“Io mi sbavaglio, e tu? Resti zitto?”

“Sbavaglio”, due giorni di dibattito e organizzazione coi Siciliani giovani. Catania 24 e 25 novembre, all’università (Coro di notte dei Benedettini) e al giardino di Scidà di via Randazzo.

Sabato e domenica, se volete, potete venire da noi dei Siciliani, all’università e al giardino di Scidà. Si parla dei soldi di Ciancio, della dittatura mafiosa, dei disgraziati quartieri, dei giovani giornalisti di come assicurare alla città di Catania un vero giornale che ne parli, e roba del genere. Cose noiose, insomma, cose di lavoro. Però questo non è un appello, è semplicemente un’informazione. Se vuoi venire vieni, sennò non insistiamo. Questo vale per te che ti facevi la tua birretta al pub del porto mentre, cento metri più avanti, centosettanta creature marcivano sulla nave. Vale per Lei, egregio e illustre amico, che avrà certo quel giorno cose più urgenti da fare. Non insistiamo con nessuno. Noi, semplicemente, come sempre saremo lì.

A fare il nostro lavoro – studiare, scrivere, organizzare, mettere su questioni – come sempre s’è fatto, senza grandi pretese ma senza il minimo dubbio che quello che facciamo non sia vitale. Oggi, che tutti sono “popolo”, noi non lo siamo. Non poltrone da conquistare o da difendere, non urla da lanciare alle folle asociali, non paradisi da promettere, a nessuno. Semplicemente, siamo qui. Come il fornaio che la mattina presto sta preparando già il pane caldo, come lo spazzino (da tempo non pagato) che gira già con ramazza e muso duro per la via, come quello del turno di notte che finalmente fra un’ora smonta mentre la città dorme: siamo qui e, come loro, siamo la parte minima – quella seria – della città.

Allora: sabato all’università, alle undici e mezzo. Saluti e relazioni. Dei Siciliani giovani, di quelli anziani, di qualche testata giovane (tipo Meridionews) che pure è venuta a galla nella città. Il processo di Ciancio (ma, molto più che di Ciancio, del Sistema). Il libro dei Siciliani, uscito adesso, sulle imprese di Ciancio e sui vari flussi di soldi che, nella distrazione generale, da qui sono finiti in Lussemburgo e Svizzera e in altri posti. All’una e mezzo tregua, e panini per tutti.

Si ricomincia dopo pranzo (ma pranzo in piedi, non ti fare illusioni) con la solita solfa, ma ancora più approfondita e più decisa; collegamento con i ragazzi di Milano (stavolta tocca a loro), varie ed eventuali. Alle otto basta, il bidello dell’università ci butta fuori, chi vuole può continuare a discutere, come tante altre volte, sul marciapiedi.

Domenica si comincia alle tre di pomeriggio. Stavolta saremo al giardino di Scidà (che prima era di Santapaola ma ora, guarda un po’, è nostro), e non si parlerà di barzellette ma – indovina – di padroni, di mafia, di reti d’informazione, insomma sempre delle stesse cose, ma in termini stavolta più operativi. Di giornali, fra l’altro, da fare insieme o da rifare da zero, visto che di un giornale c’è bisogno: tutte le città ce l’hanno, e perché proprio qui no?

Bene, questo più o meno è tutto, crediamo di avervi scocciato abbastanza e di avervi quindi lasciato in pace al vostro noioso e inutile fine settimana. Per quelli che invece, nonostante tutto, avessero una curiosità, un barlume di qualcosa, arrivederci a sabato, a questo e ai prossimi sabati (ma anche alle domeniche e a tutti i giorni feriali) degli altri prossimi trent’anni.

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Il Giardino di Scidà, e in particolare questi due giorni di “Sbavaglio”, sono dedicati al giudice “Titta” Scidà, a Leonella Manti e a tutti gli altri ragazzi dei Siciliani giovani, da sempre a oggi.

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