Il virus dei senzacasa

Dalla parte dei più deboli

La rete di solidarietà della comunità di Sant’Egidio a Catania durante la quarantena.

Vivono ai margini della società, quasi invisibili agli occhi dei molti, ma c’è chi non si dimentica mai di loro. Il corso Sicilia è la loro casa ed ora è diventata più pericolosa che mai: “Per i senzatetto sono tanti i problemi. Il primo è non avere una casa dove stare e, senza un tetto sopra le loro teste, si ritrovano più esposti al contagio, infatti non hanno la possibilità di seguire le misure precauzionali ed igieniche necessarie.” spiega Emiliano Abramo, portavoce della comunità di Sant’Egidio di Catania.

“Anche tutta la rete di solidarietà non è più la stessa di prima: le associazioni non hanno più volontari presenti sul territorio, le mense hanno dovuto chiudere, così come i bar che, a fine giornata, regalavano cartocciate, pizzette ed arancini alle persone che vivono per strada. È un popolo che ha fame e non ha la possibilità di mangiare.” – continua Emiliano al telefono preoccupato – “però noi non molliamo. Portiamo in più punti della città, tre giorni alla settimana, la cena alle persone senza casa e cerchiamo di stare vicini ai più deboli.”

 Ed è per questo che la comunità di Sant’Egidio ha lanciato in questi giorni una raccolta fondi: “Tramite le donazioni, diamo amuchina e gel igienizzanti ai senzatetto e ci accertiamo della loro salute: abbiamo chiesto di aggiornarci nel caso di febbre, forti raffreddori o difficoltà respiratorie, così da portarli in ospedale. Ma non ci dimentichiamo neanche degli anziani, anche loro la parte più debole della società” afferma Emiliano. “Telefoniamo a loro quasi tutti i giorni, chiediamo come stanno e facciamo loro compagnia. Portiamo anche la spesa a casa e, dentro il pacco, mettiamo gel igienizzante ed una piccola brochure che, oltre a ricordare le misure di precauzione, fornisce un sito internet per la preghiera, ci tengono molto.”

Il problema più grande, però, dice Emiliano, non è stato ancora risolto: “Noi abbiamo un appartamento a disposizione di sei persone senza casa. È poco, ma non avevamo altre possibilità. Il comune di Catania ha chiuso l’unico dormitorio pubblico che aveva. L’assessore Lombardo dovrebbe aver aperto un altro dormitorio, ma ancora mancano posti letto. È una questione antica questa e adesso ne paghiamo il prezzo, perché non aver pensato ad un’alternativa alla strada per tanta gente oggi, in tempi di virus, può diventare una condanna a morte.”

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