di sostegno e valorizzazione delle attività già esistenti

5 – il Piano del ’73 manca di un’idea di fondo, forte e nuova, che possa vera­mente qualificare l’intervento, come ad esempio quella proposta poco tempo fa dall’arch. Zaira Dato

6 – qualora l’archistar dovesse invece interpretare con troppa disinvoltura le re­gole imposte dal vecchio Piano per espri­mere liberamente la propria capacità pro­gettuale, è ipotizzabile che il Direttore dell’Urbanistica, dovendo rilasciare la concessione edilizia, rischierà di incorre­re in un reato penalmente rilevante

Per quanto la transazione presenti l’indubitabile vantaggio della chiusura del contenzioso con la proprietà e quello di una prevedibile valvola di sfogo per l’occupazione nel campo dell’edilizia, tuttavia non è accettabile che ciò possa essere barattato con la rinuncia ad una adeguata pianificazione di un’area così rilevante per il futuro della città.

Temiamo anche che la propensione dell’Amministrazione a tenere ostinata­mente in vita una pianificazione obsole­ta, come il Piano di “risanamento” di San Berillo, possa valere anche per il Piano Regolatore dell’intera città, il cui aggior­namento viene rinviato di giorno in gior­no, lasciando trasparire un patetico acca­nimento nel volerlo tenere artificialmente in vita a tempo indeterminato, specchio di una reale incapacità a prendere delle decisioni indispensabili per la crescita economica, culturale e sociale della nostra città.

Se non fosse così, perché mai non in­cludere nel nuovo PRG anche le scelte sul destino dell’area intorno al corso Martiri della Libertà?

Cittàinsieme, ItaliaNostra, Lipu, Wwf

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