Pomigliano: licenziati nel 2014 dalla FCA potranno tornare a lavoro

Per il tribunale di Napoli ne hanno “pieno diritto”

Così hanno sentenziato i giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli

napoli-foto-enzo-abramo-pixabay“Pieno diritto alla reintegrazione dei lavoratori nel pregresso posto di lavoro, nonché il risarcimento del danno nella misura massima di dodici mensilità di retribuzione, calcolate sulla base dell’ultima retribuzione percepita, oltre ai versamenti contributivi, previdenziali e assistenziali”.

Si è così conclusa la vicenda dei cinque lavoratori – Roberto Fabbricatore, Marco Cusano, Mimmo Mignano, Antonio Montella e Massimo Napolitano – licenziati il 20 giugno 2014.

Erano accusati di avere partecipato alla manifestazione svoltasi il 5 giugno di quell’anno a Pomigliano d’Arco – a seguito del tragico suicidio della lavoratrice Maria Baratto – durante la quale avevano messo in scena, usando un manichino, il suicidio dell’amministratore delegato della Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne.

Prima di Maria si era suicidato Pino De Crescenzo, e altri lavoratori cassaintegrati avevano tentato lo stesso atto. Dopo un lungo periodo di cassa integrazione, trecentosedici lavoratori – che prima lavoravano nei reparti produttivi – erano stati spostati al Wcl, la struttura logistica di Nola dove non viene affidata una specifica mansione.

All’udienza del 20 settembre i cinque lavoratori licenziati si erano recati al tribunale accompagnati da centinaia di cittadini, in fiducioso corteo.

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