Il piano di rientro approvato a occhi bassi

 Giunta e Consiglio comunale vendono Catania per i prossimi vent’anni

“È stato necessario rimodulare il piano di rientro perché in quello iniziale c’erano previsioni sottostimate del 40%”, mentre dice queste cose l’assessore al bilancio Girlando non riesce a guardare nessuno negli occhi. Fissa il foglio pieno di numeri e continua “Non ci sarà nessun aumento di aliquote”.

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Qualcuno tra l’uditorio fa notare che sono già al massimo. “Ma non ci sarà nemmeno una riduzione dei servizi sociali” assicura l’assessore al bilancio. “Certo, sono già al collasso, come farebbe a ridurli ancora?” uno dei rappresentanti del Comitato San Berillo mentre si pone queste domande, sottovoce, non sa se riderne o piangerne.

“Pensate agli asili nido che siamo riusciti a mantenere nonostante i tagli a livello regionale e nazionale e nonostante il debito” l’assessore Girlando continua a tenere basso lo sguardo. Non parla degli asili che sono stati chiusi, ne’ dell’aumento delle rette – inaccessibili a molte famiglie –, ne’ tantomeno dell’esternalizzazione del servizio e del taglio al personale. Nel discorso di Girlando solo numeri. Non usa nemmeno una volta la parola “persone”. Il piano di rientro della giunta Bianco si fonda su previsioni ottimistiche, e Girlando crede che “gli utili saranno prodotti dalle partecipate come la Sidra, Sostare o la Multiservizi”. Non importa che le previsioni degli anni appena passati stimavano guadagni di milioni di euro che però non ci sono mai stati. Zero euro.

Consiglio_Comunale_Piano_Riequilibrio-05“E poi la vendita degli immobili ha una natura esclusivamente programmatica, non è così urgente venderli. Valuteremo ogni singolo immobile caso per caso”. Il Palazzo Bernini, stimato circa otto milioni di euro, tempo fa è stato venduto all’asta per circa due milioni e mezzo. Per pagare parte dei debiti delle precedenti amministrazioni Scapagnini e Stancanelli. E Bianco non vuole essere da meno. Infatti non stupisce che i nuovi dirigenti delle società partecipate siano stati selezionati nell’entourage delle passate amministrazioni. “Non è questione di colore politico, è proprio che non hanno dignità” un comune cittadino commenta così.

Quando nell’aula consigliare i comuni mortali alzano i cartelli con su scritto “Catania non si vende”, Digos e vigili si fiondano su di loro. “Se non la smettete, vi facciamo uscire! I cartelli li dovete mettere via!”. Alcuni vengono strappati. Questa è l’idea di democrazia partecipata che Bianco promuove nella sua lettera indirizzata ai catanesi.

Molti esponenti, sia di destra che di sinistra, hanno polemizzato sul piano di rientro facendone notare le fragilità. Ma nessuno ha osato pronunciare la parola dissesto. Il terrore di poter perdere la poltrona è più forte di tutto.

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“Che tesserini lasciapassare vecchi che avete!” qualcuno fa notare al vigile che, all’ingresso del palazzo degli elefanti, identifica e dà il pass ai cittadini che assisteranno alla seconda seduta del consiglio comunale sul piano di rientro. “Li sente quelli fuori dal palazzo cosa dicono al megafono? Non hanno torto!” risponde il dipendente comunale. “Ma per fare dei pass nuovi occorrerebbe solo un po’ di cartoncino!” incalza il cittadino. “Se abbiamo questi è anche assai, mi creda!” il vigile segna il nome sull’elenco e continua il suo lavoro.

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Davanti al Liotru soltanto in venti persone tra rappresentanti delle associazioni e cittadini – che hanno contestato il piano di rientro sin dall’inizio della sua stesura – sono chiari: “Il debito è vostro. Il mondo è nostro”. Al megafono riassumono ciò che sta accadendo: gli edifici, i monumenti, le scuole, i teatri, i beni archeologici che Bianco e la sua giunta hanno deciso di svendere per pagare i debiti che questi signori – e altri prima di loro – hanno fatto. Tra i passanti qualcuno si avvicina, ascolta, qualcun altro fa pure da eco alla protesta. In pochi salgono nella sala consigliare. Qualcuno più in là intanto si fa fotografare in abito da sera in tutte le pose. I due volti di Catania.

Arrivati in aula non c’è il pienone di assessori e consiglieri vista la crucialità della votazione che si farà da lì a qualche ora. Non c’è nemmeno il sindaco Bianco che ormai vive solo nell’ombra dei suoi fedelissimi. Sembra una seduta come tante altre dove chi amministra la città e le sue sorti ascolta distrattamente ciò che viene detto, sbadiglia, esce e rientra, usa di continuo il cellulare, e i più audaci anche il tablet.Consiglio_Comunale_Piano_Riequilibrio-09

C’è un momento in cui l’assessore Girlando interrompe il suo intervento per qualche secondo: “Scusate ma ho perso un foglio e quindi…”. Si confonde e i numeri che pronostica sono tutti accompagnati da “circa”. “Come se fossimo a ferao luni’” commenta qualcuno a bassa voce. Giuseppe Girlando è l’assessore al bilancio, circa!

Gli interventi della maggioranza rispetto al No al piano di rientro sono più timidi durante la seconda serata. Protagonista è l’opposizione nella figura di consigliere Manlio Messina che si immedesima nella parte dell’ostruzionista, per poi crollare qualche minuto dopo la mezzanotte. A mezzanotte e mezza, il piano di rientro è stato approvato. La giunta Bianco e il consiglio comunale hanno condannato Catania per i prossimi vent’anni.

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