Non sei solo in quarantena

Sempre più psicologi ascoltano gratuitamente il prossimo.

“Stiamo affrontando un momento insolito e le conseguenze psicologiche che lo accompagnano non sono da sottovalutare. Per questo io e due mie colleghe della scuola di Psicoterapia Sistemico Relazionale di Catania, abbiamo pensato di offrire gratuitamente supporto psicologico online a chiunque ne sentisse la necessità.” racconta Valeria Orestano, giovane psicologa che studia per diventare psicoterapeuta.

 

Il coronavirus ha rovesciato le nostre esistenze, obbligandoci a restare a casa. Eppure, se la quarantena si dimostra il metodo più efficace di prevenzione, i suoi effetti indesiderati non tardano ad arrivare: “Lo stress e l’ansia possono essere sperimentati facilmente da tutti in questo periodo. Molti mi riferiscono disturbi del sonno” spiega Valeria. “Ma anche le mamme e i papà sono messi a dura prova: sono cambiate le abitudini e i genitori, se prima si ritrovavano ad accompagnare i figli al doposcuola e poi in piscina, limitando il tempo passato insieme, adesso si ritrovano a dover rimettere in gioco le loro competenze genitoriali, dalla gestione delle emozioni alla modalità con cui trascorrere con loro le giornate in casa; devono farsi carico delle loro esigenze psicologiche, spiegando nel modo adeguato cosa sta accadendo. Un’altra gravissima conseguenza di questo isolamento riguarda le donne vittime di violenza. Sono sole ed obbligate a condividere spazi strettissimi, ventiquattro ore su ventiquattro, accanto al loro aguzzino, vivendo costantemente in pericolo.”

“Ma sarebbe sbagliato considerare la quarantena solo nei suoi aspetti negativi” – continua Valeria – “c’è la possibilità, infatti, di riscoprire noi stessi e chi ci sta attorno. Adoperiamo ogni giorno mille meccanismi di difesa per evitare le riflessioni sul sé, sulle relazioni importanti e sulle cose che contano; adesso, invece, siamo quasi costretti a lavorare sui rapporti, non possiamo più sfuggire. La coppia, ad esempio, in un tempo in cui la comunicazione è limitata e frammenta, può sperimentare un nuovo tipo di dialogo, meno frenetico e più ponderato.”

Tuttavia, nonostante l’iniziativa sia gratuita, non sono molte le richieste al momento: “Forse questo è dovuto alla difficoltà nel riconoscere il proprio malessere; la nostra professione ancora oggi, nonostante siano stati raggiunti traguardi importanti, è messa ai margini, pur avendo un’importanza estrema. Però tanti colleghi, in tutta Italia, hanno messo da parte la delusione e si sono messi a disposizione.” racconta al telefono la futura psicoterapeuta. “Si pensa ancora che solo i “pazzi” vadano dallo psicologo, probabilmente a causa di un pregiudizio sociale che si è venuto a creare attorno a questa figura; chiedere aiuto non è semplice, perché molte persone hanno paura di essere stigmatizzate. Tra Nord e Sud, però, si avverte la differenza: a Milano la mentalità è completamente diversa rispetto al nostro lavoro, ma ancora c’è tanto da fare per abbattere questo tabù.”

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