Rifacciamo l’ospedale disfatto

Come ripensare le strutture ospedaliere durante il corona virus.

 “La Sicilia regge sulle sue spalle un deficit notevole a causa dei tagli alla sanità. Infatti era prevedibile che molti ospedali chiudessero” racconta il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti.

Ma anche nel cuore dell’isola non mancano ospedali fantasma: a Leonforte, dato l’aumento dei casi positivi, si fa strada l’idea di riabilitare l’Ospedale “Ferro Branciforti Capra” per l’emergenza corona virus. Tuttavia non si considera la mancanza di: un reparto di anestesia e rianimazione all’altezza della pandemia, con i relativi supporti tecnologici; un reparto di radiologia adeguato; strumenti di protezione personale come guanti, tute e mascherine.

L’ospedale Trigona di Noto però sembra essere più fortunato: “Il Trigona è coordinato con l’ospedale di Avola per la divisione dei reparti, nonostante ciò la struttura si è resa disponibile per ospitare trentasei contagiati da Covid19” spiega il sindaco netino.

Eppure questa scelta ha messo in discussione altro: “Il taglio ai fondi per la sanità ha determinato la chiusura temporanea di alcuni reparti tra cui quello di geriatria; c’è una carenza di medici a livello locale, nazionale e regionale e come se non bastasse serve un staff sanitario all’altezza del virus”- prosegue Bonfanti – “Io spero che si investa di più per la sanità in Sicilia perché non bisogna gettare via  il lavoro svolto fino ad ora dall’ospedale Trigona e dalle altre strutture del sud dell’isola.”

Striscia la Notizia si è occupata del caso Trigona scoprendo che i pazienti anziani ricoverati presso la struttura, sono stati trasferiti in cliniche private. A tal proposito il sindaco Bonfanti afferma: “Non entro nel merito delle decisioni strategiche, di questo se ne occupa l’Asp, tuttavia io penso che sia stata presa questa decisione sia per mancanza di personale che per proteggere gli anziani che sono colpiti mortalmente dal virus.”

Attualmente all’ospedale Trigona ci sono: “Gli infermieri, un infettivologo dall’Umberto I di Siracusa, geriatri e oculisti dell’ospedale di Avola. In totale ci sono quattro o cinque medici” dice il sindaco di Noto.

Secondo la Fondazione Gimbe, negli ultimi dieci anni sono stati quasi dimezzati i fondi destinati alla sanità pubblica, si tratta di circa trentasette miliardi di euro. Questi tagli, in genere, sono stati giustificati con la necessità di mantenere un bilancio proporzionato e con quella di eliminare sprechi e inefficienze. Ma queste scuse reggono di fronte ad una pandemia? È chiaro che la sanità pubblica è stata messa a dura prova, tuttavia con o senza il virus i problemi persistono.

“Si sono venute a creare situazioni invivibili e ingestibili. La sanità è fondamentale in una comunità, va bene razionare le spese, ma ci vuole un equilibrio per salvaguardare i cittadini” conclude il sindaco.

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